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Un po' di linguistica: imprecazioni, esclamazioni, chiavi di sostrati linguistici molto remoti.

DI RUMOR.

Dalle imprecazioni, bestemmie, esclamazioni di gioco, interiezioni, sfuggite all'influenza della lingua dominante, si ricavano chiavi linguistiche molto antiche.

Il popolo chiamava le cose con il loro nome e cognome senza ombra di scandalo.

Il breve studio è una disanima linguistica, filologica, semantica di alcune espressioni popolari.

Dai semantemi si è  verificata la moltiplicazione dei lessemi, per germinazione.

Bisognerebbe risalire alle parlate antiche del Lazio e dell'Abruzzo, l'osco sabellico, il latino, il latino falisco, il piceno, il retico, l'etrusco, l'umbro, alle lingue italiche, sannitiche per scoprire la chiave di volta di alcune espressioni tipiche e peculiari di una piccola comunità.

L'etrusco non era molto distante rispetto al latino arcaico, all'osco, al sabellico. Dal IX-VIII-VII secolo A. C. inizia la diaspora delle parlate, ovvero l'allontanamento dalle lingue madri e le parlate si distanziano sempre più, come è successo per gi idiomi abruzzesi nel Medioevo.

Nel teramano, nel detto:

AdDoje ad-Doje,

povera fija moje,

se nne ere lu busce de la pisciattoje,

n'atre mbò crepoje,

permane la desinenza oi, ai del genitivo locativo, così per a moje, a toje (Caprara) rimane la desinenza arcaica del dativo.

A Popoli, Bussi e Pratola Peligna si dice quadraje, peperaje; aje è una desinenza del dativo e locativo di ritorno o una formazione suffissale desinenziale autonoma?

Da FACERE derivano FABER, da fa-fer, ferraro, fabbro, fabbrica, ferraiolo, ferrara, ferreria; FARFUGLIARE significa tentare di parlare correttamente.

Dalla radice  e  sostrato FA  sono derivati FELLARE, FIERI, FACERE, fare, partorire, tagliare, succhiare, FOTTERE, FOTTUTO, SFOTTERE, SFOTTUTO.

Da FACIES e FACERE derivano FACCIA, MASCHERA, dall'etrusco PHERSU, maschera, faccia; derivano pure FACCIATA, FATTO, FACTOTUM, FATTISPECIE, EDIFICARE, PURIFICARE, CARNEFICE, MODIFICARE, LUBRIFICARE, SEMPLIFICARE, ARTIFICIO, BENEFICO, PROLIFICO.

Il contrario di FACERE è IN-FICIARE; FACILE, il contrario è DIFFICILE.

Dal fenomeno linguistico, derivante dalla vocalizzazione prima e dalla lallazione poi, fenomeno tipico dei bambini e in modo rado negli adulti, si formano nuovi fonemi e lessemi, che caratterizzano la parlata di una comunità: dalla radice si passa al sostrato, al lessico, al gergo.

La lallazione è soggetta alla legge del risparmio energetico, che tenta di accorciare le parole, di scambiare i suoni duri con quelli dolci; alla C sostituire la G, alla consonante doppia sostituire la singola, alla T occlusiva alveolare sorda sostituire la dentale nasale D.

I bambini, all'età di tre o quattro anni, tentano di formare un loro linguaggio: facete per fate, dicete per dite, dicio per dico, coprito per coperto.

La lingua è un fenomeno in continua evoluzione e formazione; un fenomeno vivo e biologico; matura con il sistema fonico attraverso gli organi: la bocca, il naso, la gola.

Dal lessema (unità minima con significato) FELLATIO, passato nel latino volgare o tardo latino degli Italici, si ha il verbo FELLARE, succhiare, da cui deriva la féllacciane, fico nero per assimilazione e trascinamento di FICA, lu féllacchje, fico nero o fiorone; da qui.   per il risparmio energetico, si avrebbe la felle de pane, che sta per fetta di pane. L'espressione scarfèllà la facce: graffiare a sangue la faccia è tutto un programma.

Il trigramma latino o suffisso TIO, in latino, ZIO in italiano, con la Z  dura o sorda si passa alla Z dolce o sonora che si trasforma in K dura Fellakkje e Fellaccia-ne  in C dolce, CIO-CIA.

I Romani preferivano mangiare lo iecur ficatum, fegato ripieno di fichi, che addolcivano l'amarognolo del fegato.

A Chieti, al mercato, si vendevano le fìcuere cujunare e le pere a cujuna d'àsena.

Il verbo dialettale, 'ngazzaféllà, riassume ed ingloba più significati e lemmi: in ingressivo, in aggiunta dell'endiadi cazza, pene, e féllà, da fellare, penetrare, che significa in dialetto farsi ingannare, cadere nel tranello. Il verbo racchiude tutto un programma della vita vissuta a livello popolare.

