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Sostanziamo e antropizziamo cum substantia i Palazzi e le Case Gentilizie Genìe De Felici e Brancadoro

VITTORIO MORELLI

Nel 1666, 12 gennaio, avviene la vendita di censo da parte di Giovanni Brancadoro alle monache di Chieti.

Donna suor Morotea Valignani, badessa, donna sorella Cecilia Valignani e Giuseppa Caglianisci, procuratrici e agenti del monastero delle monache di S. Chiara della Città di Chieti, dichiarano di possedere un capitale di 200 ducati; Nicola Miniscalco di Bucchianico e Giovanna Firmani, sua moglie, dichiarano di possedere un capitale di 200 ducati.

Nel 1703, in Casa di Carlo de Felici viene rogato un atto dal notaio Melfi, dove Anna Maria Brancadoro compra una chiusa dal dottore fisico Francesco Gazza della Terra di Rosciano della capacità di un tomolo, alcune coppe e stoppelli in Contrada Fontanoli.

Nel 1704, Marco Antonio Verrotti ordina al notaio Mevio che "li denari contanti", dopo la sua morte, siano consegnati al Sig. Domenico Antonio de Felici, quale dovrà consegnarli a sua volta ad Agostino, Candia ed Angela Verrotti. Questi ultimi, insieme al loro tutore Domenico Antonio de Felici, dovranno altresì dare ducati 4 al curato del Ss. Salvatore, al fine di far riparare il calice della Chiesa stessa.

Nel 1706, 2 febbraio, in Casa di Domenico Antonio de Felici, posta nel Rione del Ss. Salvatore, Domenico Antonio dichiara di possedere in affitto il Castello del Feudo di Cippagatti per lo spazio di 18 anni, iniziato nel 1668, e tenuto in affitto l'herba e pascolo di herbaggi in Rosciano e Nocciano, servitosene detto herbaggio per le giumente ed altri animali.

Tra Domenico Antonio de Felici della Terra di Pianella e la Signora Efigenia Probi della Città di Atri da una parte e dall'altra il Sig. Pier Felice Donati della Terra di S. Valentino vengono stipulati Capitoli, Patti e Convenzioni per il matrimonio tra Felice Donati, fratello di Angelo Antonio, e la Signora Luisa de Felici, figlia, nipote e sorella rispettivamente di Domenico Antonio e Gesualdo de Felici.(controllare atto)

Domenico Antonio de Felici supplica, come un mese fa Domenico Antonio Calderale e Antonia Medori, coniugi, mandarono a prendere il Regio Assenso per una casa sita dentro la Terra di Pianella nel Rione di S. Antonio e che parte di essa era di natura gentilesca; come per tale porzione gentilesca si richiede anche per l'alienazione l'Assenso del Serenissimo Padrone, ma con l'obbligo di pagare alla Camera Serenissima la 3a parte del prezzo.

Il conte Geronimo Pagano da Ortona, il 13 dicembre 1705, fa risposta positiva per conto di Francesco Farnese duca di Parma.

Nel 1720, Costanza di Valerio di Apollonio, moglie di Francesco d'Andrea, concede un censo di ducati 20 ad Annamaria Brancadoro di una casa di 4 membri, due superiori e due inferiori, posta nel Rione di S. Leonardo.

Nel 1725, don Giacinto Labieni e Domenico Brancadoro, con gli eredi, concedono a Filippo Onofri, patrizio chietino, un censo annuo di 13 ducati e ½, per capitale di censo di ducati 150 ciascuno, in forza dei Capitoli Matrimoniali del 20 marzo 1676. Tale rendita proveniva da una chiusa di olivi e casa rustica sita in contrada Fontanoli.

Nel 1726, 21 gennaio, avviene una retrovendita di censo fatta da Anna maria Brancadoro a favore di Anna Pignatari.

Nel 1727, 10 gennaio, don Nicola de Felici, priore del Sacro Monte dei Morti, rappresenta alla Signoria Vostra di aver fatto accendere la candela sopra la gara di aggiudicazione dell'enfiteusi della casa che il Sacro Monte dei Morti possiede nel Rione del Pisciarello. Le offerte vengono fatte da Paolo Palumbo e Sabatino Cavallone.

