
Remo di Leonardo

A Pianella diverse sono le notizie pubblicate sui Santi patroni, Santa Ciriaca, S. Pantaleone e S. Silvestro Papa, scarse risultano invece le origini della loro devozione e quella di altri Santi venerati dal popolo pianellese.
Cenni storici
Secondo alcune notizie storiche e varie leggende, nel 49 d.C. circa, sotto l'impero di Claudio, quando ci fu da Roma la cacciata degli ebrei, Patras seguace di Pietro, venne a predicare nel Vestino evangelizzando Penne (Pinna), capitale dei Vestini adriatici, Città Sant'Angelo, Pianella, Loreto, Catignano e Pescara (Aternum) e altri territori.
San Patras, è stato il primo vescovo della diocesi, uno dei 72 discepoli di Gesù, mandato negli Abruzzi da San Pietro, insieme con San Marco, che evangelizzò la Marsica, dato il collegamento viario da Roma all'Adriatico mediante la Claudia -Valeria e la Salaria. Con l'avvento del Cristianesimo, molti templi pagani non furono trasformati in chiese, ma piuttosto i loro siti e le loro fondazioni vennero riutilizzati per la costruzione di nuovi edifici sacri cristiani. Questo riutilizzo contribuì a preservare molti di questi antichi edifici, trasformandoli in luoghi di culto cristiani.
Nel 965 per volontà del Principe di Capua, si inizia la costruzione dell'Abbazia dell'Assunta o di San Michele Arcangelo. Si vuole che su un tempio dedicato alla dea Vesta si iniziò la sopraelevazione della chiesa. Nel 1158 secondo alcuni storici Majone luogotenente ammiraglio e consigliere di Guglielmo in Malo, alla ricerca di un tesoro nascosto si recò a Pianella con 600 soldati e cacciò i frati del convento.

Nell'anno 1030 per volontà del Principe Salerno Garinato fu edificata la chiesa di San Salvatore. Questa chiesa è la più antica chiesa costruita all'interno delle mura di cinta della Pianella medievale. Nel 1324 dal pagamento delle decime sappiamo che a Pianella vi erano sette chiese: Santa Maria (Maggiore), Sant’Ippolito, San Leonardo, San Martino, San Nicola, S.s. Salvatore e Santo Stefano. Oggi di queste restano solo le chiese di Santa Maria (Maggiore) e le dirute di San Nicola e S.s. Salvatore.
La chiesa di San Rocco, oggi non più esistente, registrata per la prima volta nel 1326, fu edificata dagli Acquaviva per ringraziamento perché scampati alla peste. Tra il 1400 e i primi del 1500 viene edificatala chiesa dedicata a san Antonio Abate incorporando costruzioni esistenti, come testimonia la presenza dei resti di un portale sul muro perimetrale destro. Una lapide riferisce che nel 1484 padre Adamo De Camplo era abate della chiesa, attestandone così l’esistenza.
Nel Cinquecento a Pianella le chiese dedicate ai santi erano: S. Leonardo, San Rocco, S.s. Salvatore, S. Ippolito, S. Domenico, S. Antonio, S. Michele, di queste, due erano le sedi parrocchiali, quella del Ss. Salvatore e quella di S. Leonardo.
Dallo Statuto di Pianella del 1549 sappiamo chele Festività comandate dalla Santa Romana Chiesa erano: la festa del Nostro Signore Gesù Cristo, la festa della sua madre gloriosa Vergine Maria, le feste dei Santi apostoli, il Giovedì e il venerdì Santo, Esaltazione della Santa Croce, Sant’Angelo a Settembre, San Giovanni Battista; Santo Stefano, San Laurenzio (Lorenzo), le feste degli Innocenti; San Silvestro, San Martino, San Antonio, Santo Leonardo, San Salvatore, San Domenico, San Sebastiano, San Ippolito.
Nel 1763 le confraternite erano tre: Cuore di Gesù, fondata da un certo de Andrea, del Rosario e del Monte dei morti. Dal 1826 la confraternita del Purgatorio svolgeva la sua attività all'interno della chiesa di Sant'Antonio nelle cappelle votive gentilizie e sotto il pavimento dove si seppellivano i morti fino all'editto di Saint Cloud 1804.
I santi patroni di Pianella

