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La storia moderna di Pianella attraverso la documentazione archivistica.

3 - Memorie sull’antichità della famiglia De Felici attraverso due documenti del 1804.

DIEGO TROIANO.

Vengono in questa sede presentati due atti notarili, entrambi dello stesso notaio e stilati nel marzo del 1804.
I documenti avevano lo scopo di documentare l’antichità della famiglia De Felici nel paese di Cepagatti ed in quello di Pianella, e probabilmente sono stati fatti redigere per permettere a qualche rappresentante di essa di avere un appoggio per poter accedere a cariche importanti o per l’assegnazione di qualche onorificenza.
Il primo, redatto a Cepagatti, illustra nei minimi particolari, ed è per questo motivo che lo ripropongo trascritto quasi integralmente, un quadro, purtroppo oggi non più reperibile, esposto nella chiesa di San Rocco, raffigurante Pasquale De Felici, scampato ad una pestilenza, che ringrazia in ginocchio il santo. La scena è inserita in un paesaggio, con un paese contraddistinto da una torre e da un palazzo, che rappresenta con ogni evidenza lo stesso paese di Cepagatti.
Documento I
Il 2 marzo 1804, in Cepagatti e proprio nel palazzo dell’Illustre Marchese.
Alla presenza di Francesco Babore, e dei testimoni Leo de Ortensio, Ignazio Cantò e Alessandro Galasso tutti di Cepagatti si testifica che il Reverendo Parroco don Tommaso Cantò, il Dottor Fisico don Pietro Babore, don Saverio De Felci, il signor Cesidio Ortensio, tutti del suddetto paese si sono recati nella chiesa di San Rocco e che: “essendo entrati dentro dopo di aver osservato detta chiesa e riguardate minutamente tutte le pitture, nonché gli arredi sacri, hanno nella parte sinistra della medesima osservato e trovato un quadro antico, pittato a tela, dell’altezza di palmi undici e di latitudine palmi sette, con cornice antica di legno colorato nericcio di un palmo largo, nel quale hanno trovato una effige del glorioso S. Rocco che tiene nella mano sinistra uno sperdone e vestito all’uso pellegrinaggio, la mano destra riguarda sopra il capo di Messer Pasquale De Felici.
Egli poi si vede in ginocchioni sotto di esso santo, con le mani in venerazione e con un cappello tondo color seviglia fra le medesime. Si vede vestito all’antica foggia spagnola con veste quasi violana, con un manto color d’oro all’eroica, che dalle spalle gli cade sino ai piedi, barba folta e nera e quasi aggricciata alluso viaggiatore, con goniglia e manicini bianchi arricciati ed alluso parimente antico spagnolo. Alli piedi coturni e sperone.
E dietro le spalle alla parte destra si riguarda un cavallo bianco bordato alla ricca, tenuto per le briglie da un valletto o sia giovinetto servitore anche decentemente vestito all’antica, tenendo in testa una fascia avvolta di color cinabbro a guisa di turbante.
Di sopra si riguarda una gloria di angeli.
Più sotto monti, arberi ed alla parte destra l’effigie di Cepagatti nella quale si riconoscono il palazzo e torre marchesale, la Chiesa ed altre distinte abitazioni fuori la porta di Cepagatti suddetto, due persone vestite ed avvolte da manti lunghi con turbanti cenfusi in testa. Si vede un carro con un morto disteso tirato da un bizzarro cavallo seguito da un maccaciocio che tiene un pastorale in mano dimostrando essere un sacerdote o parroco di quel tempo.
Alla parte sinistra di sotto un cagnolino con una pagnotta di pane in bocca. Sotto di esso uno stemma gentilizio con tre spiche d’oro in campo azzurro guarnito con manto purpureo, dimostrando essere stemma del De Felici.
In un cartellone di sotto essa si leggono le seguenti parole Iconem hanc Divi Rocci era proprio Paschalis De Felici a Cipagatto sue devotionis ergo imprimendam curavit anno domine MDCLXI. Le parole Paschalis De Felici sono composte da lettere tutte maiuscole dimostrando esser contrassegni di persona colta e distinta.
Questo quadro dimostra che il Pasquale De Felici liberato dal morbo contagioso della peste fosse venuto a render gloria al santo.
Asseriscono [essi testimoni] inoltre che essendo passati indi alla chiesa del Suffragio ossia Sacro Monte dei Morti sita entro di essa terra da piedi alla medesima; nella parte destra esiste un altare del purgatorio ed a pie di una colonna laterale di esso, avervi trovata la seguente descrizione: De Felici fieri Fecit.
Come pure esservi una cappella a mano dritta di detta chiesa nel di cui altare si venera la Vergine Santissima del Rosario, col beneficio eretto dal detto Pasquale De Felici, di cui oggi ne è rettore il Reverendo Canonico Don Giovanni Errico Palermo per nomina avutane dalli quondam illustri baroni Don Zopito e Don Nicola De Felici, con l’obbligo di celebrarvi in detto altare messe trenta l’anno.
Asseriscono inoltre [essi testimoni] col fine della detta assertiva, che per dettaglio de loro antenati … di detta Terra, saper essi costituti fosse il messer Pasquale De Felici da circa due secoli addietro venuto dallo Stato Pontificio in Regno, si rifugiasse nel castello di Cepagatti perché perseguitato da banditi, per esser persona ricca; ed ivi teneva stipendiata gente armata a sue spese per sua difesa e di quella di quel Marchese di quel tempo.
