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LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA A CATIGNANO (PE)

5 Ottobre 2025

di Antonio MEZZANOTTE.

SI DICE E SI RACCONTA che nel cuore di Catignano, tra le colline vestine, si erga una chiesa che non è solo pietra e preghiera, ma anche scrigno d’arte e memoria: la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Un edificio che dal 1562 (data riportata sulla cornice del portale laterale e che ci rivela come l’edificio fu costruito extra moenia, ossia fuori dal vecchio nucleo medievale, il c.d. castello) accompagna la vita spirituale e culturale del paese e che nel 1795 ha ricevuto una nuova veste architettonica, che ne ha accentuato il carattere barocco-neoclassico.

La facciata in pietra squadrata scolpita su due ordini, con portale barocco, oculo e timpano a vela ornato da volute e acroteri, accoglie l’Agnus Dei su basamento e una croce in ferro battuto.

Il portale reca scolpiti due angeli posti su una catena e, in alto, la seguente incisione: A.D. / EXHIBET ARMA LOCI PORTA HAEC CAELATA CATENIS / UNDE SUUM NOMEN CATENEANUS HABET / A.D. MDCCXCV, che è un bel richiamo alla tradizione di far derivare il toponimo da luogo delle catene, ovvero al racconto dei prigionieri incatenati che da Penne e da Chieti venivano portati alla Gran Corte criminale dell’Aquila e che avevano come punto di raccolta proprio questo paese (si dice e si racconta che uno di essi, accusato ingiustamente, riuscì a fuggire in prossimità della chiesa della Madonna delle Piane di Chieti, che per miracolo gli fece cadere i ceppi, donandogli la libertà).

Nel 1795 la chiesa fu sopraelevata e profondamente ristrutturata con un impianto ad aula unica rettangolare e ampie nicchie contenute nello spessore murario, conclusa da un profondo presbiterio a terminazione semicircolare sopraelevato, appunto, rispetto alla navata da due scalinate laterali. Una scalinata centrale conduce invece nella sottostante cripta, suddivisa in tre navatelle, coperte a vela, attraverso pilastri binati cruciformi.

Secondo gli storici dell’arte, l’intervento si deve all’architetto ticinese, ma accasato e ammogliato a Penne, Giovanni Antonio Fontana, figura attiva in Abruzzo in quegli anni (il mitico “Mastre Giuvannine”, architetto molto attivo a Penne, ma anche capo-massa che si oppose insieme ai figli - i “fratelli Fontana” - all’invasione francese del 1799, governando Teramo fino al ritorno dei Borboni - ce lo racconta il canonico Niccola Palma). Il suo tocco si riconoscerebbe in alcune scelte formali e nel rigore strutturale degli elementi neoclassici, che dialogano armonicamente con le decorazioni barocche precedenti.

Altri autori, invece, ritrovano nella facciata di questa chiesa un richiamo alla Madonna del Suffragio dell'Aquila (forse più nota come Anime Sante) progettata da Giovan Francesco Leomporri.

All’interno, tra stucchi e nicchie scolpite, si conservano alcuni pregevoli dipinti, tutti risalenti ovvero commissionati al termine dei lavori di ristrutturazione della chiesa. Così abbiamo la pala d'altare con il Battesimo di Gesù, una Madonna del Suffragio tra le anime purganti e una Invenzione della vera Croce (un richiamo al patronato del SS. Crocifisso su Catignano, che costituisce un unicum nell'area vestina) attribuite a Nicola Ranieri da Guardiagrele, pittore abruzzese di longeva esistenza (visse 101 anni, per l'epoca un vero record) noto per aver fondato una bottega fiorente insieme agli allievi Francesco Maria De Benedictis e Ferdinando Palmiero. Le tre tele rivelano la compostezza e la sensibilità cromatica di Ranieri, ben radicato nella tradizione sacra locale (il San Giovanni Battista e la Madonna del Suffragio hanno precedenti nella matrice di Rosciano, ove lavorò il giovane Ranieri intorno al 1770 - il mantello del Battista, a parere dello scrivente, in entrambi i casi viene ripreso dalla più risalente tela dell'Annunciazione nell'altare De Fabritiis a Rosciano, di autore ignoto ma realizzata nel 1740 circa).

Le altre tele presenti, distribuite sugli altari laterali e sull’abside, sono altrettanto di pregio, quali il Sant’Emidio con i santi Domenico e Rocco, tela del 1803 dipinta dal prolifico pennese Giuseppangelo Ronzi, e la Madonna del Rosario datata 1796, opera di Severino Galanti, nativo di Civitella Casanova, che operò in diverse chiese aquilane e, se non ricordo male, anche a Santa Chiara in Chieti.

Questa chiesa, pertanto, non è solo un luogo di culto, ma un palinsesto di storia e bellezza, dove ogni angolo ha qualcosa da sussurrare. Dai dipinti di Ranieri, Ronzi e Galanti alla cripta nascosta, dalla cuspide a bulbo del campanile alle volute danzanti della facciata, San Giovanni Battista a Catignano è un invito a guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda.

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