A Pianella i Santi patroni una volta venivano festeggiati solennemente la terza settimana di luglio, come vedremo più avanti illustrando la figura di San Pantaleone, oggi si celebrano l’ultima settimana di luglio. Il venerdì mattina c’è l’esposizione di Santa Ciriaca nella chiesa di San Antonio Abate mentre la festa della Santa inizia il Sabato, Domenica San Pantaleone e Lunedì San Silvestro Papa.
San Silvestro, (III secolo – Roma, 31 dicembre 335) è stato il 33º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 314 fino alla sua morte. Gli storici locali asseriscono che il culto di San Silvestro I Papa a Pianella è molto antico. Si tratta, come vedremo di seguito, molto probabilmente del primo santo protettore di Pianella. La figura di Silvestro potrebbe esservi stata introdotta dalla presenza benedettina, attestata a Pianella nel 964, con un discusso privilegio emanato da Benedetto V, poco prima di essere deposto ed esiliato da Ottone I, a favore dell’abbaziale di San Michele Arcangelo meglio conosciuta come Santa Maria Maggiore. Nella chiesa di Sant'Antonio Abate di Pianella viene posto alla venerazione dei fedeli il busto in argento cesellato di San Silvestro (scuola napoletana 1752). Il santo in ricchi paludamenti pontificali, tiara e piviale, con la destra benedice e con la sinistra regge il pastorale con la croce. Ha accostato un libro chiuso, elevato su quattro peducci con forti volute e decorato con bassorilievi di fogliami barocchi. Lavoro di maestro napoletano, riferibile al secolo XVIII. Sui peducci sono impressi dei bolli con la scritta NAP – D.M. – D.G. – NAP. …73
Sul dorso del libro chiuso, posto accanto al santo e la seguente espressione a bassorilievo: FIDES ET CHARITAS / POPULI MEI. In onore del Santo Patrono sono alcuni drammi sacri. Nel 1746 il canonico Giovan Battista Frasca di Lanciano chiamò Crescenzo Pignatari maestro di cappella di Pianella (1710-1799) per il componimento drammatico San Silvestro nel battesimo di Costantino da cantarsi nella collegiata di Sant'Antonio Abate di Pianella dedicato allo stesso suo protettore. A questo seguirono altri due componimenti legati alla figura di San Silvestro Papa Eliseo nel Vaticano, (1748) e il Salomone nel tempio (1759), drammi di Stefano Ferrante (o Serrario) e musicati da Crescenzio Pignatari da cantarsi nella solennità di San Silvestro Papa protettore di Pianella.

Santa Ciriaca. Il 15 marzo 1834 fra Giuseppe Angelo de Fazio di Pianella, dell'Ordine minore dei Cappuccini, Vescovo missionario e visitatore Apostolico, durante un incontro con il Papa Gregorio XVI, per informarlo sulla situazione delle chiese da lui visitate, ottenne il permesso di prelevare dalle Catacombe il corpo di una martire per esporlo alla pubblica venerazione nella sua diletta città natale di Pianella. La scelta non era facile tra i tanti santi Martiri; allora il Vescovo Giuseppangelo, come raccontò direttamente ai suoi familiari, scendendo nella catacomba di santa Priscilla andava ripetendo l'invocazione: “quale santo vuol venire con me?” Emozionato si accostò ad un loculo dove era riposto la martire, come una chiamata avvertì che la sua tonica era tirata da una parte comprese che quello era un segno evidente per la sua scelta definitiva. Aperto il loculo il corpo della giovane Martire era avvolto in eleganti vestiti, vicino era posta un’ampolla tinta di sangue ed una lastra di marmo. Incisa con un cuore trafitto con la seguente scritta QUIRIACE IN PACE (Ciriaca riposa in pace).

