VEXATA QUAESTIO del toponimo PLANELLA

VITTORIO MORELLI / Mer 13 aprile, 2022 /

Nell’anno 1006, viene citato per la prima volta dal Chronicon Casauriense il toponimo Planella [...] intra fines flumine Tabe (Nora et Piscaria) [...] con la metà dell’acqua sua[…]1.

Il toponimo Planella o Plenilia, Planulìa era diffuso anche in altre località della penisola e probabilmente deriva dalla conformazione del terreno antropizzato o dalla natura geologica stessa, planus, pianoro, situato sui terrazzi del Tavo-Rio, della Nora e del fiume Pescara.

I possedimenti benedettini nell’agro di Pianella sono attestati nella Cronaca di Casauria già nel nono e decimo secolo; il toponimo Planella, con la sua identitàterritoriale, era secondario all’entità feudale di Breliano, Linari e S. Desiderio, così i possedimenti de L’Astignano e di Castellana superavano per importanza economica Pianella; Planella era una piccola realtà fortificata, il cui toponimo era stato mutuato dalle popolazioni precedenti, che indicavano i pianori, i terrazzi col termine Planus, lu Plane.

Ciò non esclude la presenza del toponimo in altre località d’Italia, così vale per il periodo italico romano ed alto medievale; la voce popolare Planolle potrebbe indicare la derivazione da planus, in dial. lu plane, le plane.

La documentazione al riguardo è carente o addirittura inesistente; le carte del IX-X-XI secolo non si trovano o sono andate distrutte. Il secolo XI è la prosecuzione del X, del IX, del secolo VIII e così via andando a ritroso. Della vexata quaestio, si puòaffermare il tutto e il contrario di tutto. Mancano le prove documentali, per cui ci possiamo affidare alla vox populi.

Le Cronache benedettine trascrivono nel 1100 circa, concessioni, vendite, cambi, riportando a fatica documenti ante anno Mille, per cui o accettiamo per buoni alcuni riferimenti storici o mandiamo tutto a mare: non mi sembra che sia questo il problema.

Luigi Sorricchio afferma: Difficile è dire dove, nel Piceno, fossero queste genti, che appaiono di poca importanza e non raccolte in centri. Solo Plinio li nomina una volta tra i Pausolani ed i Ricininenses (Pausolani e Recanetesi d’oggi) nella descrizione della V Regione. Parrebbe quindi che fossero da ricercare oltre l’Elvino ed il Tronto. […] Per quanto non abbia alcuna notizia di un centro chiamato Pleninia, è d’uopo tuttavia ammettere che almeno un vico dovette esservi dove i Pleninenses adoravano i loro lari ed amministravano il loro comune patrimonio2.

Molti storici locali si sono affidati alla tradizione storica, tramandata da un lettore all’altro; Sappia de Simone negli Appunti sui Popoli Pleninenses, in RASLA, si addentra nel vespaio della toponomastica e, nonostante le contrapposizioni, le confutazioni, non riesce a tirare il ragno dal buco, solo contesta le presunte fonti utilizzate. Lizza era di casa nel palazzo de Felici!

Nonostante avesse la possibilità di consultare le varie monografie su Pianella e gli appunti curati dai de Felici e nonostante tenesse la possibilità di consultare i registri delle Deliberazioni Comunali e scandagliare negli Archivi e Biblioteche, Sappia ha prodotto solo contestazione nei confronti dell’agrimensore e perito di campagna Alterisio Lizza, riversando fiele, rabbia e invidia. Sembra di stare in epoca covid-iana, che ha dato alla testa a diverse persone.

Premesso che errori di 200-250 chilometri al tempo dei Romani era un fatto noto agli stessi geografi, ma ciò non risolve il problema, perché terreni pianeggianti, pianori, terrazzi erano diffusi ovunque e il popolo ripeteva l’espressione a lu Plane, a le Plane, a le Piane; Pianella potrebbe significare piccola pianura, una Pianella.

Nessun notaio, storico, geografo avrebbe codificato nell’anno tot, giorno tot, mese tot la dizione Planella, Planulìa o altro; perché un toponimo venga codificato dalla letteratura, occorre che ci sia un fatto accaduto di rilevanza nazionale e questo non rientra nel nostro caso.

Anche lo storico tedesco Gerhard Scherling in Pauly Realencyclopädie si è cimentato con il popolo Pleninense, risolvendo il caso nel localizzare Plenilia nell’area del Pesarese, tra Cupramontana e S. Ginesio, perché Plinio nella sua Naturalis Historia, III, 111, ne ha indicato l’ubicazione; anche Plinio, scrivendo le sue opere a tavolino, si sarebbe potuto sbagliare.

La geografia, la geologia, l’idrografia, l’orografia, insieme alla antropologia e alla storia, hanno avuto un ruolo determinante nella formazione e codificazione dei toponimi.

La questione rimane aperta e chi vuol dare certezze, scoprirà il fianco agli storici, con il rischio di essere infilzato due volte.

1 Chronicon Casauriense, foglio 171r., XII secolo, Bibliotèque Nationale de Paris,  in Dasp.

2 L. Sorricchio, cfr Sappia de Simone, Appunti sui popoli Pleninenses e Pianella.

Bibliografia

V. Morelli, Historiae de Planella, Penne, 1979.

V. Morelli, Pianella tra storia e iconografia, Azzate Varesina, 1994.

V. Morelli, Toponimi della Provincia di Pescara, Pescara, 1987.

H. Sappia de Simone, Appunti sui popoli Pleninenses, in RASLA, a. IV, ff. V-VI, pp. 276 sgg,Teramo,       1889.

E. Marrone, Il granaio d’Abruzzo …, Pescara, 2012.

Sitografia: Parolmente, 21 Marzo 2021, La storia dei Pleninenses

L. Sorricchio, Hatria, Atri, Libro II, La confederazione picena, Tip. Senato, Roma, 1911, p.50

Foto: Chronicon Casauriense - Wikipediait.wikipedia.org

ll Blog Parolmente.it, si propone di promuovere il territorio, attraverso la diffusione di notizie a carattere turistico, ambientale sociale, politico (apartitico) e culturale.
Copyright © 2022 Parolmente.it All Rights Reserved
Instagram
magnifiercrossmenu