
di ANTONIO MEZZANOTTE.
Si dice e si racconta che a Turrivalignani, paesello abruzzese affacciato sulla Val Pescara, ci sia una chiesa che da secoli osserva il tempo passare, tra silenzi antichi e rintocchi solenni: la chiesa di Santo Stefano Protomartire. Non è solo un luogo di culto, ma un frammento vivo della storia del paese, incastonato nel cuore del centro storico.
Essa si affaccia su Piazza Umberto I, in posizione panoramica sul belvedere occidentale, in prossimità del luogo ove un tempo sorgeva l’antico castello medievale, oggi completamente demolito. La facciata, per gran parte in pietra a vista, semplice e lineare, è sormontata da un piccolo timpano. Il portale in pietra, sobrio ma elegante, risalente alla seconda metà del 1500, presenta un timpano in asse con il finestrone istoriato, decorato con l'effigie del Santo. Di fianco, una finestrella rettangolare che lascia filtrare la luce all’interno. Sulla trabeazione, un disco solare con il simbolo IHS sormontato da una croce, ma, a scanso di equivoci, non si tratta del trigramma bernardiniano, riconoscibile, quest'ultimo, dai dodici raggi.
Sul lato sinistro si erge un campanile in muratura a pianta quadrata, autonomo rispetto alla facciata. Slanciato e discreto, custodisce una meridiana, un orologio e la cella campanaria.
L'interno è a navata unica con volta a botte, di gusto barocco, con cappelle laterali che conservano alcuni dipinti d'inizio Novecento, tra i quali un Sant'Emidio, protettore dai terremoti.
Il contesto urbano è raccolto e suggestivo: vicoli in pietra, case addossate, e un’atmosfera sospesa tra passato e presente.
La chiesa è documentata fin dal XIV secolo, ma l’edificio attuale è frutto di rifacimenti successivi, in particolare nel XVIII secolo.
Dopo il terremoto del 1983, ha subito importanti lavori di consolidamento e restauro.
Si racconta che nei sotterranei della chiesa vi siano antiche sepolture e tracce di un edificio sacro precedente, forse altomedievale.
La sua posizione accanto all’antico castello (le cui ultime vestigia - una torre cilindrica - furono demolite nel 1960) suggerisce che un tempo chiesa e fortificazione formassero un nucleo strategico e spirituale per la comunità.
Un'altra storia vuole che dalla chiesa e dal castello partivano dei sentieri attraverso i quali poter raggiungere le grotte poste alla base dei calanchi, utilizzate come rifugio durante l'ultima guerra.
A Turrivalignani non si viene solo per una foto dal belvedere della Rosa dei Venti (da cui si gode un panorama a dir poco sensazionale sulla vallata). Si viene per ascoltare il silenzio delle pietre, per entrare in chiesa e lasciarsi avvolgere dalla sua quiete. Perché qui, ogni muro racconta una storia e ogni passo risuona di memoria.
















