Sant’Antonio: quando festeggiare? ….ironia di poeti.

GABRIELLA SERAFINI

Antonio è un nome diffuso nel nostro Abruzzo.  Ma il dilemma nasce se l’onomastico bisogna festeggiarlo il 13 Giugno o il  17 Gennaio. 

Il problema non è di poco conto, in quanto a Gennaio si festeggia Sant’Antonio “di lu purcelle” ossia Sant’Antonio Abate, rappresentato quasi sempre vecchio e come il santo protettore degli animali e più precisamente del maiale.

Nella tradizione popolare significa che in questa data bisogna festeggiare l’onomastico di una persona non più giovane, amante della buona cucina. 

Sant’Antonio di Padova rappresenta l’icona del grande taumaturgo, pieno di energie e sempre circondato dai gigli e si festeggia a Giugno. E’ chiaro che quasi tutti preferiscono questa data e guai a chi si azzarda di far cadere l’onomastico a Gennaio.

Scherzandoci su…ecco gli auguri che Giovanni Spitilli, poeta dialettale di Silvi, fa all’amico Antonio Blasiotti, anche egli poeta dialettale, di Penne, che sa ridere dei suoi e degli altrui difetti.

‘NTO, SALUTE                                                                     

Tu fi’ lu Sant’Antonie nghi li ggije               

o quelle che ttè ‘ccante lu purcelle?                    

Nni li sacce. E pi ddàreme cunzije                    

stu mumente ‘n ci sta manghe Gabrielle            

che mi dicesse: ‘Ntonie pi li ggije                                           

ci ha perse quasce ‘n tutte lu cirvelle!                 

E’ nu puete.  E ssi’ chi puhisije                                                 

j putesse fa scrive nu purcelle!-                        

O mi dicesse: E mbè, mo tu vu’ mette               

lu purcelle?! E’ la grazie e l’abbunnanze           

dentr’a la case.  E ‘Ntonie li rispette.                  

Scì li fiure: ma quande nu cristiane                     

j tè fame e s’arrùscele la panze,                                               

che ci mitte li fiure a lu tijane?                              

‘Ntò, mi pu’ dice:  E vva! Scì bbinidette!          

Pi ffa n’augurie mo ci vi’ di facce!                               

Aguardème li guance e la bbarvette                 

e dìceme se ppò tenè na facce

accuscì chi si pasce di viulette                                              

rambalupine e fronne di ramacce!-                    

E allora, ‘Ntò, ti manne stu bbijette                  

pi ddicete l’augurie che ti facce:

saccute ciarre ciarre di quartine,                                             

salute, amore, bbene e fantasìje,                         

catene di saggicce e furnacelle.                .

Se po’ ‘n t’avaste, ajjugnèce lu vine,                  

ma ‘n ti scurdà ch’ammezze a l’alligrìje                                     

nin ci sta male….chesta bbona pelle. (1)

          

 (1) ANTONIO, SALUTE

Tu festeggi il Sant’Antonio con i gigli

o quello che ha accanto il maiale?

Non lo so. E per darmi consiglio

ora non c’è nemmeno Gabriella

che mi dica: Antonio per i gigli

ha perso quasi la testa!

E’ un poeta. Ma quale poesia

potrebbe fargli scrivere un maiale!

O mi dica:” Beh, tu vuoi mettere

il maiale?! E’ la grazia e l’abbondanza

dentro la casa. E Antonio lo rispetta.

Sì, i fiori: ma quando un povero cristo

ha fame e la pancia gli borbotta,

ci mette i fiori al tegame?

Anto’, mi puoi dire: e va! Tu sia benedetto

per fare un augurio ci stai andando di muso!

Guardami le guance e il mento

e dimmi se può avere una faccia

così chi si nutre di violette

lupinella e foglie di erbacce!-

E allora, Antonio, ti mando questo biglietto

per dirti l’augurio che ti faccio:

tasche piene piene di quattrini

salute, amore, bene e fantasia

catene di salsicce e fornacelle.

Se poi non basta, aggiungici il vino,

ma non dimenticare che nell’allegria

non ci sta male…questo bel tomo.

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