
di ANTONIO MEZZANOTTE.
Si dice e si racconta che nel novembre 589 una terribile pestilenza seminò morte e desolazione a Roma e in tutta Italia. Fu così che papa Gregorio Magno, appena eletto, nell'agosto dell'anno successivo portò in processione verso la Basilica di San Pietro l'icona mariana che da allora è detta "Salus Populi Romani" , oggi conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore e molto venerata.
A mano a mano che la sacra immagine avanzava, l’aria si purificava e i miasmi della peste si dissolsero. Quando la processione giunse in prossimità del Mausoleo di Adriano, sul ponte Elio (ora ponte Sant'Angelo) scese dal cielo una schiera di angeli posizionandosi intorno al quadro e cantando quelle che poi, secondo la tradizione, sarebbero diventate le parole del "Regina Coeli". Allora, ecco che sulla sommità della grande tomba imperiale, sfolgorante di luce, apparve proprio l’Arcangelo Michele nell’atto di rinfoderare la spada: la pestilenza era finita.
Quel gesto prodigioso fu immortalato collocando una statua dell'Arcangelo sulla sommità della Mole Adriana, che da allora assunse il nome di Castel Sant’Angelo.
In verità, a Roma il culto di san Michele risale perlomeno al secolo precedente, quando intorno al 400 venne edificata una basilica posta al settimo miglio della via Salaria, dedicata all'Arcangelo un 29 settembre, giorno che da allora ne divenne la festa liturgica.
Per tornare a Castel Sant'Angelo, sembra che dapprima fu costruita una cappelletta sul luogo dell'apparizione e soltanto verso la fine dell’XI secolo venne realizzata una statua lignea di san Michele. Nel 1544 Raffaello da Montelupo scolpì una statua di marmo, alta poco più di 3 metri, che fu poi restaurata dal Bernini nel 1660.
Nel 1750 la statua era ormai rovinata dalle intemperie e rischiava di precipitare. Si decise, pertanto, di spostarla nel cortile del castello, dove ancora oggi si trova, mentre sulla torretta sommitale fu collocata la statua in bronzo che ammiriamo, opera dello scultore fiammingo Peter Anton Verschaffelt, vincitore del concorso indetto in occasione del Giubileo di quell'anno.
Inaugurata il 28 giugno 1752 alla presenza di papa Lambertini, la grande statua (4,70 x 5,40 metri) è composta da trentacinque pezzi di bronzo, più la spada in ferro.
Chi ebbe l'idea di far realizzare il san Michele in bronzo, che da oltre 270 anni veglia su Roma, spostando la vecchia statua di marmo in cortile? Chi affidò l'appalto per la nuova, attribuendo il maggior punteggio all'artista che aveva offerto il prezzo più basso (al solito, così come aveva già fatto qualche anno prima per la Fontana di Trevi)? Fu un onesto e sparagnino funzionario di origine abruzzese, da poco nominato Governatore di Castel Sant'Angelo: Giovanni Costanzo Caracciolo di Santobono, figlio di quel Carmine Nicola che, partito da Bucchianico (CH), dopo varie peripezie divenne Vicerè del Perù, e di Costanza Ruffo di Bagnara, che morì dandolo alla luce su una nave nel mar dei Caraibi.
