San Pantaleone. La festa di San Pantaleone a Pianella molto probabilmente è da collocarsi, in ordine di tempo, dopo S. Silvestro e S. Ciriaca. Infatti, non abbiamo notizie di questa sua venerazione a Pianella in data antecedente agli altri due patroni citati. Tra i cittadini abitanti a Pianella il nome di Pantaleone non è presente nell’elenco dei cittadini iscritti nel Catasto del 1746, così come tra i più comuni nomi propri nel XVIII secolo, mentre lo è nel XVIV sec. (1).
La prima informazione sul culto del Santo proto medico a Pianella è del 1877 quando venne concesso il nulla osta al sindaco Pro tempore per celebrare il 15 luglio del 1877 una festa religiosa con divertimenti popolari in onore di San Pantaleone, alla cui festa la banda locale diede il suo contributo musicale. (2) San Pantaleone è il patrono dei medici e delle ostetriche, noto per la sua pratica medica compassionevole e per il suo martirio durante la persecuzione di Diocleziano. La tradizione racconta che convertitosi al cristianesimo, si dedicò alla cura dei malati senza chiedere compensi, guadagnandosi l'appellativo di "anargiro" (senza denaro). Da notare che a Pianella non ci sono chiese o cappelle dedicate al santo. La presenza di una chiesetta dedicata a San Pantaleone è attestata per la prima volta nel 1324 in un catalogo dei possedimenti del monastero di San Tommaso de Paterno in contrada Piane che può identificarsi con l'odierna località Caramanico.
Una delle feste più antiche dedicate al santo si festeggia a Miglianico il 27 luglio ed è chiamata “la menote” cioè praticamente la venuta di San Pantaleone. Il nome stesso “venuta” richiama il momento in cui San Pantaleone o meglio la sua statua quel simulacro nascosto secondo la tradizione nella Fornace di Caramanico per sottrarre dalle scorrerie dei Saraceni.
Antiche fete, riti e usanze popolari pianellesi

Una volta il mondo rurale partecipava poco alla vita religiosa della comunità urbana. Pochissime erano quelle famiglie che si potevano permettere di tornare in paese, sia per i mezzi di trasporto, ma anche perché il giorno di festa ti obbligava a “rescagnars’” cioè a metterti un abito delle occasioni. Le famiglie non sempre potevano comperare le scarpe nuove ai propri figli o un abito nuovo. Spesso si restava nella propria contrada, soprattutto i bambini a giocare a “sassotte” o a “barraccule” a (vvoche).
Il giorno di Sant'Antonio Abate il 17 gennaio il prete si recava in campagna per benedire le stalle e gli animali che venivano segnati con un segno di croce sulla spalla. In questo giorno chi era in possesso de nu "ddu' botte" un organetto, andava cantando per le case lu Sand'Andonie riportandosi a casa na stangate de hallene cioè un bastone dove venivano appese le galline.
A San Biagio 3 febbraio, per le case si facevano dei dolci “le tarallucce de Sande Biasce” a ricordo di questo giorno c'è un detto: Sande Biasce e la Cannelore/ se ce manghe e se ce piove / se ce fere lu suletielle / stome ‘m mezze a lu vernarielle/ se ce fa lu sole bbone / da lu huerne s’esce fore. Il giorno della Candelora dalla chiesa si riportavano a casa le candele sottile benedette che dovevano servire successivamente in un punto di morte per vedere l'ultimo respiro la candela si avvicinava sulla bocca dove usciva l'ultimo alito di vita.
Durante la settimana santa non si mangiava la carne, il digiuno totale iniziale di giovedì a mezzogiorno, a “l'attacche delle cambane” fino al sabato a mezzogiorno quando si “sciuje le cambane”. La carne si mangiava la domenica dopo aver mangiato a colazione l'uovo lesso benedetto ho una foglia di ulivo benedetto il giorno dellaDomenica delle Palme.

Il Venerdì Santo la tradizione vuole che la Madonna uscendo dalla chiesa di San Domenico, in Piazza Garibaldi, si reca incontro a Cristo morto che esce dalla chiesa di Sant'Antonio, durante la processione la banda musicale suona ripetutamente il Miserere del maestro Luigi Marchetti. Davanti alla processione un banditore con un tamburo a avvisa, per le vie del paese, il passaggio della processione. Oggi questa tradizione è stata leggermente cambiata infatti il banditore del tamburo porta il cappuccio in giro per le vie del paese prima della processione. Uno degli ultimi a suonare il tamburo nella forma tradizionale è stato Emidio Ricciotti detto “Pelote”. Una volta il Cristo Morto così come la Madonna e altre figure che componevano la processione del Venerdì Santo, venivano portate a spalle da antiche famiglie appartenete alle Confraternite. Successivamente questa tradizione si è tramandata per generazione da padre in figlio.
20 giorni prima della Pasqua si seminavano ai vasi grano e legumi che venivano messi sotto una tina. L'erba in mancanza di luce assumeva un colore giallo - oro che si portava in chiesa per addobbare il Sepolcro. Il sepolcro non veniva mai abbandonato, donne, uomini, chierichetti e bambini a turni di due ore pregavano dicendo il Rosario. Durante la Settimana Santa si usava fare dei dolci ai bambini “lu cavallucce” e alle bambine la “pupe”.
La mattina di Pasqua si usava portare in chiesa le uova lesse insieme a prezzemolo, aglio, cipolle e sale, per la benedizione il numero delle uova erano pari al numero dei componenti la famiglia, prima di mangiare le uova bisognava recitare il Padre Nostro e il Credo. L'aglio e il prezzemolo servivano successivamente per condire l'agnello pasquale, mentre il sale veniva usato anche contro lu mmale tembe cioè contro grandine e tuoni (le terruocene). Il giorno di Pasqua bisognava mangiare sette volte.

