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Sostanziamo e antropizziamo cum substantia i Palazzi e le Case Gentilizie - Genìa De Caro

VITTORIO MORELLI 

Nel Palazzo di Giambattista Sansonio de Caro e nella casa del reverendo Odoardo de Caro si rogavano atti notarili nel 1722 e 1730.

Nell'anno 1717, 20 aprile, nella Casa dell'Abbazia di S. Spirito, il notaio Melfi ha rogato una atto testamentario.

Giovanna Apolllinare de Caro "derelitta" della Città di Penne in Abruzzo Citeriore, moglie del già Tommaso de Caro, commorante in Pianella, espone una supplica a favore del figlio Silvio de Caro.

Nel Convento di S. Domenico, 1720, 23 aprile, testimoni Taddeo Miozzi, Michele Pignataro, Giuseppa Franco, si sono costituiti Silvio de Caro, erede di Tommaso de Caro, padre, il quale era debitore di 60 metri di olio, che si fece seguire e vendere una casa con forno, consistente di 3 membri, sita nel Rione del Casaleno.

La casa dove abita ed una fornace da cuocere mattoni nella contrada del Rivo restarono a Carlo Claudio per il prezzo di 70 ducati che ne prese possesso con decreto della Regia Udienza di Chieti il 27 marzo 1668, nella cui udienza Claudio dichiarò di non avere altro che il puro nome e che il denaro si doveva al Sig. barone Toppi di Chieti.

La dichiarazione porta la data del 1669, con la quale il Sig. barone retrocedette al Sig. de Caro la casa con forno e fornace per la somma di ducati 70, che il de Caro promise di pagarli il 10 marzo di detto anno e di corrisponderne l'interesse alla ragione del 9%, anche se non passasse il triennio e se ne stipulò lo strumento per mano del notaio Schips.

Il suddetto Sig. de Caro, alli 25 aprile 1672, appresso gli atti delle due cause civili di Chieti, retrocedette al Sig. Toppi il forno e la casa e poi si rilasciò il beneficio a de Caro della fornace suddetta.

Addì 7 settembre 1677, appresso gli Atti delle seconde cause civili di Chieti, il de Caro assicurò al barone Toppi ducati 11, ducati 9 disse che di dover dare a Girolamo ed altri di Brancadoro di Pianella per il capitale di ducati 100; il barone Toppi retrocedette al de Caro la casa di tre membri con forno, con la riservativa del dominio, pendente la soddisfazione.

Addì 21 aprile 1678 nel Civile di detta Città di Chieti.

Nel 1723, 16 giugno, nel Palazzo di don Rocco de Caro, alla presenza dei testimoni il magnifico Giacinto Labieni, Venceslao de Sanctis, si sono costituiti il reverendo canonico don Domenico Fratini di anni 60, il canonico Giovanni Battista della Puca di anni 55, Orazio Antonio Fusella di anni 73, Amico d'Apollonio di anni 72 e Domenico Cipriani di anni 35, i quali attestano di sapere per averlo inteso dire dal quondam don Silvio de Caro che nella Rocca Gloriosa vi era della loro famiglia solamente la signora Claudia de Caro e che, dopo la morte di quella, restava estinta la Casa de Caro, per la linea di Diego de Caro, fratello carnale di Federico de Caro (quest'ultimo capostipite della linea pianellese).

Nel Palazzo di don Rocco de Caro, viene stipulato un Atto nel 1723, 16 giugno, testimoni il reverendo don Sabatino de Lorito, il magnifico Giacinto Labieni, si sono costituiti Giuseppe de Martino di anni 80, Nicola Astolfi di anni 80 e Angelo Filippone di anni 84, Silvestro Astolfi di anni 80, Silvestro Antrodicchio di anni 70, tutti cittadini di Pianella, i quali giurano ed attestano di aver conosciuto il quondam Federico de Caro e Francesca de Caro, sua moglie, che avevano procreato 10 figli, cioè 4 maschi e 6 femmine, chiamati per nome: il primo Mario, Abate di S. Spirito, il secondo Giovanni Vincenzo, il terzo Antonio Flaminio Felice, il quarto Carlo Antonio.

Dei quali, 4 figli maschi, solo Giovanni Vincenzo si accasò con la signora Vittoria de Sanctis della Città di Ortona a Mare, dai quali si sono avuti 4 figli, cioè 3 maschi e 1 femmina: Gaetano, che fu abate di S. Spirito, Rocco, Rocco Guglielmo, che si accasò con Anna Grifoni senza eredi, Federico che morì bambino, Maria Antonia, monaca professa, morì in casa.

Delle 6 femmine, figlie di Federico: Lidia, Brigida, Claudia Chiara, Brigida Antonia morirono, Anna si accasò con Giuseppe Leognani Ferramosca barone di Civitaquana, Alessandra Antonia con Gasbarro Leognani Ferramosca barone di Civitaquana.

Attestano di averlo inteso dire da Giovanni Vincenzo e Carlo de Caro e dal quondam don Silvio de Caro, fratello di Federico, della Rocca Gloriosa. La loro famiglia resta estinta.

Nel 1729,23 settembre, l'abate di S. Spirito, don Rocco de Caro, fa un testamento a favore di Giambattista Sansonio e Domenica de Caro, coniugi.

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