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LA CHIESA DELL’ANNUNZIATA A SERRAMONACESCA (PE)

di ANTONIO MEZZANOTTE.

Si dice e si racconta che un inviato dell’Abate di Montecassino stava percorrendo la strada che dal paese di Serramonacesca si inerpica verso l’Abbazia di San Liberatore a Majella. Egli era stato incaricato dall’Abate in persona personalmente di portare un messaggio al Preposito di San Liberatore.

Poco prima di giungere all’Abbazia, a mezza strada, ecco che sul lato sinistro del sentiero, lì dove esso curva verso la montagna, gli apparve la Madonna. Il racconto popolare non precisa in dettaglio quest’apparizione, ma si limita a ricordare il fatto nella sua essenzialità. Com’è e come non è, però, proprio sul luogo della miracolosa apparizione verso il 1400 venne edificata una chiesetta per secoli dedicata a Santa Maria delle Grazie e che, nelle forme derivate da un restauro settecentesco, ritroviamo ancora oggi lungo la via alberata che conduce all’Abbazia, sebbene intitolata alla Madonna dell’Annunziata, forse anche in ricordo dell’apparizione al messaggero cassinese.

Si tratta di un piccolo edificio in pietra concia, a impianto rettangolare, facciata quadrata decorata da un oculo a vetro istoriato riproducente la Madonna del latte (davvero molto grazioso), portale tardo romanico e finestrelle basse a uso dei pellegrini. Sul lato destro spicca un campanile a vela. Di fatto, questa chiesetta è la cona del paese.

All'Annunziata sono dedicati due dipinti oggi conservati nella parrocchiale dell'Assunta, uno dei quali del 1839 realizzato da Nicola Ranieri da Guardiagrele alla veneranda età di 90 anni (ne visse 101).

È sull'immagine della Madonna del latte, però, che voglio soffermarmi. La presenza di questo dipinto sulla facciata della chiesetta dell'Annunziata va a toccare diversi profili. In primo luogo, al pellegrino che si dirigeva verso l'Abbazia (oggi sostituito da turisti, escursionisti o invitati a uno dei tanti matrimoni che vi si celebrano), veniva rammentata la figura di Maria quale madre del Cristo Liberatore, a cui è dedicato il cenobio magellense; in secondo luogo, che qui vi era una speciale devozione alla Madonna del latte, alla quale si ricorreva sia nei periodi di siccità, sia, soprattutto, per la protezione delle puerpere e dei neonati: un culto molto antico, forse incoraggiato dalla stessa presenza benedettina, e che si collega a quello per le acque del vicino Alento, ritenute sacre.

Questa chiesetta, adornata all’esterno con vasi di fiori e cespugli di rose, a pochi passi dal fiume, induce pertanto a un inatteso momento di raccoglimento prima di raggiungere l’Abbazia e i suoi grandiosi spazi architettonici, forse a rammentarci della necessità di accostarci alla bellezza del creato, che qui nella stretta valle superiore dell’Alento raggiunge esiti di notevole levatura, con umiltà e consapevolezza.

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