Nel giorno della domenica di ascensione, mese di maggio, non si faceva nessun lavoro nei campi nemmeno si lavorava il formaggio. Durante tutto il mese di maggio per le campagne si diceva il Rosario. Nel giorno del Corpus Domini, mese di giugno, non si poteva fare nessun lavoro nei campi con gli aratri, non si poteva cogliere l'erba altrimenti faceva i vermi e quindi non si poteva dare alle bestie. In questo giorno i bambini si facevano la Prima Comunione e la Cresima, dovevano baciare prima la mano dei genitori e del compare poi quello di tutto il vicinato.

Il giorno delle Anime Sante, festa nel quartiere di Santa Lucia, alla processione ancora oggi partecipano tutti i bambini che hanno fatto la Prima Comunione. Nel giorno di San Giovanni Battista, il 24 giugno, si faceva le fahone per non far svegliare San Giovanni che altrimenti avrebbe messo fuoco a tutta la campagna. La notte della vigilia di San Giovanni si metteva in una bacinella (lu vaccele), d’acqua i petali di diversi fiori profumati (lillà, rose e papaveri ecc.) e la mattina seguente, con questa acqua, i genitori soprattutto ai bambini, lavavano la faccia in quando essa aveva il potere di donare le virtù. Infatti, quando un bel bambino passar per le vie del paese spesso si sentiva dire: Oh che bella bardasce! che te arlavate nghe l’acque de San Giuhanne? In questo giorno si usava inoltre a “far a compare” a ffà a cumbare, che non era il compare o il padrino della cresima, ma era un compare laico quasi un parente acquisito, lu cumbare de san Giuhanne. Il gesto che consacrava questa figura era lo scambio, tra i due, di fiori di campo in particolare di garofani. La figura di questo compare era molto sentita e rispettata dalle famiglie interessate, infatti, si racconta che quando si passava sotto la casa del compare, se le finestre erano aperte e quindi stavano a indicare che il compare era in casa lo si chiamava e salutava, se invece le finestre erano chiuse e quindi indicava che in casa non c'è nessuno, lo si salutava lo stesso inginocchiandosi dicendo: saluta a ttè cumbare a Jesù e Marije! Salute a te Compare a Gesù e Maria.
La notte della vigilia del giorno della Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno, si accendevano i fuochi per fare le fahune (farchie).