Il 14 maggio 1728 Anna Pignatari, moglie di Giovanni Candeloro della Terra di Pianella in Provincia d'Apruzzo Citra, possiede una chiusa con ulivi e vigna sita nella contrada di Vicinazzo ed una casa di due membri nel Rione di S. Antonio con una apoteka di ducati 15 di censo a favore della magnifica Anna Maria Brancadoro.

Nel 1723 in di Casa Carlo de Felici venivano rogati gli atti notarili; un atto rogato dal notaio Melfi, assistito dal regio giudice a contratti Pignatari, viene stipulato a favore di Carlo de Felici per un terreno in contrada Salmacine.

Nel 1723, la vedova Antonia di Pentima, moglie del fu Berardino Astolfi, possiede una vigna con 3000 viti, piante di ulivi sopra i terreni del magnifico don Carlo de Felici in contrada S. Nicola del valore di 35 ducati. Essendo vedova e sola, e, non potendo coltivare più il terreno, dovendo soddisfare a Carlo de Felici l'annuo canone di ducati 10, chiede il Regio Beneplacito per rinunciare al suddetto affitto.

Nel 1725, 2 maggio, Carlo asserisce di possedere, per conto del Procuratore, nella contrada del fiume Nora un pezzo di terra lavorativo e parte incolta, cioè 6 tomoli lavorativi e tomoli 54 incolti con 228 piedi di querce, confinante con i beni della Serenissima, col fiume Nora ed altri confini, del valore di ducati 219.

Il 1 agosto nel Palazzo di don Carlo avviene una permuta di casa fatta da Anna Pignataro a favore di Carlo e Gesualdo de Felici; Carlo e Gesualdo asseriscono che negli anni addietro Anna e Lucia possedevano due case, una nel Rione di S. Domenico di due membri e l'altra nel Rione del Ss. Salvatore di 4 membri, confinante con la Casa de Felici.

Carlo e Gesualdo possedevano nel Rione del Ss. Salvatore una casa di 3 membri, di cui hanno fatto la permuta con Anna e Lucia.

Nel 1726, 15 gennaio, avviene una retrovendita di chiusa fatta da Gesualdo de Felici a favore di Costantino e Gaetano Simonacci. Gesualdo asserisce di aver comprato da Giovanni Antonio Simonacci un pezzo di terra nel tenimento di Moscufo nella contrada di Cerro.

Nel 1729, nel palazzo di don Carlo de Felici avviene una atto in cui il canonico don Heberto Sansonio Probi della Città di Atri e la signora Olimpia Appignani della suddetta Terra, asseriscono che, per mano del notaio Matteo Bianchi di Atri, insieme a don Giustino Appignani e don Heberto Antonio Probi, suo principale, fra gli altri beni, possiedono un terreno con casa rustica con ulivi e querce di tomola 24, sito nella città di Atri e di cui Carlo diventa erede?

Carlo teneva beni in contrada S. Angelo, nel Pisciarello, in S. Nicola, in Morrocino, in Astignano, in S. Lucia, Cupello, un'officina (speziaria) nella Piazza Grande, in Ss. Salvatore, Nora, una masseria in contrada S. Martino di Chieti,

Nel 1731, nell'Aromataria del magnifico Bartolomeo Pamphili, viene registrata e stipulata una Società di Spezieria tra Bartolomeo Pamphili e Saverio della Puca ed ambedue le parti hanno confessato e dichiarato che Bartolomeo possiede una spezieria seu officina di medicamenti e droghe, olli seu vasi, ed ordegni destinati per uso speziaria medicinale.

Saverio della Puca con plegio del canonico Giambattista della Puca stipula un contratto di capitale, cioè a capitale salvo e guadagno comune, per la contratta Società.

Saverio della Puca è speziale privilegiato della spezieria aperta sotto il Palazzo di don Gesualdo de Felici, sita nella Piazza.

Segue una nota delle droghe e delle spezie: nell'elenco si trovano notizie sulle quantità dei vari spiriti, tinture, distillati, canfora, balsami, pillole, estratti officinali, vari tipi di sali, pietre, oro, scatole, bilance, banconi, recipienti, alambicchi di rame, bilancini, setacci, mortai di pietra, piccoli recipienti stagnati, un carrafone, imbuti di vetro, bicchiere di Boemia, un torchio da cavar oglio di mandorla dolce ed ordegni, setacci di pelo e di seta, etc.

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