
Lacerba, 27 settembre 2024
di REMO DI LEONARDO.
Il termine “banda” ha acquisito nel tempo una valenza affettiva e immediatamente evocativa: richiama la piazza, la festa, i momenti significativi della vita di ogni comunità. In molte realtà la banda ha rappresentato per lungo tempo il più importante, se non l’unico, “luogo” di fruizione della musica. Questo carattere educativo e culturale sarà nella storia uno degli aspetti più importanti della banda al di là delle altrettante importanti funzioni di carattere rituale e celebrativo.
Nella sua realtà sociale, sia nel ruolo militare ma anche in quello civile la banda è stata, e lo è tuttora, la principale fra le espressioni musicali destinate ad essere fruite indiscriminatamente dall’intera collettività; la banda è, per così dire, “l’espressione musicale del popolo” (De Paola 2002).
Il primo documento in cui si parla di un bandista è stato ritrovato nel municipio di Introdacqua (Aq). Si tratta di una pubblicazione di matrimonio risalente a fine XVIII secolo, in cui si annota il mestiere di bandista del promesso sposo; da tale documento si evince l’esistenza di un gruppo di bandisti nel Comune peligno la cui banda ufficialmente si costituì nel 1865.
Nel teramano raggiunsero grande popolarità le bande di Alanno (1809), Bellante, Bisenti, Atri, Città Sant’Angelo, Loreto Aprutino, Penne, Pianella, Silvi, Spoltore (nata nel 1808 e chiamata “La Centenaria”) e Teramo.
La banda di Spoltore si recò in Puglia per una tournée negli anni ’30 dell’Ottocento.
Nel l'aquilano erano molto famose le bande di Celano, Introdacqua, Pacentro, Pescina, Popoli, Pratola Peligna e Sulmona.
Tra le bande chietine ricordiamo quelle di Bomba (1848), Casalanguida, Chieti, Francavilla al Mare, Gessopalena, Lanciano, Orsogna, Pollutri, Pretoro, Atessa. La banda di Lanciano sul finire dell’Ottocento svolse una grande tournée in Europa, ricordata da Modesto della Porta.
La banda di Pescina nacque nel 1801, nello stesso anno di quella di Città Sant'Angelo.
Tantissimi i Comuni abruzzesi che avevano una banda musicale tra l’Ottocento ed il Novecento ma poche realtà potevano vantare un teatro.
A ricordarci la storia e il valore artistico di alcune di queste bande abruzzesi è Ettore Janni (Vasto, 11 ottobre 1875 – Milano, 21 febbraio 1956) giornalista, critico letterario e politico italiano in un articolo apparso sul giornale “Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise” del 17 luglio 1924 a pagina 3, all’interno della rubrica “L’ANGOLO DEL FOCOLARE” dal titolo Musiche d’Abruzzo.
Musiche d'Abruzzo

«I concerti della musica di Chieti ai giardini pubblici di Milano non saranno la prima conoscenza del pubblico milanese con l'Abruzzo musicale. I frequentatori del Diana di una volta non avranno forse dimenticato i «diavoli Rossi» di Pianella. Ma pochi sanno che una «banda» di queste non è soltanto un corpo musicale istituito da un gruppo di cittadini o da un municipio per comodità locale, godimento estetico e anche esercizio commerciale dalle attitudini artistiche di un certo numero di concittadini. Questo è il meno: in più e il culto di una tenace tradizione, una passione regionale fra le più caratteristiche uno degli elementi più interessanti e più vivaci di quello spirito paesano che, solo sono l'azione di un livellamento di scoloramento della generalità nazionale e internazionale, difende quando può i suoi gusti, le sue usanze e, i suoi amori vivono la sua fedeltà al passato forse non c'è un'altra regione d'Italia che abbia, in proporzione della popolazione, tante bande quante ne ha l'Abruzzo nonostante la fortissima corrente di migrazione. Paesetti di poche centinaia di abitanti si permettono questo lusso, che non è poi un lusso perché risponde ad una necessità di carattere spirituale e trova anche compenso economico nelle “scritture” per le feste religiose della regione.
Ma il compenso è spesso insufficiente, perché vi sono lunghi periodi d'ozio e perché le spese sono molte appena la banda vuole levarsi dal livello di una mediocrità scialba. E quindi la questione della banda è una delle questioni che ritornano spesso nei discorsi cittadini, del consiglio comunale alla farmacia dal giornaletto settimanale, quanto ce n'è uno, al salotto della famiglia più cospicua del Borgo.
Una volta la questione era tradizionalmente semplificata con la protezione di qualcuno di queste famiglie. I Diavoli Rossi di Pianella, che costituirono per lungo tempo la gloria di questa borgata e l'ammirazione e l'orgoglio di tutto l'Abruzzo, godevano della generosa tutela del marchese De Felici, tipo interessante della nobiltà meridionale. Quando tirava le somme e appariva il disavanzo provvedeva il marchese.