[Infine essi testimoni asseriscono] esservi nella sagrestia di detta chiesa varie scritture antiche e documenti nelle quali si ravvisano le antichità e cose fatte dal De Felicio nella chiesa, ma non sapere essi chi ne abbia oggi la custodia … “ Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Nicola Gaetano De Deo di Pianella, anno 1804, Cepagatti 2 marzo 1804.
Documento II
Il 13 marzo 1804, in Pianella e proprio nel palazzo del Barone Gesualdo De Felici sito in Piazza San Domenico.
A preghiere dell’Illustre Barone di Poggio Ragone Signor Don Gesualdo De Felici, il notaio, il giudice a contratti ed i testimoni (Sig. Don Francesco Paolo Ricci, Don Leone De Petris, Don Vincenzo Bocalini, Angelo Maria Eggiphii, Signor Silvestro Damiani e Signor Filippo Troncara tutti di Pianella tranne l’ultimo che è di Chieti abitante a Pianella) si recano tutti nel palazzo di abitazione del Barone, sito nella Piazza Grande detta di San Domenico, “e propriamente in una camera dell’appartamento di sotto ove forma il suo studio, avendoci manifestato ed aperto il suo archivio ove sono riposte tutte le scritture, documenti ed interessi di sua famiglia …”.
“Avendo esso illustre Barone trovato un fascicolo di scritture e documenti antichi, nel quale abbiamo in principio trovato i documenti e memorie dell’antica e nobilissima famiglia de Matteis della città dell’Aquila …”. Proseguendo in tale perquisizione troviamo un riassunto legalizzato dal Regio Notaro Nicola Bucciarelli della città di Atri”.
Documentazione tutta relativa alla famiglia Probi con citazioni di documenti del ‘400 e del ‘500.
All’interno dello stesso fascicolo è presente il contratto matrimoniale fra la baronessa Ifigenia Probi con il Dottor di Legge Signor Tommaso figlio di Domenico Antonio De Felici, stipulato il 20 gennaio 1676per mano del notaio Nicola Martelli di Atri. Da questo matrimonio nacque il fu Barone Gesualdo De Felici che nel 1704 fece acquisto dal Barone Don Bruno Treccia, per ducati dodicimila, del feudo nobile detto Poggio Ragone con la giurisdizione civile e criminale ed altri diritti; come risulta “dal diploma in carta bergamena col suo grande sugillo pendente esibitoci da detto illustre Barone Don Gesualdo iunior”.
Ancora, fra la documentazione presente in archivio si indicano i Capitoli matrimoniali fra il Barone di Poggio Ragone Don Gesualdo De Felici senior, figlio del fu Dottor di legge Signor Tommaso De Felici, con la Baronessa Anna Domenica Anna Domenica De Matteis dei Baroni di San Benedetto dal cui matrimonio nacquero Don Tommaso, Don Giovanni Battista, Don Giuseppe, Don Domenico e Barone Don Nicola De Felici.
Altri capitoli matrimoniali rinvenuti in archivio sono quelli fra il Barone Don Nicol De Felici e Donna Orsola Petrozzi figlia di Fulvio Petrozzi patrizio reatino, dai quali nacquero il Barone Don Gesualdo, oggi unico erede di suo padre.
Infine furono rinvenuti anche i capitoli matrimoniali fra il Barone Don Gesualdo De Felici e la Marchesa Barbara Vincentini e per lei i suoi fratelli: Monsignor Giovanni Vicelegato di Ferrara, Marchese Orazio e Cavalier Gabriele Vincentini della città di Rieti. Da questo matrimonio nasce il baroncino Tommaso De Felici.
E ancora fra i documenti viene citata una copia scritta in lingua spagnola con la quale il Vicerè il 13 marzo 1677, in nome del Re Filippo IV ringrazia il signor Domenico Antonio De Felici capostipite dei due rami di Pianella “per un atto generoso gratuito di considerevoli somme d’oro somministrate nelle urgenze delle guerre”.
Scrive infine il notaio De Deo: “Di più ci ha esibito un sigillo antico di metallo nel quale si vede incisa l’impresa di Messer Pasquale De Felici che seco portò dallo Stato Pontificio, osservandosi chiaramente tre spighe di grano con sopra una cometa con lunga coda e dall’altro lato due stelle con una sbarra in mezzo, fregiata detta impresa, di sopra da un cimiero. Quale stemma si conserva in detto archivio da detto illustre Barone di Poggio Ragone Don Gesualdo De Felici come famiglia primogenita”.
Archivio di Stato di Pescara, notarile, notar Nicola Gaetano De Deo di Pianella, anno 1804, Pianella 13 marzo 1804.


Fig 1
Fig. 2
Fig. 3
Fig. 4
Fig. 5
Fig. 6

Figure:
Fig. 1. Fotografie dell’atto notarile redatto in Cepagatti il 2 marzo 1804 inerente la descrizione del quadro con Pasquale De Felici nella chiesa di San Rocco di Cepagatti.
Fig. 2. Chiesa di San Rocco di Cepagatti al cui interno era custodito il quadro del 1661 descritto nell’atto notarile.
Fig. 3. Chiesa del Suffragio ossia Sacro Monte dei Morti identificabile oggi con la chiesa del Carmine o del Purgatorio.
Fig. 4. Fotografie dell’atto notarile redatto in Pianella 13 marzo 1804 inerente l’archivio di famiglia in Pianella.
Fig. 5. Palazzo De Felici a Pianella dove risulta che nel 1804 era custodito l’archivio della famiglia De Felici,
precisamente in “una camera dell’appartamento di sotto ove forma il suo studio” il Barone di Poggio Ragone Signor Don Gesualdo De Felici.
Fig. 6. Ricostruzione dell’albero Genealogico dei primi componenti della famiglia De Felici a Cepagatti e poi a Pianella nella seconda metà del ‘600.

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