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ABRUZZO: TERRA DI PASTORI…E "RUSTOLLE"

Remo di Leonardo

Introduzione

La pastorizia ha rappresentato per millenni una delle maggiori fonti di sostentamento dell’umanità.

In Abruzzo, il ruolo economico svolto dall’allevamento transumante o stanziale è ben documentato già in epoca romana e finanche nei periodi precedenti.

L'epoca d'oro di questa attività si ebbe, però, tra il XVI e XVII secolo quando, le pecore, che dall'Abruzzo scendevano in Puglia, raggiunsero il numero di oltre 4 milioni di capi. I pastori seguivano le greggi e rimanevano lontano da casa per quasi otto mesi all'anno.

Anche se oggi la transumanza verso luoghi lontani ha ceduto inevitabilmente il passo alla modernità e ai mezzi di trasporto meno romantici, lo straordinario valore, espresso dalla transumanza in termini storico-archeologici, antropologici, sociali e culturali ma anche gastronomici, è il motivo per cui il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha promosso l'istituzione, non solo del consorzio che unisce gli ultimi allevatori e trasformatori nei pressi di Castel del Monte, ma anche la realizzazione del Museo della Transumanza, che rappresenta la memoria di un passato, tornato attuale per offrire nuovamente concrete opportunità di sviluppo alle aree montane e a quelle svantaggiate.

L’Abruzzo, «terra di pastori», con questa espressione identitaria dell’intero territorio regionale e dei suoi abitanti con la pastorizia, soprattutto nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, ha dato lustro a forme artistiche elevate; si pensi alle opere di d’Annunzio, Michetti e Tosti Cascella, Patini e Barbella.

Una visione mitica che veniva alimentata dalle ricerche sugli usi primitivi delle comunità pastorali e agresti eseguite dai demologi abruzzesi: Finamore, De Nino e Pansa da cui Gabriele d’Annunzio e Domenico Ciampoli attinsero a piene mani.

D’Annunzio con il successo de “La figlia di Jorio”, tragedia pastorale racconta che nel giorno di San Giovanni, la famiglia di Lazaro di Roio sta preparando le nozze del figlio Aligi, pastore.

La letteratura, quindi, diventa «il segno di una identità».

Cenni storici sulla pastorizia a Pianella

Nella sua storia passata anche Pianella è stata interessata dal fenomeno della pastorizia stanziale e transumante.

 In contrada Nora sono stati ritrovati resti di subfossili di una fauna domestica: la pecora (Ovis aries), la capra (Ovis hircus), risalenti al periodo Mesolitico e Neolitico. (1)

Lo storico pianellese Vittorio Morelli nella Lectiones magistralis all’Università della III Età di Pianella, il 21-07-2022, e successivamente pubblicata sul Blog Parolmente.it dal titolo “La transumanza e i regi stucchi di Pianella per la storia della pastorizia in provincia di Pescara” ci fornisce la notizia che: Alla fine del '500 è presente a Pianella la famiglia de Caro già armentari nel Salernitano, nel loro Palazzo seicentesco la simbologia rappresentata nei piedritti sotto le paraste, raffigurano due teste di ovini.

Piedritti sotto le paraste, raffiguranti due teste di ovini.

Nel 1742 si ha notizia dell’affidamento da parte del magnifico Felice Pardi di Pianella, di anni cinquantaquattro, delle pecore fidate del Regio Stucco al soccio Gioacchino Granchelli alias Garofalo di Civitella Casanova; secondo il Catasto del 1746, Dionisio e Giuseppe Sabucchi possedevano 70 pecore fidate, Palmarini 54, don Ferdinando Todesco 119, Simonacci 30, di Lorito 24, di Bartolomeo 40, il magnifico Venceslao de Sanctis 40.

La lana, il latte, il formaggio, gli agnelli, la carne rappresentavano una fonte d’eccellenza di reddito, su cui poggiavano tutte le altre attività mercantili ed artigianali.

