
di Geremia Mancini

Una storia che sconvolse, nel 1888, l’intera comunità di Pianella. Il tutto accadde il 12 maggio di quell’anno. Per ovvi motivi riporteremo solo le iniziali dei protagonisti. Non eviteremo però di citare i nominativi dei Carabinieri ed in particolare quello del brigadiere Domenico Nascetti che, come vedremo anche in alta storia in costruzione, servì in questa zona con coraggio, dedizione e spirito di abnegazione. Fondamentale per ricostruire questo evento è stata la rivista “Il Carabiniere” del 1888. Noi siamo stati impegnati ad offrire qualche dato più preciso e fare i doverosi riscontri.
“Nativi di Pianella nell'Abruzzo teramano, suocero e genero rispettivi, D. D. (nato nel 1823) e G. C. (nato nel 1857 – sposò M.A.D. nel 1880) convivevano insieme ed esercitavano nella stessa officina il comune mestiere di fabbroferraio. Da qualche tempo però non solo erasi raffreddato fra di loro il reciproco affetto, ma sorgevano frequenti motivi di dissensi e di alterchi soprattutto per non conformi vedute negli affari di famiglia. Il D.D., quantunque ormai vecchio di 64 anni, facilmente si accendeva d'ira, ed il G.C. giovanotto trentenne e conscio della propria forza non mostrava molto disposto a sottomettersi.
Come naturalmente prevedevasi, il risultato di tali condizioni di animi doveva essere una volta o l'altra sinistro. Nè il giorno dell'eccesso dell'ira tardò ad arrivare. Il 12 maggio ultimo i due congiunti mentre attendevano al lavoro vengono a diverbio, la disputa si accende, diventa litigio, rissa, il vecchio perde il lume della ragione e piglia a tempestare col martello sul capo del giovane e non ismette finchè non vede steso morto l’avversario col cranio fracassato. All'orribile misfatto andarono tosto al cielo i clamori del vicinato, accorrono celerissimi dalla vicina caserma il brigadiere Nascetti Domenico comandante la locale stazione con i dipendenti carabinieri Granata Francesco, Mosci Bernardino, ed arrestano l'omicida nel luogo stesso del dramma sequestrandogli il martello di cui erasi servito per la strage.

Mentre lo traducono nella camera di sicurezza, il popolo, specie i parenti, si affollano furibondi dietro i militari facendo ogni sforzo per istrappare dalle loro mani l'arrestato e metterlo in pezzi. I bravi militari con singolare fermezza ed energia tengono testa al furore popolare e riescono a condurre il D.D. incolume in caserma ov'egli rendesi pienamente confesso del suo reato. L'encomio solenne all'ordine del giorno della legione e la lode del comando generale dell’arma premiarono il brigadiere Nascetti ed i carabinieri Granata e Mosci della prontezza onde assicurarono il malfattore alla giustizia e dell’energia nell’impedire che fossero commesse violenze contro di lui.

opesSotdnr4mm4i3h54i22ggg45t76 0885a2f12019ga 3837lcu1lctfao ·















