RIME SINISTRE. Bruno D’Alfonso accusa i P38: provocazioni inaccettabili. Indaga la questura

8 Maggio 2022

8 maggio 2022 / Berardo Lupacchini /

Sul palco con il passamontagna bianco. Versi rap di carattere provocatorio, rime che rievocano le azioni delle Brigate Rosse, canzoni che finiscono per sembrare un’esaltazione della violenza che caratterizzò gli anni di piombo. E un caso vero e proprio che scoppia. E’ quello per l’esibizione della “P38 La Gang”, il gruppo musicale di quattro componenti che mantengono l’anonimato sui veri nomi.

Le loro canzoni inneggiano alle Br e all’omicidio di Aldo Moro, sono in giro per l’Italia e sono stati ospitati in un locale della Pescara vecchia nella serata del 25 aprile. Un concerto che però ha indotto Bruno D’Alfonso, luogotenente dell’Arma a riposo, a presentare un esposto alla Questura di Pescara che ha subito avviato le indagini. D’Alfonso è un cognome molto signficativo: è il figlio del carabiniere pennese Giovanni, vittima delle Brigate Rosse nell’azione che portò alla liberazione di Vittorio Vallarino Gancia, l’industriale vitivinicolo rapito ai fini estorsivi a Canelli il 4 giugno ’75 vicino ad Acqui Terme; il bagno di sangue avvenne il giorno dopo.

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