Le terre, soggette a stucco non potevano essere lavorate fino al 25 marzo; negli stucchi potevano pascolare soltanto le pecore composte da almeno 100 pecore.

Nel 1810, 29 Giugno, Giuseppe de Thomasis procede alla ripartizione dei corpi di rendita e dei regi stucchi del demanio in Pianella.

Da qui il detto popolare “à stuccate”, ossia la pecora ha oltrepassato il terreno soggetto a stucco.

L’arte culinaria de le rustolle (arrosticini) a Pianella

I pastori semistanziali, a Pianella, oltre alla preparazione del formag- gio, lana, latte, erano dediti all’uso di conservare la carne di pecora essiccata al sole (la muçesthje). La muschiska, detta anche mèsciscke, muscischa o Muscisch’ka, termine arabo mosammed che significa “cosa dura” è la carne di pecora tagliata a strisce, larghe 2-3 cm e lunghe 20-30 cm, che veniva dapprima salata e aromatizzata con peperoncino, aglio e semi di finocchio e successivamente fatta essiccare.

Nel corso degli anni, strettamente legati alla tradizione pastorale e al conseguente consumo di carne ovina come un prodotto “gourmet”, la cottura di carne ovina sarà su spiedi di legno, i famosi arrosticini, che a Pianella sono chiamati le rrustolle.

Gli arrosticini sono espressione dell’arte culinaria della pastorizia stanziale e non della transumanza, come si è ritenuto in passato.

La leggenda narra che furono inventati negli anni '30 da due pastori del Voltigno (area montuosa compresa tra Carpineto della Nora, Villa Celiera e Civitella Casanova) che un giorno tagliarono in piccoli pezzettini la carne di una pecora “mortacina”, cioè carne di pecora morta per cause diverse (spesso per ingestione di erbe) e la infilzarono a le cippe, bastoncini creati con rametti di legno d’olivo o di sanguinella, vinghe, (pianta che cresce spontanea lungo le rive dei fiumi, torrenti e ruscelli) per poi cuocerli sopra un pezzo di grondaia (canale) staccata e utilizzando del carbone di legna.

C’è una testimonianza importante, però risalente al 1930, di una foto che mostra come una famiglia numerosa stia consumando gli arrosticini in occasione, probabilmente, di una festa paesana.

L’area di diffusione originaria è nella zona pedemontana sul versante orientale del Gran Sasso, principalmente in provincia di Pescara.  Il centro di quest’area è ai piedi del Voltigno (zona montuosa, posta sul versante orientale) e in particolare sulla sponda sinistra del fiume Pescara (appartenente, prima del 1927, alla provincia di Teramo) e nelle valli vicine della Nora e del Tavo (i Comuni di Farindola, Villa Celiera, Civitella Casanova, Civitaquana, Catignano, Pianella Carpineto Nora, Montebello di Bertona, Rosciano) con estensioni, forse più recenti, sulla destra del fiume, verso Chieti (Tocco da Casauria) e, a Nord, attraverso la zona di Penne, in direzione del Teramano (valle del Fino).

Il metodo di preparazione degli arrosticini, originariamente pensato per cercare di rendere appetibili i tagli di carne meno pregiati, ottenne risultati così apprezzabili da essere applicato ben presto ai tagli migliori.

Secondo la tradizione pastorale il vero arrosticino abruzzese è composto di carne ovina, idealmente di carne di pecora giovane chiamata in dialetto ciavarra o di montone castrato. Ad oggi gli arrosticini sono ampiamente consumati anche al di fuori dell'Abruzzo e in alcune zone d'Italia si sono affermati nella vendita della grande distribuzione, spesso venendo meno alla qualità e alle caratteristiche care alla tradizione abruzzese.

Oggi la griglia tipicamente usata per cuocere gli arrosticini viene detta la canaline o la furnacelle.

