
di Antonio MEZZANOTTE -
Benvenuti a una nuova puntata delle "Interviste impossibili"; oggi ospitiamo con immenso piacere Sua Eminenza Giulio Raimondo Mazzarino, cardinale di Santa Romana Chiesa, Primo Ministro di Francia.
D: Eminentissimo Cardinale, Vostra Signoria illustrissima vuol degnarsi di palesarci le sue origini?
R: Signor mio, nacqui in Pescina, nella provincia che dicevasi di Abruzzo Ulteriore l’anno del Signore 1602, il 14 luglio, onde potete già intendere ch’io sia abruzzese d’animo e d'affezione, ancorché il casato di mio padre fosse siciliano. Queste furono le mie radici, ma la mia fortuna ha prosperato tra le galanterie di Francia.
D: E come giungeste a sì alto grado in terra straniera?
R: Per lo favore divino, sì, ma ancor più per lo studio, la prudenza e una certa inclinazione a leggere l’animo altrui come fosse libro aperto. Servii prima sotto il cardinale Barberini, poi, durante la guerra del Monferrato, fui notato dal cardinale Richelieu (gran testa fina, il Cardinale), che m’introdusse alla Corte di Francia. Lì, il mio vero mestiere fu quello di governar senza parer che governassi.
D: Vogliate scusar l’arditezza, ma Voi foste riverito quanto odiato, stimato quanto temuto…
R: Ah! Natura del potere, mio caro! Chi tiene in mano il timone d’un regno non può sperar d’esser lodato da tutti. Fui primo ministro di Sua Maestà Luigi XIV e lo allevai da fanciullo come fosse mio figliuolo spirituale. Mentre egli danzava nel balletto, io danzavo con li parlamenti, li nobili riottosi e pure con l’Impero e l’Inghilterra.
D: E della Fronda, che ne dite? Non fu ella tempesta pericolosa per la Vostra Signoria?
R: La Fronda, sì... fu tempesta, ma fu pur bagno salutare. Imparai che i nobili, quando s’agitano, non vogliono il bene dello Stato, ma il potere. E io, con pazienza e danari (ché l’una senza l’altro vale poco), sanai la piaga e rinsaldai l’autorità regale. Luigi, alla fin, fu Re assoluto, ma con le mie cuciture invisibili nella sua porpora.
D: Si dice e si racconta che foste intimo della regina madre, Anna d'Austria...
R: Quel Dumas... novellatore da quattro franchi. Fu egli a diffondere detta voce. L'ho conosciuto, sapete, all'altro mondo ovviamente. Un crapulone e avventuriero. E con Anna.. ehm, la regina Anna, sempre la servii da suddito fedele, dispensando consigli e suggerimenti per il bene del giovine re e della Francia. Insieme, superammo la Fronda.
D: Orsù, Eminenza… ma fu mai Vostra Signoria sincero servitore della Chiesa?
R: La Chiesa? Sempre le fui devoto… in quel modo che conviene a chi sta tra incenso e ragion di Stato. Non fui uomo di altari, ma di scrivanie, lettere segrete e trattati. Se peccai, lo feci per la pace e la grandezza del regno. E Dio, che tutto vede, discernerà.
D: Che direste ai moderni governanti che bramano imitare le Vostre astuzie?
R: Direi lor questo: l’arte del comando non sta nel gridar più forte, ma nel saper tessere, nel simulare e nel dissimulare. Governa chi sa attendere imperturbabile, chi dà poco ma promette molto e chi fa credere a ciascuno d’essere udito, pur facendo sempre a modo proprio. Ah… e mai, mai fidarsi d’un ambasciatore veneziano!
D: Vi ringrazio, Eminenza, per questa lezione d’equilibrio.
R: Ed io ringrazio voi, caro giovine, ché m’avete ridato per un istante la dolce illusione del potere. Ma or mi tocca tornar nell’ombra, donde i veri ministri operano ancor più liberamente…
D: Vogliate perdonarmi l'ardire, Eminenza, un’ultima domanda: che idea vi siete fatto dell'Abruzzo d’oggidì?
R: L’Abruzzo… terra amena e severa, come donna bella e di forte carattere. Terra che conobbi da fanciullo e che ancora veggo – dall’alto de lo Cielo, s’intende – ricca di spiriti ingegnosi, ma talvolta smarrita come peregrino senza stella. Ha monti che sembrano scolpiti da Dio in giorno di festa, campagne che profumano d’antico.
D: E che consiglio dareste ai politici abruzzesi del presente secolo?
R: A costoro dico: sostenete il sapere e dategli radice. Onorate il merito, castigate la furberia e rammentate sempre: il potere che si dimentica del popolo è già mezzo disfatto!
D: Grazie mille, Eminenza Reverendissima.
R: Salute a voi!
(Accompagna questa intervista il "Ritratto del Cardinale Mazzarino" di Pierre Mignard, 1659, Museo Condé, Castello di Chantilly, Francia)















