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La storia di un Pianellese da soldato volontario in Libia a prigioniero di guerra

CARLO DI FRANCESCO.

La storia del cittadino pianellese che racconto su Parolmente, che gentilmente mi ha concesso questa opportunità, ha lo scopo di farla conoscere non solo ai concittadini pianellesi di oggi, ma anche ai nipoti e pronipoti dello stesso.

Quel cittadino pianellese che si chiamava Giuseppe di Francesco, era mio padre,  nacque a Pianella il 14 giugno 1915 nella casa paterna in via Villa De Felici n°35, morì prematuramente a 55 anni, presso l’Ospedale Civile di Pescara, il 15 settembre 1970.                

Giuseppe era figlio di Umberto di Francesco e Teresa Lauducci, seconda moglie di Umberto, il quale, essendo rimasto vedovo dopo la prematura morte della prima moglie Maria Vincenza Melchiorre, si risposò con Teresa il 4 maggio 1911 e dalla quale ebbe due figli Vincenza e Giuseppe.

La famiglia di Giuseppe era una famiglia modesta con scarse risorse economiche come tante altre all’epoca, benché il padre Umberto svolgesse l’attività di “carrozziere” (trasportatore con carrozza), considerato che in quegli anni c’era una miseria diffusa in conseguenza anche della prima guerra mondiale (1915-1918), così anche negli anni successivi del dopoguerra, quindi, il piccolo Giuseppe fin dalla nascita e nei primi anni di vita attraversò quel periodo difficilissimo, sia da ragazzo che nell’adolescenza, subendone inevitabilmente gli effetti negativi insieme ai suoi famigliari.

Foto N.1 - Via Villa De Felici - Pianella

La prematura morte della mamma Teresa a trentuno anni, avvenuta il 20 aprile 1920, quando Giuseppe aveva cinque anni e la sorella Vincenza sette anni, sicuramente aumentò le difficoltà della famiglia insieme al padre, non a caso sui documenti militari Giuseppe risultava ufficialmente “analfabeta”, data la situazione familiare, si può immaginare che non frequentò nemmeno la scuola elementare.

Il padre Umberto rimasto vedovo per la seconda volta, dopo la prematura morte della moglie Teresa, avendo due figli piccoli da crescere, si risposò nuovamente il 18 maggio 1922 con Maria Antonia Fortunati, con la quale ebbe cinque figli, Desolina, Nello, Palmira, Gustavo e Bianca Maria, nati rispettivamente nel 1924..’28..‘31..’34..’37.     

A quel punto si può comprendere facilmente la situazione famigliare nella quale Giuseppe ha vissuto dall’età di sette anni, nell’adolescenza fino alla maggiore età, sicuramente fu avviato al lavoro fin da ragazzo, infatti come risulta dal foglio matricolare rilasciato dal Distretto Militare di Teramo, quando fu arruolato come militare di leva all’età di 19 anni, aveva già la qualifica di “muratore”.      

Dal suddetto foglio matricolare risulta che Giuseppe assolse l’obbligo della leva militare dal 1934 fino al 21 giugno 1935 quando fu lasciato in congedo illimitato, dopo quasi un anno fu richiamato alle armi il 17 aprile 1936 e destinato al 33° Reggimento fanteria, poi al 79° Reggimento fanteria nel distretto di Verona. Dopo diciassette mesi fu lasciato nuovamente in congedo il 13 novembre 1937 nel distretto militare di Teramo.

Foto 2.- Foglio matricolarare Giuseppe di Francesco

Giuseppe fu nuovamente arruolato come militare volontario per la Libia, con disposizione del 23/12/1938, destinato alla 2^ compagnia lavoratori del 10° Reggimento Genio dal 27/12/1938, con la ferma di anni due a decorrere dalla data d’imbarco, che avvenne dal porto di Napoli il 31 dicembre 1938, sbarcando a Tripoli il 02 gennaio 1939.

