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Trappeti ed olii a Pianella nel 1847

LORIS DI GIOVANNI.

Fonte: Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato, ovvero descrizione topografica, storica, monumentale, industriale, artistica, economica e commerciale delle provincie poste al di qua e al di là del Faro e di ogni singolo paese di esse. Filippo Cirelli 1853.

Un contributo importante per la storia dell'olio a Pianella ed un inedito del barone Camillo de Felici sul tema, ho rintracciato in uno dei fascicoli che compongono l'opera Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato del 1853. Un impegnativo progetto editoriale. L' opera, che iniziò a stamparsi nel 1853, restò incompiuta a causa della morte del suo curatore e per la fine del reame Napoletano. Il Regno descritto ed Illustrato ripercorse ed ampliò le linee di indagine che alcuni decenni prima avevano percorso già altri lavori ed altri studiosi, come la Descrizione di Giuseppe Del Re o il Dizionario di Lorenzo Giustiniani.

Uno degli elementi di modernità dell'opera curata dal Cirelli fu quello di riservare ampio spazio al folklore. Egli intuì che le tradizioni popolari sono elemento primario per chiarire e documentare la vita e il processo spirituale di una terra.In quest'opera incompiuta si può scorgere un'anticipazione di quelle ricerche che verso la fine dell'Ottocento vedono impegnati dall'Abruzzo alla Sicilia, studiosi del calibro di Antonio De Nino, Vittorio Imbriani, Salvatore Salomone-Marino e Giuseppe Pitrè. Non poteva mancare in questo volume il fascicolo dedicato a Pianella. Divisi per paragrafi si analizzano nel dettaglio, con singole voci, l'aspetto del Paese, l'etimologia, l'archeologia, l'Arme del Comune, la storia e tanto altro ancora. Un'attenzione particolare, visto il periodo storico, è riservata all'agricoltura, con una dettagliata descrizione delle coltivazioni, degli strumenti e dei terreni.Una di queste rubriche, quella di pagina 114, è intitolata TRAPPETI ED OLII e, visto che mai è stata da quel tempo rieditata, ho voluto rendervela nella sua interezza anche e soprattutto per la fonte citata, anch'essa, ad oggi, inedita.

TRAPPETI ED OLIIAl Commendatore de Felici, che nel 1847 sedeva consigliere nella Intendenza teramana, fu commesso l'osservare i trappeti della nostra provincia.Egli, girando, notava, essendo da ciò, la loro costruzione, il modo del macinare, l'utile che se ne avea, ed in una memoria che lesse nella Società Economica, riferiva quanto avea durato di diligenti osservazioni, e quanto credeva di immegliamenti pei trappeti. Mi varrò di questo lavoro."Sono in Pianella 12 trappeti, con 18 macine e torchi detti a trabocco. Uno ha il torchio ad argani: nel trappeto di De Felici si serbò il torchio a trabocco, ma nel fattojo aggiunsero due torchi ad argani, ed uno idraulico, e notarono, che col torchio a trabocco si hanno da 24 tomoli di ulive tre rotola di meno da quello che si otterrebbe con l'altro ad argano: ma il torchio idraulico restituisce questa quantità. Il vantaggio della pressione idraulica su quella ad argano, è molto per risparmio di tempo: in 36 ore fa quanto l'altro in 48 ore. Un torchio idraulico è stato introdotto anche a Città Sant'Angelo dal signor Emidio Coppa, intelligente ed operoso per faccende agricole.Da questo comune (Pianella) si hanno 4.000 cantaja di olio, certi anni 8.000, e certi altri anche 12.000, e se ne consumano 1.000 cantaja, o poco dal più al meno.

Gli olii sono di due qualità, dolce e forte.Il dolce è limpido e lampante, ha colore ambra: colte le olive si tolgono i pediccioli e le frondi, si allargano negli spanditoi per impedire la fermentazione, ed indi a pochi giorni si macinano, e da esse si hanno gli olii fini.Quelli che diciamo forti, sono pure limpidi, ma di così reo sapore, che al gusto ne viene noja e spiacere. Gli olivi da cui si hanno, si pongono a conservare negli olivai, che sono cellette a volte di mattoni, con malta di calce e pozzolana, e con pavimenti inclinati perché scolino le acque vegetabili. Per lo più il livello di questi olivai è più alto di quello del trappeto, ed hanno un foro al sommo la volta, da dove si mettono le olive, ed un altro alla base per cacciarle. Quando sono pieni, vengono chiusi questi fori per impedire l'aria, e perseverare da fermentazione acida o putrida le olive. Le quali acquistano in questi olivai quelle tristi qualità per cui gli olii che danno li diciamo forti; e tranne i contadini che l'usano per cucina, non ce ne serviamo che per lumi, per sapone, per ungere la lana: il più si vende".

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