Per lo scambio di significato oppostoo polisemia, fallo s.m.s.indica l'organo maschile; il termine fallocchje indica il tiro andato avuoto; da qui far fica agli avversari, cioè costringerli a perdere; il fallo nel campo sportivo indica un'azione non corretta, ovvero fallosa.

Da FALLO derivano fallocchje, andare a vuoto; fahocchje, fare-cocchio?. costruttore di carri agricoli. Da FIGA, dal verbo facere, derivano figata, il contrario sfigata

In italiano fellone indica una persona che tradisce all'improvviso in cambio di una grossa contropartita; fellone: venir meno ad un patto.

L'espressione FAR FILONE a scuola significa venir meno ad un impegno; da qui il verbo FALLIRE, andare a vuoto.

Da FARE derivano FATTORE, FATTORIA, VACCA o GIUMENTA FATTRICE, FATTUCCHIERA, dial. la FEJATE, il parto, lu FEJE, lat. FAMILIA.

La FARFORCHJE, far-forchje, da far e forchje, indica la forca, canna appuntita con finale a M.

Il verbo  con il prefisso SCAR egressivo+FELLA', fellare, significa rompere la FACIES.

La imprecazione Bbuldùela, vai al diavolo!, è formata da due lemmi: Bull, voce germanica, che significa toro e devel, voce sanscrita, che significa diavolo, dio del male.

La imprecazione è di origine molto antica e risale almeno al 1000-1200, quando cavalieri germanici e longobardi si scontravano a duello.

SGRÈTTELE = da GRA, RA, roccia, con la s disgregativa; SGRÉJELÉ = togliere, uscire dal guscio, crescere, svezzare.

L'espressionedialettale sciahura sorde potrebbe risultare dall'endiadi sciagura e sorte. Esclamazione ahimè, povero me!

Il grafema è una piccola unità grafica, che unita ad altri grafemi, dà origine a più digrammi e trigrammi, formando il verbo, la parola.

Le inflessioni gergali dovute all'auto formazione del linguaggio,  erano soggette alla metafonesi, variazione della vocale all'interno della parola (lu cane, li chine, lu solde, le suolde).

La morfologia, la forma della lingua, racchiude i fonemI, la fonologia, la fonetica, i morfemi, l'accento tonico, l'accetto atono e la sillaba atona.

La fonologia è caratterizzata dagli accenti: tonico, fonico, atono, sdrucciolo (SGRETTELE): zappa in italiano si pronuncia con la z dolce e zappe in dialetto con la z sorda.

In diversi casi il micro fonema nelle parole dialettali si appoggia al proclitico,  alla consonante successiva assumendone la fonìa.

La GLOSSA, indica una linea geografica linguistica, in cui si parlano gli stessi lessemi di identico significato, le glosse.

Il GLOSSARIO, nelle pubblicazioni, relazioni, nei testi specifici, indica un elenco di termini specifici e circoscritti ad un tema.

Un'area linguistica abbastanza uniforme ed omogenea è segnata dalla glossa, una linea immaginaria tratteggiata sulla cartina geografica che racchiude morfemi, fonemi, lessemi abbastanza vicini e aderenti nella pronuncia e nel significato, le cosiddette isoglosse.

All'interno della mappa linguistica ci possono essere piccole differenze lessicali, fonetiche, morfologiche e sintattiche, lasciando indenni le radici, il semantema.

Esempio: un'area linguistica omogenea è l'area vestina che parte dalla foce del Pescara arriva alle porte di Silvi, (jozze, aremenozze), scavalca la cittadina  coprendo tutto il Teramano; arriva a Capestrano, passa per Secinaro e tornando indietro, scavalca Popoli, Bussi, Pratola Peligna (le quadraje, lu peparaje), tocca i paesi della Maiella e del Morrone, arriva nel basso Chietino e tange il Molise.

Le comunità abruzzesi, escluse dalla glossa, si sono formate successivamente in modo autonomo o hanno risvegliato i sostrati scomparsi altrove, formando una lessicologia autonoma.

Il modo di dire di una lama che non taglia più: s'à marrunète, potrebbe derivare dal latino maro-maronis e dall'etrusco maru, funzionario, magistrato; prende il significato di si è ingentilito e non più adatto a compiti rudimentali.

Dall'etrusco rumon, fiume, e dalle lingue italiche  prossime, che derivano dal sanscrito, potrebbero derivare i toponimi e gli idronimi ROMA, TIRINOCAPESTRANO, caput rann, ATERNO, che significa tra il fiume.

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