Nello stesso anno fu inviato in licenza ordinaria con disposizione del 01/10/1939 imbarcandosi a Tripoli il 28/10/1939 e sbarcando a Siracusa il 29/10/1939, finita la licenza ripartì per la Libia imbarcandosi a Siracusa il 13/01/1940 sbarcando a Tripoli il 14/01/1940. In seguito fu trasferito in Cirenaica con disposizione del 09/04/1940 sotto il Comando Reggimento lavoratori della Libia orientale.

Considerato che il 10 giugno 1940 l’Italia entrò ufficialmente in guerra, Giuseppe risulta che il 13 novembre 1940 era ancora in Cirenaica con il Reggimento lavoratori della Libia orientale, successivamente in data 11 dicembre 1940, dal foglio matricolare, risulta come “disperso nel fatto d’armi di Sidi el Barrani”, quindi si può ritenere certamente che in quella vasta area della Libia vi furono azioni militari di guerra, infatti dal foglio matricolare risulta che Giuseppe fu “fatto prigioniero di guerra nel fatto d’armi di Sidi el Barrani il 12 dicembre 1940”. 

Trasferito poi, come prigioniero di guerra in Inghilterra nei campi di concentramento dove trascorse cinque anni e cinque mesi, tornando in Italia, dopo che tanti altri militari erano già tornati, realmente a casa  il 31 maggio 1946 malvestito e con una forbicina in mano come ricordo della prigionia.

Foto N. 3 - In alto a ds Giuseppe di Francesco, al centro Gaetano Puca e altri lavoratori militari.

Devo evidenziare che Giuseppe durante la sua permanenza in Libia come militare volontario, inviò una lettera in data 29-03-1939 da Ras. Ben. Gehè Tripoli, (allegata) scritta da un commilitone che sapeva scrivere, indirizzata a Grazietta D’Addario, parente della sua fidanzata Rosa Dell’Oso, (mia madre), (vedi foto allegata), futura moglie di Giuseppe, la quale raccontava che lo scrivano era un Pianellese di nome Gaetano Puca anche lui in Libia insieme a Giuseppe, (foto allegata), con quella lettera, Giuseppe si rivolgeva alla parente Grazietta, molto influente verso il padre di Rosa, Antonio Dell’Oso, (foto allegata) per comunicare ufficialmente che aveva intenzione seriamente di sposarla al suo ritorno dalla Libia. Invece la storia di Giuseppe seguì un percorso molto diverso.

Considerata la grave situazione politica e le voci circa l’imminente entrata in guerra dell’Italia, avvenuta dopo qualche mese nel giugno 1940, sicuramente qualcuno bene informato consigliò ai familiari di celebrare il matrimonio per procura cioè senza la presenza dello sposo, anche in previsione di quello che poteva accadere in guerra, nell’ipotesi peggiore la morte, l’invalidità, oppure la prigionia, e in quel caso poter fare richiesta per eventuali sussidi, indennità o risarcimenti a favore della moglie e dei familiari a carico.

Infatti dal certificato di matrimonio risulta che il 20 aprile 1940 alle ore 10,29 Don Everino Conti, Parroco della Parrocchia del S.s. Salvatore nella stessa Chiesa parrocchiale sita in Via Umberto I° a Pianella, celebrò il matrimonio cattolico tra Rosa Dell’Oso presente in qualità di sposa e Giuseppe di Francesco sposo assente, il quale fu rappresentato per procura dal padre Umberto, il matrimonio fu approvato con un  permesso speciale rilasciato dalla Curia Vescovile della Diocesi di Penne.

Il giorno successivo, il 21 aprile 1940 alle ore 9,45, il Parroco Don Everino Conti, si recò personalmente presso il Comune di Pianella e trascrisse l’atto di matrimonio religioso alla presenza dell’Ufficiale di Stato Civile Dott. Gustavo Conti il quale all’epoca ricopriva anche il ruolo di Podestà del Comune di Pianella.

In effetti nel mese di aprile del 1940 Giuseppe risultava sposato, ma non poteva tornare a casa essendo impegnato in Libia, sia per il lavoro e soprattutto per la imminente entrata in guerra dell’Italia, avvenuta poi il 10 giugno 1940, dove fu fatto prigioniero di guerra in Cirenaica il 12 dicembre 1940.