A Pianella tra i primi ad introdurre l’arrosticino, le rrustolle, fu il mitico Primo Costante (detto Primine) il quale, forte della conoscenza della moglie Maria Grazia D’Angelo, originaria di Villa Celiera, di come si faceva l’arrosticino, imparò l’arte del disossare la carne e infilzarla alle ceppe insieme al grasso, in modo da recuperare tutto.

Successivamente ad affiancare Primine arrivò Espedito Di Girolamo (detto Spedite) grazie all’esperienza acquisita con Primo Costante. Margherita Aronne detta Rita, cognata di Espedito, insieme al marito Italine Italo Provinciali gestivano una cantina-osteria.

Ma il successo dell’arrosticino doveva ancora arrivare. Infatti, bisogna aspettare gli anni’70 - ’80, quando i figli di Margherita, Mauro e Tiziano si diedero alla creazione di un arrosticino di qualità, gradito a tutti, trasformando la vecchia cantina in una osteria di alto livello, diventando così “i re degli arrosticini” e il loro locale, fuori dalle mura del Comune di Pianella “l’Università dell’arrosticino”, come veniva definito da tutti i buongustai Abruzzesi e non.

A conclusione, se la tradizione degli arrosticini a Pianella è ancora molto viva, è grazie anche alla famiglia di Leonardo, detta “Cungarelle”, antica famiglia di pastori che fu tra i primi ad aprire alla commercializzazione (anche con i paesi dell’est), alla macellazione degli ovini e oggi anche aprendo un punto vendita e degustazione degli arrosticini.

Oggi non c’è casa a Pianella, come in tutto il circondario, dove non ci sia na furnacelle da dove almeno una volta la settimana si vede alzarsi il fumo e l’odore inconfondibile de le rrustolle, così come in sagre e feste di paese, come quella della Festa della Birra di Pianella, predomina, a livello culinario, il famoso piatto de “le rrustolle e pane honde”, ovvero arrosticino e pane unto d’olio.

A Pianella il 17 luglio 1966 si svolse la 1^ Sagra degli arrosticini” d’Abruzzo.

Musa Ovina

ll mito della Musa Ovina, affascinante animale mitologico immortalato in una misteriosa fotografia di fine ‘800 presenta sul pelo una singolare decorazione.
La foto ad oggi rimane un mistero e le notizie a riguardo sono davvero poche: lo scatto sarebbe stato effettuato da un fotografo olandese che all’epoca percorreva l’Italia mentre si dirigeva a Sud, mentre si parla dell’esistenza di una edizione francese del Manuale di Zoologia Fantastica di Jorge Luis Borges, pubblicata nel 1968, in cui tra gli animali fantastici compare proprio la musa ovina. Il riferimento sarebbe poi stato misteriosamente omesso nell’edizione definitiva del 1969.

BIBLIOGRAFIA:

Catalogo Premio Nazionale Lettere, Arte e Scienze - Selezione di Poesia "G. Porto" dicembre 2024 - Tipografia MASTRO srl - Cepagatti (PE)

Francesco AVOLIO, docente di Linguistica Italiana all’Università degli studi dell’Aquila, documento “Il mistero degli Arrosticini”

Eliseo MARRONE, Il granaio d’Abruzzo…, Pescara, 2012.

SITOGRAFIA

Vittorio MORELLI : parolmente.it/la-transumanza-e-i-regi-stucchi-di-pianella-per-la-storia-della-pastorizia-in-provincia-di-pescara-2/

Alessandro MORELLI: parolmente.it/le-medaglie-per-gli-arrosticini-pianella-civitella-casanova-loreto-aprutino-le-sagre-di-pianella-nella-seconda-meta-del-novecento/

Silvia SCORRANO https://rosa.uniroma1.it/rosa03/semestrale_di_geografia/article/view/16784/16133 http://www.neveappennino.it/news/abruzzo-la-antica-foto-degli-arrosticini/

www.reteabruzzo.com/2013/08/12/castelvecchio-transmediale/

http://www.progettomusa.it/home.html

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