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"Un biglietto dal passato. I Leopardi di Penne e l'inganno dei Tribuni"

di PARIDE MARIOTTI.

A Penne, nel cuore dell'Abruzzo il nome dei Leopardi era sinonimo di prestigio. Nobile casata baronale, imparentata con famiglie illustri, per secoli aveva abitato e governato la città, ricoprendo incarichi di grande rilievo. La loro ricchezza è il loro potere erano noti a tutti - e proprio per questo attiravano anche l'invidia e l'inganno.

Dopo l'uccisione di Giuseppe Maria Leopardi di Penne, un'altro episodio scosse la sua famiglia. Negli anni Trenta Dell'Ottocento, dopo essersi informato sulla sua data di morte, un parente, Antonio Tribuni, residente a Francavilla, si presento' agli eredi con un documento inquietante: un vecchio biglietto di debito, datato 25 gennaio 1776,per la somma di 3570 ducati. Secondo Tribuni, Giuseppe Maria lo avrebbe sottoscritto a favore di Donatantonia Tribuni della quale egli si diceva erede.

Ma quel foglio, più che una prova, sembra una provocazione. Dopo oltre cinquant'anni, appariva intatto, senza una piega, senza il minimo segno del tempo. Inoltre, risultava redatto a Penne, luogo dove la presunta creditrice non era mai stata, e ricompariva all'improvviso a Francavilla, come un fantasma del passato mai visto da nessuno.

I figli di Giuseppe Maria - Concezio, Camilla, Vincenza, Marianna e Antonia, insieme ai coniugi Matilde Leopardi e Giuseppe Forcella - non ebbero dubbi. Citarono Antonio Tribuni in giudizio e chiesero al Tribunale di Teramo di sottoporre quella firma a una perizia calligrafica. Davanti alla Corte denunciarono apertamente il tentativo di truffa, ricordando come Tribuni non fosse nuovo a simili manovre:solo pochi anni prima, nell'agosto del 1830, aveva già falsificato una procura del barone Giuseppe Forcella, durante un consiglio di famiglia. Le indagini diedero loro ragione. Il presunto debito non compariva nel testamento di Donatantonia Tribuni, che in vita non ne aveva mai fatto cenno. All'epoca dei fatti, inoltre, ella aveva appena 36 anni, non gestiva affari finanziari e non avrebbe mai potuto disporre di una somma tanto ingente.

A rendere tutto ancora più inverosimile era la situazione economica delle parti coinvolte. I Tribuni non erano ricchi, i Leopardi, invece, lo erano eccome. Giuseppe Maria era noto come "uomo denaroso", tanto che nel 1767,in occasione del matrimonio con Vittoria, fu lui a prestare 2000 ducati al suocero Francescantonio Tribuni - nonno dello stesso Antonio - per garantire la dote della figlia.

Difficile credere che un uomo simile avesse bisogno dì contrarre debiti.

Il Tribunale di Teramo pose fine alla vicenda :il biglietto venne depositato in Cancelleria e non poté più essere ritirato. Al legale di Antonio Tribuni, don Girolamo della Cananca, furono concessi tre giorni per confessare i fatti. In assenza di replica, essi sarebbero stati considerati definitivamente accettati.

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