Da una lettera scritta in data 30 luglio 1941 risulta che la moglie di Giuseppe, Rosa Dell’Oso, inoltrò una richiesta di assegni familiari indirizzata al Fondo Assistenza Malattia Africa Italiana - Gestione Assegni - ROMA, non solo per lei stessa in qualità di moglie, ma anche per la “matrigna” Fortunati Maria Antonia terza moglie di Umberto e per i cinque figli della stessa, mentre Giuseppe era ancora prigioniero e non ancora si era unito realmente con sua moglie Rosa.

Foto N. 4 - Famiglia di Giuseppe di Francesco, a destra il cognato Federico Egizii.

L’epilogo della storia di questo sfortunato Pianellese, purtroppo, non si concluse con il cosiddetto “così vissero felici e contenti”, in quanto dopo la guerra e i 5 anni passati come prigioniero di guerra in Inghilterra, e dopo il suo ritorno a casa, avvenuto il 31 maggio 1946, la felicità di Giuseppe con la sua famiglia durò pochi anni.

Dal 1946 alla nascita del suo unico figlio Carlo nel mese di settembre del 1947  fino al 1960, quando a causa di un gravissimo infortunio mentre era al lavoro come muratore, cadde a terra da una impalcatura in un cantiere edile di Pianella, riportando dei danni gravi alla colonna vertebrale e alla testa e ad altre parti del corpo, tanto che l’INAIL lo classificò come “Grande Invalido del Lavoro”.

Da quel giorno per Giuseppe iniziò un lungo calvario con vari ricoveri negli ospedali locali e perfino a Roma, dopo vari periodi alternati di miglioramenti e peggioramenti delle condizioni di salute, infine i postumi dell’infortunio lo condussero alla morte dieci anni dopo l’infortunio, avvenuta precisamente il 15 settembre 1970 presso l’Ospedale Civile di Pescara.

Così si concluse la breve storia di quel giovane pianellese lavoratore volontario  militare in Libia, il quale fece scrivere ad un suo commilitone una bellissima lettera d’amore, inviata da Tripoli alla zia della sua fidanzata, per esprimere il suo amore verso di lei con la promessa di sposarla al suo ritorno.

Testo della lettera di Giuseppe di Francesco a Grazietta D'Addario zia di Rosa Dell’Oso.

                                                                      Ras. Ben. Gehé  29-3-1939 – XVII

Carissima Grazietta,

Vengo con la presente per rivolgermi a te parlandoti sinceramente circa quando segue, mi perdonerai se ardisco tanto, ma non ho potuto frenare la volontà del mio cuore, intirizzo a te perché sò che avete pieni poteri per aiutarmi a ciò che vengo a raccomandarmi. Da parecchi mesi prima della mia partenza ebbi agio di incontrarmi con tua nipote Rosina e da allora sentii verso di essa una simpatia immensa le chiesi amore e fui corrisposto….il mio sentimento è questo che nel mio ritorno voglio sposarla sinceramente perché l’amo. Credo che non troverò in te un ostacolo…..ma bensì sarei contento avere con te una relazione amichevole affinché nel mio ritorno potrai tu stessa se ne hai piacere far noto al nostro riguardo a suo padre cioè ad Antonio. Di tutto ciò parlo seriamente e con sincerità assoluta. Mi auguro che col presto mi onorerai con una tua risposta nell’acconsentire al mio pensiero. Infiniti saluti a te e tutti famiglia.

Di Francesco Giuseppe - 2^ Compagnia Lavoratori-Raggruppamento autonomo - Tripoli

Prima pagina della lettera

Foto N. 1 - Archivio Carlo di Francesco (Foto F. Egizii) Foto N. 2 - Archivio Carlo di Francesco Foto N. 3 - Archivio Carlo di Francesco Foto N. 4 - Archivio Carlo di Francesco

Foto galleria: Archivio Carlo di Francesco

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