
di Paride MARIOTTI -

Di origine Marchigiana "i Firmani" provengono dal territorio posto tra Ascoli e Macerata. Nel XVI secolo una parte dì questa nobile famiglia si trasferì nel teramano ed in particolare nei paesi di Campli e Altri. Tra il 1700 ed il 1800 a Città Sant'Angelo viveva un loro discendente, il Barone Carlo Firmani. Proprietario di diversi fondi, fu un avido e impulsivo sempre in cerca di affari acquistando e vendendo terreni.
Saverio Confetti (1785-1862) giurista e rinomato gentiluomo, dopo aver curato la vendita di un suo fondo al Barone Camillo de Felici,si lamentò con quest'ultimo della sua indole. L'intensa attività imprenditoriale del Firmani si alternava con numerose dispute legali da lui sostenute contro svariate famiglie nobili dell'epoca, tra questi: i Natali di Montesilvano, de Vincentiis di Notaresco, Mezzopreti di Montepagano e i Napoleone di Villa San Giovanni (Sambuceto).
Tra il 1813 e il 1815 Camillo Firmani insieme al fratello Giacinto, acquistarono un terreno di proprietà di Giovanni Natali in Contrada della Cona (Piano della Cona) a Città Sant'Angelo sul territorio del Duca Figliola. A seguito della morte di Giovanni avvenuta qualche anno dopo, suo nipote Pasquale Natali, proprietario di Montesilvano, in qualità di erede e tutore dei fratelli minori, fu convocato a comparire nella Sala delle Pubbliche Udienze a Città Sant'Angelo in strada del Corso vico Marozzi 18, per provvedere al pagamento del debito contratto dallo zio defunto.
IL 1° ottobre 1819 scaduti i termini di legge per il pagamento del debito di 19 ducati e grani 46 per il prezzo di due some di grano dell'agosto 1817 ed altri due dell'agosto 1818, l'usciere Domenico Piccari si recò sul terreno di Piano della Cona per provvedere al sequestro dì circa 15 migliaia di vigna per un ricavato di vino mosto pari a salme 30,da doversi poi vendere all'asta.
IL 25 Aprile di quell'anno 1819, Camillo Firmani ricevette anche una parte dell'eredità di suo zio Domenico Bernardi (fratello della madre Costanza). Si accordò con l'altra ereditiera Maddalena de Vincentiis moglie di Antimo Mezzoprete stipulando tra loro una carta privata per una somma di 1400 ducati che il Barone si impegnava a restituire in 10 anni con un interesse al 5%. Le cose non andarono sempre nel verso giusto per lui,il credito fu ceduto successivamente ad Antonio Mezzopreti il quale chiese la restituzione dell'intero capitale con relativo interesse.
Nel 1820 ci fu un'altra causa del Firmani in quanto pignorante nei confronti di don Andrea de Gregoriis di Città Sant'Angelo, ma come dimostrato poi dalla signora Concetta Napoleone, il pignoramento fatto dal Barone era da ritenersi nullo in quanto il fondo era sbagliato, perché il suo.
Nel 1840 il Barone scrisse una lettera a don Giovanni Cirone di Pianella dicendo: "troppo tardi mi parlate della cisterna. Io ho contrattato con voi solo il prezzo del terreno in Contrada Collecchio. Se volete fatevi vedere subito qui, altrimenti vi è un'altra offerta di più e siccome ho dato La parola a voi, così non mi so ritardare da essa. Ditemi perciò se volete e bene ed io vi aspetto per domani o per dopodomani al più.
Io ho un olivato grande al trappeto del fosso. Se vi occorre, sarà questo un altro contratto che alla sua venuta possiamo contrattare i venderla."
Questo fu Camillo Firmani



