Quando c’erano le uniformi da ritirare, quando c'erano strumenti da acquistare, i cordoni della borsa del marchese si allargavano. Nessuno, del resto, battevano invano alla sua porta feudale quando c'era da scritturare una cornetta straordinaria, pensava lui. La cornetta e il tenore della banda si sa che cosa vuol dire, nell'umore e nel favore popolare, un tenore di primo ordine. Gli alti e bassi nella fama delle bande dipendono per buona parte dalla cornetta. Chi non ha visto in una qualche piazza di paese in festa, laggiù, la folla addensarsi intorno al cerchio dei musicanti quanto si avvicina nel pezzo il momento in cui la cornetta modula il suo canto solitario fra un silenzio estatico, non ha un'idea di ciò che è questo tipo democratico di concerto musicale per una regione appassionatissima della musica, in cui i teatri sono pochissimi, le stagioni d'opera limitate quasi soltanto ai capoluoghi di provincia e per un periodo assai breve, e le feste popolari devono compensare tutto e soddisfare il desiderio di tutti.
Da un anno all'altro nei villaggi e in centinaia di poveri comunelli, la festa del patrono e la fonte dei ricordi e dei confronti: le tali bande e i tali fochisti perché le due arti della musica e del colore, nei concerti e nei fuochi artificiali, si contendono il primato nella semplicità passionale di questo popolo rude che ha tre millenni di civiltà. Quindi molte bande e molti artisti nella pirotecnia.
Una volta c'erano Diavoli Rossi di Pianella e c'era Baiocco, il Pindaro dei fuochi artificiali, della vicina Città Sant'Angelo un angolo glorioso della provincia delle di Teramo. Adesso, almeno per la musica, il primato sempre appartenere alla provincia di Chieti. La banda del capoluogo che è venuta ora a Milano, dopo aver colto allori cesarei nella grande gara dell'Augusteo a Roma, e all'apogeo; ed è croce e delizia della Commissione cittadina che la sostiene e regge con l'aiuto della cittadinanza ed è delizia, senza croce, per tutti i paesi che sono in grado di poterla avere alle loro feste. Ma non c'è soltanto la banda di Chieti, fra le insigni. Sarebbe una nera ingiustizia dimenticare Lanciano, che, capoluogo di circondario, ne aveva tempo fa addirittura due: due grosse eccellenti bande, che dovevano costare un occhio, anzi due occhi, uno per uno, ai due partiti politici che le avevano costituite o ricostituite e si combattevano a colpi di concerti. E francamente affidare le sorti del proprio partito alle cornette ed ai clarini, ai “pot pourris”, alle sinfonie, alle marce e ai pezzi d'opera più difficili si suonava il “Tristano e Isotta” in piazza, è un bel segno di atticità. Disgraziatamente, ci può essere il vago sospetto che un sistema non escludesse rigorosamente l'altro. Lo sforzo finanziario, ogni modo, era in onda enorme, e sembra che adesso le due bande si siano fuse in una. Non si oserebbe dire lo stesso dei partiti: sarebbe esigere eccessivamente troppo dalla credulità del lettore.
Dalla primavera all'autunno queste bande sono in giro fra il mare e monti appena è possibile ed è possibile spesso, per la generosità anche delle classi più umili dei contadini e degli artigiani il comunello non si contenta, per la sua festa o per le sue feste religiose tradizionali, ad una sola banda. Ne vuole due; ne vuol tre. Forse oggi l’ambizione è tenuto un po' in freno dalla molta cresciuta e gravità della spesa; ma un paio almeno di bande è una necessità, perché al piacere musicale si aggiunge il piacere di assistere a una gara, di stabilire un confronto di vagliare le reputazioni che salgono che tramontano, di giudicare. ed è il giudizio sottile, di gente che ha buon orecchio. La frequenza delle gare stimola progresso, tiene in testa nell'animo del musicante che è un modestissimo artigiano la volontà dello studio il gusto della finezza, per uno scopo superiore al guadagno. I ragazzi e anziani studiano pazientemente senza lesinare il tempo e gli sforzi concertano, tra la simpatica attenzione dei compaesani. E così per opera di questa brava umile gente di maestri che spesso sono dei veri idealisti, paghi di un modesto stipendio e di modeste soddisfazioni pur di formare un corpo musicale rispettabile e di acquistarli una meritata reputazione, città e villaggi borghi e paesi d'Abruzzo diventano centri di scuole musicali, specie di conservatori essenzialmente popolari in cui si formano generazioni di musicanti e si conserva e coltiva la sensibilità artistica della razza.
E senza, si capisce, aiuti del governo. Pagano i cittadini, ricchi e poveri, con tributi volontari. Ci tengono: è un loro bisogno ed è un atto di fede nella bellezza di una tradizione abbastanza lunga. A Spoltore, un grazioso paesino schierato su uno di quei floridi Poggi che guardano al verde Adriatico alle insigni altezze della Majella e del Gran Sasso c'è una banda che ha 118 anni di vita come istituzione, si capisce.
Gli emigrati che affrontano in America le più dure fatiche per mettere insieme un gruzzolo, non si dimenticano della loro banda, come non si dimenticano del loro Santo patrono o della loro Madonna, pensando certamente alla futura domenica in cui, col fiore di basilico all'orecchio, potranno fremere di entusiasmo agli squilli di una cornetta portata via a un'altra banda con un aumento di stipendio…
E nulla è più gentile di questa passione che fa della musica, in una regione povera, un bisogno essenziale»



BIBLIOGRAFIA:
LE BANDE MUSICALI IN ABRUZZO
di Felice Gentile ed Emilia Dell'Aguzzo
SITOGRAFIA:















