
REMO DI LEONARDO.
Abbattimento selettivo dei cervi e crisi idrica hanno riscaldato il dibattito politico nell’ultimo periodo di questa stagione già calda di perse meteorologicamente. Il giorno 12 settembre si sono svolti i lavori in Commissione Agricoltura e Commissione Territorio, presiedute rispettivamente da Nicola Campitelli ed Emiliano Di Matteo, le audizioni delle associazioni, sia del mondo agricolo che quelle ambientaliste.
Emanuele Imprudente, vice presidente della Regione Abruzzo, della Lega, che ha la delega all’Agricoltura, alla Caccia e Pesca, ai Parchi e Riserve naturali risponde in questa intervista ad alcune domande sull’argomento.
Vice presidente andiamo subito alla prima domanda.
La decisione di procedere con il contenimento del cervo nasce da una valutazione tecnico-scientifica nata a seguito dell’ascolto delle centinaia di aziende agricole che ogni anno subiscono gravi danni, nonché da un parere positivo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Non ci siamo inventati nulla, avviene anche in Emilia Romagna e Toscana, regioni di centrosinistra, e in altre realtà considerate un modello nella tutela ambientale. Accade anche in Piemonte, nel Trentino Alto Adige e nel Veneto. Ed è giusto così, perché certe scelte si fanno in base a parametri scientifici a tutela degli ecosistemi: i numeri non hanno colore politico.
È una misura necessaria, dal momento che non è più garantito spontaneamente il rispetto del principio di conservazione della specie all’interno delle naturali catene trofiche. L’obiettivo è la gestione della fauna presente nell’ecosistema entro livelli di equilibrio compatibili con le altre componenti biologiche ed antropiche. Inoltre, riequilibrando la popolazione, si produce una maggiore capacità di contrasto ai danni alle colture e al rischio dell’incolumità personale dovuta agli incidenti stradali.
A differenza di altre realtà, nei Parchi nazionali e nelle zone limitrofe della Regione Abruzzo non verrà toccato nessun cervo. Va anche precisato che il prelievo degli esemplari sarà fatto non da cacciatori generici ma da controllori rigorosamente formati con corsi riconosciuti dall’ISPRA, con l’utilizzo di muni- zione atossiche senza contenuto di piombo. Qui nessuno vuole fare una mattanza: non è una misura ideologica contro gli animali. Si tratta di gestire una specie che ha raggiunto numeri molto elevati nella nostra regione. Siamo perfettamente consapevoli di vivere in una regione meravigliosa e in questi anni abbiamo messo in campo un percorso di internazionalizzazione che sta avendo risultati importanti e che parte proprio dalla valorizzazione delle nostre risorse naturali e agroalimentari.
La decisione di passare dalle ipotesi ai fatti è stata determinata dall’altissimo numero di incidenti stradali, oltre novecento, per non parlare dei danni superiori al milione di euro dal 2019 ad oggi con il conto del 2024 che non è ancora chiuso alle attività agricole che ogni anno devono fare i conti con la devastazione delle colture.
Il piano faunistico venatorio è stato approvato nel 2020 all’unanimità da tutto il consiglio regionale, anche con il voto favorevole del centrosinistra e dei Cinque Stelle. I colleghi assessori di Forza Italia in Giunta Regionale hanno votato il provvedimento, condividendolo. Il Gruppo Consiliare di Forza Italia, a partire dal presidente del consiglio regionale, hanno chiaramente sostenuto il provvedimento perché quando si tratta di sicurezza, pubblica incolumità, tutela delle persone e degli ecosistemi, nonché di intere categorie produttive, bisogna andare oltre le sensibilità di partito e fare le cose necessarie per gli abruzzesi, anche se bisogna assumere decisioni difficili.
