L'1 e il 2 luglio si festeggia la Madonna delle Grazie, nella contrada Santa Maria Allungo. La Madonna viene portata in processione la sera del 1 Luglio partendo dalla chiesa della Madonna del Carmine per recarsi alla Cappella gentilizia dei Sabucchi -de Felici chiamata dal popolo di Santa Maria delle Grazie o della Visitazione. Secondo alcune notizie storiche nel giorno di nostra Signora delle Grazie, intorno al 1500 l'Alfiere col gonfalone, a capo di trenta soldati strisciava per tre volte sulla folla festante e poteva graziare i cittadini dal Sabato Santo fino alla terza festa di Pasqua.
Nel giorno della Madonna del Carmine, il 16 luglio, si facevano le fahune, ifuochi per le campagne. Una processione con la statua della Madonna, partiva dalla chiesa omonima per attraversare il paese e tornare di nuovo in chiesa.
Il giorno dell'Assunzione della Vergine Maria, non si svolgeva nessun lavoro, un detto diceva: Sanda Marije de Ferrahoste n’ze spanne manghe le fequere alla rate, Santa Maria di Ferragosto non si spande neanche i fichi alla grata, (piano di canne e o Ceppi dove si lasciava essiccare i fichi.
Il giorno di San Donato 22 ottobre, si portava in chiesa l'acqua per farla benedire. L'acqua benedetta veniva bevuta per prevenire da lu male de San Dunate o le vandajole convulsioni. Ai bambini che soffrivano di questo male gli si faceva stringere una chiavetta nel pugno, come San Donato. Si avvicinava al capo del bambino per tre, cinque, sette volte la fressore, la padella riscaldata e gli si cambiava nome in Donato.
Il giorno di San Martino, l’undici di novembre, si usava assaggiare tutti i vini delle botti lu scotte de Sande Martene. In questo giorno rinomato come festa dei cornuti, nella contrada omonima del nostro paese si usava fare appunto la processione dei cornuti, il capo cornuto vestito con un mantello e con delle corna fatte dai peperoncini e peperoni, si metteva davanti alla processione passando per le case e chiamava direttamente la persona presa di mira il quale doveva successivamente uscire di casa e mettersi in coda alla processione. Qualche furbo come un certo Capriele de Zanzele, persona degnissima, un giorno tanto fu la vergogna che per evitare di essere chiamato e quindi riconosciuto si fece trovare già in strada. Ma il capo cornuto volendolo maggiormente sbeffeggiare gridando ad alta voce a lui così si rivolse: Brave, brave cumbà Zanzele, huè! già te fatte truhà pe’ strade? Se la persona chiamata non usciva e partecipava alla processione veniva minacciato con lo scoperchiamento del tetto e la rottura dei vetri delle finestre.
Nel giorno della festa dell'Immacolata Concezione, l’otto dicembre, era peccato fare il formaggio, si faceva invece la quajate ossia un tipo di formaggio con caglio ma non lavorato con le mani e quindi poco denso. Inoltre i contadini non potevano seminare, un detto popolare diceva Lu juorne dell’Immaculate manghe lu cucùle a Rrome cande.
Note
1. Remo DI LEONARDO, Appunti e Notizie di onomastica pianellese dal XVI sec. ai nostri giorni. Premio Nazionale Lettere, Sarte e Scienze, Selezione di Poesia “G. Porto” XVIII edizione da pp. 74 - 90
2. Alessandro MORELLI, La Banda Musicale di Pianella origini successi prospettive future 1861-2013, libreria universitaria editrice, presso Arti grafiche Cantagallo Penne, giugno 2013, pag. 8.
Bibliografia:
E. BOAGA, M. CANCELLI, V. MORELLI, G. ROSSI, Pianella sacra, storia, arte, fede, Arte grafiche s. Cecilia Via dell’Orso ,28 Roma. Tip. Mastro srl – Cepagatti Dicembre 2023.
Vittorio MORELLI, Pianella sacra, Consorzio artigiano Lvg, Arzate 1994.
V. MORELLI, P. Tommaso Pallicca, Mira Cancelli, Santa Ciriaca, S. Silvestro, papa, S. Pantalone, medico e martire, Editrice il Carmelo Pianella 2004.
V. MORELLI, Tra storia e iconografia, Consorzio artigiano, LVG Azzate Varese.
Eliseo MARONE Il granaio d'Abruzzo dal comune all'età Farnesiana. Pianella: lo statuto del 1549 (II ed.). Il catasto del 1746. Documenti editi ed inediti.
Maria Concetta NICCOLAI, Un Santo per ogni campanile, Il culto dei Santi Patroni in Abruzzo, Volume III.
Remo DI LEONARDO, Crescenzo Pignatari, Musicista Maestro di Cappella 1710-1799, Associazione Pro Loco Pianella, Antologia Premio Nazionale, Lettere-Arte-Scienze e di Poesia "G. Porto" 2014, Tipografia Tecongraf, Cepagatti (PE), 2014 pp.61-82.
Remo DI LEONARDO, Religiosità popolare - notizie storiche, miti e leggende - Ass. Culturale Ambiete e Vita 3^ Festa della campagna, Pianella 18 - 19 luglio 1998, Tip. Tecnograf, Cepagatti.
Foto Archivio “Ama Pianella”





























