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DOCUMENTO ARCHIVISTICO: LA FAUNA NEOLITICA DI PIANELLA (PESCARA)

30 Maggio 2026
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ARCHIVIO PRIVATO REMO DI LEONARDO

Quaderni del Museo di Speleologia

VIII (15/16) pp. 3-13

L’Aquila 1982

CAPASSO BARBATO LUCIA - CUGGIA MARIA CARLA – PETRONIO CARMELO

(Istituto di geologia e Paleontologia dell’Università “La Sapienza di Roma)

LA FAUNA NEOLITICA DI PIANELLA (PESCARA)

RIASSUNTO

Viene esaminata una fauna Neolitica a mammiferi e rettili rinvenuta in località Nora (Pianella, Pescara).

Il grado di addominale addomesticamento risulta molto spinto; è difficile una sicura ricostruzione paleo-ambientale, anche se l'abbondanza di Ovis e di Sus rispetto a Capra testimonia un ambiente di prateria collinare con frequenti corsi d'acqua.

  1. INTRODUZIONE

Nei dintorni di Pianella in località Nora, (Pescara) sono stati rinvenuti resti sub-fossili di una fauna dalle caratteristiche dimensionali e morfologiche e dal grado di addomesticamento dimostra di essere neolitica o mesolitica.

Le ossa erano contenute nella parte basale di un terreno agrario con spessore medio di 4-6 metri, poggiante su dei termini genericamente argillosi con lo spessore di circa 20 metri. Alla base dell’argilla vi è un conglomerato fluviale spesso circa 3 metri con profilo superiore chiaramente ondulato.

Ad una prima analisi si può ricostruire il paleo-ambiente di queste località non molto distante dal mare attuale pensando a un deposito fluviale del Pleistocene medio- superiore con l'impostazione successiva di un lago costiero (depositi argillosi sovrastanti il conglomerato) e il prosciugamento finale con la formazione del terreno agrario. Su questo si sono ovviamente impostate acque relitte che costituiscono l’attuale rete idrica.

La fauna raccolta è composta dalle seguenti specie:

Canis sp.

Sus scrofa Linnaeus, 1758

Equus caballos Linnaeus, 1758

Boss taurus Linnaeus,1758 ollis

Ovis Aries Linnaeus,1758

Capra hircus Linnaeus, 1758

 Ovis vel capra Linnaeus,1758

Testudo cf. hermanni Linnaeus,1789.

  • I RESTI OSSEI

La fauna rinvenuta può considerarsi senza dubbio una falda “domestica”; il grado di addomesticamento tuttavia, per alcune specie, non sembra molto spinto; tutte le ossa infatti, presentano delle morfologie molto vicine a quelli degli animali allo stato brado. L'unica eccezione a ciò sembra essere Bos taurus in cui è evidente una diminuzione di taglia che dimostra una serie di incroci selettivi, orientati dalla mano dell'uomo. In definitiva in queste località l'uomo neolitico a creato una razza dalle dimensioni ridottissime, se confrontate con quelle della maggior parte delle sottospecie attuali di Bos taurus.

Per citare un esempio basterà ricordare che nel Pleistocene superiore sono frequenti, soprattutto nelle isole, sottospecie naturali, frutto di incroci frutto di incroci fra un numero limitato di individui; sottospecie le cui dimensioni sono paragonabili a quelle della popolazione in studio.

     Oltre le dimensioni, la struttura morfologica delle stesse ossa che non presentano tracce evidenti ammaccati inserzioni muscolari, indicano una spinta domesticazione di queste specie.

     La maggior parte dei resti appartiene a individui giovanili dello stato di frammentazione delle stesse ossa indica trattarsi di residuo di pasto.

     Alcuni resti ossei sono chiaramente attribuibili alle due specie domestiche di Capra e di Ovis. come noto la distinzione fra le ossa dei due generi non è sempre possibile tendenzialmente le ossa degli arti di Ovis sono più esili nelle diafisi, più sottili e più lunghe, con morfologie, in qualche caso vetro sensibilmente diverse rispetto a quelle di Capra.

