La Torre di Furci e il Campanile di San Buono nell'ambito delle Giornate di Primavera del FAI.

ANTONIO MEZZANOTTE/

Mar 29 marzo, 2022 /

Domenica scorsa sono salito sulla Torre di Furci (appena ristrutturata) e sul campanile di San Buono (due località del vastese, nella Valle del Treste) nell'ambito delle Giornate di Primavera del FAI. È stato davvero emozionante, ma queste emozioni sono state vieppiù forti poiché condite con un minimo di preventiva conoscenza dei luoghi che nel tempo ho scoperto ed apprezzato.

Allora, quando vai sulla sommità del torrione furcese (la cui edificazione probabilmente ha creato il toponimo) pensi alle vicende dei Grandinato, ai sistemi di segnalazioni del passato, alle incursioni moresche e poi turche, alla rete di controllo delle strade e del territorio con altri centri fortificati, così come, sporgendoti verso il paese dal lato della Maiella leggi nella configurazione urbanistica attuale della grande frana del 1935, dell'antica chiesa di Santa Maria andata distrutta (ma la cui pala d'altare dedicata alla Madonna di Costantinopoli è ancora conservata, sebbene da restaurare in fretta perché si sgretola anno dopo anno), della tenacia di un popolo che ha saputo ricostruire, ma anche tramandare leggende di fondazione, storie di briganti ed una profonda devozione al Beato Angelo.

La torre campanaria di San Buono tradisce la propria origine militare, quale perno difensivo dell'antico castello medievale collocato tra il Palazzo Caracciolo e la chiesa parrocchiale. Una struttura cilindrica e cava all'interno di un involucro esterno a base quadrata. E che cosa scopri nella cavità centrale su cui si appoggia una ripida gradinata a chiocciola? Un orologio meccanico ancora perfettamente conservato, di cui avevo letto e sentito parlare, ma vederlo dal vivo è tutt'altra cosa! E lassù sulla sommità ritrovi nei rintocchi delle quattro campane il battito del cuore di una comunità, che ha forgiato il proprio campanone da 13 quintali qui in paese con il contributo di tutti i fedeli e grazie alla tecnica dei Marinelli di Agnone.

Ci sarebbe stato molto altro da vedere e rivedere, soprattutto rivedere, perché spesso guardare con nuovi occhi, ossia con altra consapevolezza, val più dello scoprire affannosamente nuovi posti e nuove cose. Complimenti alla Delegazione FAI di Vasto per l'organizzazione, ai ragazzi che si son prestati da solerti guide, ai privati che hanno aperto al pubblico antiche dimore signorili e a chi, nei due paesi, ha creduto in questa iniziativa.

Montaggio fotografico : Riccardo Pietrolungo

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