
di Antonio MEZZANOTTE

SI DICE E SI RACCONTA che la chiesa di San Nicola Vescovo, nel cuore della frazione di Cerratina a Pianella (PE), sia un autentico scrigno di storia, fede e arte. L'impianto e lo stile architettonico sono della prima metà del Settecento, ma la dedicatio è stata ereditata dalla più antica San Nicola di Lastiniano.
L'edificio si presenta con una facciata a capanna, lineare ma armoniosa, scandita da lesene in muratura e coronata da un piccolo oculo che diffonde luce naturale all’interno. Il portale d’ingresso, con cornice sagomata in pietra, segna il passaggio tra la dimensione quotidiana e quella spirituale.
L’aula interna, a unica navata rettangolare, è scandita da tre campate con volta a botte lunettata, interrotta da un arco trionfale che introduce al presbiterio rialzato. Sulle pareti laterali si aprono nicchie e altari minori, mentre la zona absidale accoglie l’altare maggiore, arricchito da decorazioni in stucco semplici ma eleganti, attribuite allo stuccatore comasco Alessandro Terzani, che grosso modo nel medesimo periodo lavorò anche nella chiesa di S.Antonio Abate a Pianella, nella matrice di San Valentino in Abruzzo Citeriore e a Santa Chiara in Chieti.
Elementi di particolare interesse sono le quattro tele a olio su tela, recentemente restaurate, che impreziosiscono gli altari. La pala centrale, collocata sopra l’altare maggiore, raffigura san Nicola di Bari, patrono principale della comunità cerratinese: il santo appare in posizione benedicente, vestito con abiti vescovili e accompagnato da angeli, con in mano il Vangelo e tre sfere dorate, simbolo dei suoi atti di carità.
Ai lati del presbiterio si trovano due tele minori: una raffigurante l’Immacolata Concezione, con la Vergine sospesa tra le nuvole, circondata da cherubini sotto lo sguardo del Padreterno; l’altra rappresenta la Madonna Addolorata, con sguardo rivolto al Volto Santo di Cristo, le mani congiunte, circondata da angeli recanti i simboli della Passione, immersa in un’atmosfera di meditazione e dolore. La quarta tela, dedicata a san Vincenzo Ferrer, lo mostra nell’atto di predicare, con il dito alzato verso il cielo e una fiamma sul capo a testimoniare la sua fama di predicatore infuocato. Sullo sfondo, è disegnato un grumo di case, probabilmente il paese di Cerratina.
I dipinti di San Nicola e dell'Immacolata (entrambi databili intorno al 1800) sono attribuibili a Giuseppangelo Ronzi, pittore pennese noto per il suo stile narrativo e devozionale, attivo in molte chiese abruzzesi del teramano e dell'area vestina (oltre a Penne, per esempio, a Catignano, dove dipinge un paio di anni appresso il Sant'Emidio per la locale chiesa parrocchiale, e nella vicina Spoltore, a San Panfilo intra moenia, nella quale sempre tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800 firma la tela del santo patrono e una Madonna del Carmelo tra i santi Nicola e Pietro), seguace di Giacinto Diano (detto "o Puzzulanielle", per essere nato a Pozzuoli, che lavorò ad esempio in quel di Bisenti o nella Madonna del Ponte a Lanciano), mentre l'Addolorata è attribuita a Nicola Ranieri da Guardiagrele, artista di autorevole dignità, riconoscibile per la delicatezza dei toni e la compostezza delle figure, vissuto tra la metà del 1700 e la metà del 1800 (si spense a 101 anni). La tela di San Vincenzo Ferrer, invece, è attribuita a un autore anonimo, forse di scuola romana.
Quanto sopra per dire come questa chiesa di Cerratina è una tappa imprescindibile della storia dell'arte tra le colline vestine. Ma la presenza dei menzionati dipinti nel contesto di un piccolo paese rurale agli inizi del 1800 ci rivela qualcosa di più. Infatti, consideriamo che Cerratina ha due santi patroni, Nicola di Bari e Vincenzo Ferrer, che riassumono nella pratica devozionale la storia di questo territorio: il primo, che richiama l'antico castello di Lastiniano presso il quale era sita la precedente chiesa, della quale si conserva il titolo e l'unità parrocchiale, rinvia a una economia feudale e pastorale; il secondo, santo domenicano spagnolo il cui culto si diffonde in Abruzzo a partire dal 1500, acquista il patronato del nuovo centro urbano, il cui dinamismo sociale ed economico si impone nel corso del 1700, testimoniato dall'edificazione della nuova chiesa - per altro, Vincenzo Ferrer è anche patrono dei muratori - e dalle committenze per questi dipinti (in altre parole: nella Cerratina di fine 1700 / inizi 1800 ci si poteva permettere di pagare bravi e noti artisti per adornare la locale parrocchia - non è cosa da poco per un paesello che all'epoca, secondo i dati riportati da Luigi Ercole nel 1804, contava 362 anime).
Cerratina, oggi popolosa frazione del comune di Pianella, sorge a circa 120 metri sul livello del mare e dista meno di cinque chilometri dal capoluogo comunale. La sua storia si intreccia con quella delle ville rurali e delle famiglie nobiliari che, tra Ottocento e Novecento, vi costruirono residenze estive e aziende agricole, come per esempio il Palazzo Sabucchi.
Il paese è la continuazione del Castrum Lasteniani (o castellum Lastiniani, come trovo indicato nel 1115 tra i beni della Mensa Vescovile di Chieti), che nei secoli centrali del medioevo si sviluppò nell'ampia contrada Astignano verso il Fosso del Lupo, nella quale era presente anche la chiesa di San Clemente, di relazione farfense ancorché donata dagli Attoni di Chieti. Dopo l'incendio del castello per opera di Francesco de Turre (acerrimo nemico della chiesa teatina e degli angioini - ne parla, ex multis, l'avv. Girolamo Nicolino nella sua "Historia della città di Chieti") nella prima metà del 1300 e l'intervento manu militari del Vescovo stesso contro il vassallo ribelle nel 1357 (quando venne distrutto il castello di Montesilvano, anch'esso occupato arbitrariamente dal de Turre - questo ce lo racconta l'Ughelli), Lastiniano venne abbandonato e soltanto nel corso del 1500 si ricostituì un abitato nel luogo in cui preesisteva un piccolo bosco di cerri (una cerreta, al diminutivo cerretina, da cui l'odierno toponimo con la trasformazione nel parlato della e in a).
Oggi Cerratina conserva un’identità forte, legata alla tradizione agricola, alla laboriosità dei suoi abitanti e alla presenza della chiesa di San Nicola, che ne rappresenta il cuore pulsante spirituale.



