     Sfruttando queste caratteristiche è stato possibile separare alcuni frammenti ossei attribuendoli sicuramente a Ovis Aries e un metacarpo cranio o caviglie cornigere che possono essere facilmente attribuiti all'uomo o altro genere. I casi dubbi per i quali è impossibile una sicura distinzione sono stati riferiti e dubitativamente a Ovis vel capra. Entrambi i generi comunque non presentano un grado di addomesticamento molto spinto i resti ossi appartenenti a Ovis hanno infatti delle analogie morfologiche con Ovis musimon e grado di ipsodontia dei molari ed indica anche una dieta simile a quelle del muflone che, del resto, ha un notevole adattabilità: bruca sia l'erba che gli arbusti degli aghi ed è per ciò caratteristico di macchia mediterranea. La percentuale di resti di Ovis Aries rispetto a quelli di Capra hircus (un solo metacarpale) indica come vedremo meglio nelle considerazioni conclusiva ambiente di pascoli di pianura e di colline con ricca vegetazione e un’abbondante rete idrica. L'unico resto di capra appartiene ad un individuo femminile o comunque esile: probabilmente una razza non abituata ad ambienti scoscesi e accidentati.

    * I pochi resti di maiale sono anch'essi costituiti da rifiuti di pasto e appartengono a individui giovanili questo indico una certa abbondanza di numero di capi che permette di scegliere per il pastore esemplare più giovane. I resti conservati hanno denti piccoli e poco usurati il che fa supporre una dieta monotona e priva di fibre dure.

     L'unico resto di Canidae è costituito da una emi-mandibola di ridotte dimensioni con molari che indicano una dieta non completamente carnivora; la mancanza di forti incisioni muscolari del resto, indica un grado di addomesticamento spinto che contribuisce notevolmente alla variazione di dieta.

     Il solo dato riguardante il resto di Equus caballus consiste nelle dimensioni piuttosto considerevoli della terza falange rispetto ai dati acquisiti per il genere Equus durante il Pleistocene e l’Olocene.

     La testuggine è presente con i resti di carapace e soprattutto del piastrone. I resti appartengono ad almeno due individui, uno di dimensione medie (L= 15-18 cm.  èed uno più piccolo (L= 10-12 cm. ).

     Purtroppo mancano i resti che permettono una sicura distinzione fra Testudo hermanni Gmelin, 1789 Testudo graeca Linnaeus, 1758 (la placca sopra caudale per esempio). Tuttavia i caratteri delle suture sono tali che rendono possibile avvicinarsi resti in esame a T.  hermanni. La testuggine di Hermann è presente in Europa dall'inizio del Pleistocene Medio. In Italia è molto diffusa durante tutto il Pleistocene medio e superiore (Kotsakis,1981). In generale vive in zone piuttosto secche, tuttavia è stata segnalata anche in praterie e sottoboschi piuttosto umidi.

  • CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

     La fauna in località Nora (Pianella, Pescara) di per sé non è indicatrice di particolari paleoambienti o paleoclimi; tuttavia qualche dato relativo ad animali di minore adattabilità ambientale può essere fornito anche se questo dato risulta in definitiva relativamente falsato dall'addomesticamento.

     L'abbondanza dei resti di pecora rispetto a quelli di capra la presenza di Bos e dello stesso cavallo confermano un ambiente di prateria collinare con presenza di frequenti falde acquifere (Sus scrofa e seppur limitatamente Testudo c.f.r. c hermanni). Il grado di addomesticamento della fauna permette che qualche vago accenno biostratigrafico, seppure la stessa considerazione può essere fatta osservando la posizione dei resti ossei sulla parte bassa del terreno agrario o al più nella parte sommitale del sedimento argilloso che lo precede. La statura ridotta del bue, le dimensioni considerevoli del cavallo, il piccolo cane e lo stesso cinghiale, denotano una fase di selezione dei capi che non può essere definiti certamente Paleolitica: moltissimi siti italiani ed europei presentano un grado di addomesticamento simile nel Mesolitico e soprattutto nel Neolitico.

  • ELENCO DEL MATERIALE
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