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LA PARLATA E IL LESSICO DIALETTALE DEI PESCATORI DI BORGO MARINO A PESCARA.

2 Gennaio 2024

DANIELA D’ALIMONTE.

Da qualche anno sto portando avanti uno studio sul codice dialettale tipico dei pescatori di Borgo Marino, il quartiere marinaro della città di Pescara. Secondo quanto sottolinea Ernesto Gianmarco nel suo Lessico Marinaresco Abruzzese e Molisano (LMAM), i pescatori pescaresi occupavano (e occupano tutt’oggi) due rioni cittadini. Il primo era Borgo Marino propriamente detto che è quello a nord, i cui abitanti erano chiamati marinese (marinesi) o li saravendane (sopraventani) ed abitavano la sponda sinistra del Pescara; l’altro era Case Popolari dei Pescatori che si trova invece a sud, che oggi è di moda chiamare Borgo Marino Sud, e i cui abitanti erano detti li sottavendane (sottoventani) o li palladine (i palladini), ed abitavano la sponda destra del fiume Pescara. Gli informatori mi hanno spiegato che ‘sopraventani’ e ‘sottoventani’ erano sostantivi che designavano il fatto di essere esposti sopra e sotto il vento della tramontana mentre li palladine era riferito al fatto che i pescatori del rione al sud provenivano dalla cosiddetta zona della palude; poteva però essere verosimilmente anche il cognome di una famiglia ivi presente.

L’idea sottesa al lavoro, oltre a quella di effettuare un’analisi linguistica vera e propria, è di preservare il linguaggio da un imminente sparizione che avverrebbe con la scomparsa degli ultimi parlanti. Di seguito riporto, a titolo esemplificativo, un piccolo numero di termini rintracciati durante l’intervista effettuata due anni fa a uno degli ultimi pescatori anziani di Borgo Marino nord, Nicolino Sciarra, di 95 anni.

Risparmio in questa occasione l’analisi linguistica vera e propria e mi limito alla semplice spiegazione semantica o alla traduzione in lingua.

Intanto è da dire che la varietà dialettale pescarese appartiene al grande gruppo dell’abruzzese orientale o adriatico, il primo e più settentrionale gruppo della sezione meridionale area linguistica centro-meridionale individuata dallo studioso Giovan Battista Pellegrini nel secolo scorso. Vi è stata un’importante fase diasistemica che purtroppo non ha documenti e testimonianze di fonti orali, successiva all’unificazione della vecchia Pescara con Castellamare Adriatico, in cui le varietà dialettali diverse dei due centri hanno convissuto con le loro differenze fonetiche; oggi i parlanti non le notano più ma un orecchio attento ed allenato linguisticamente può ancora avvertire che una gravita di più verso l’area chietina orientale e l’altra verso quella vestina-teramana. Il dialetto di Pescara, nel frattempo, si è evoluto velocemente e le caratteristiche di oggi sono profondamente diverse rispetto a quelle di qualche trentennio fa. La sua trasformazione rapida sottende precise ragioni di ordine storico e sociale. Quando la città divenne capoluogo di provincia, si determinarono importanti trasformazioni che si sono riflesse sulla lingua. Nella cosiddetta area integrata di Pescara, zona che ha la fortunata condizione geografica di essere nodo delle correnti di traffico sia all’interno della regione che all’esterno e sia in direzione nord-sud che est-ovest, si è determinato nel tempo un dialetto, anzi un ‘superdialetto’ che ha raccolto ciò che ha di comune con la molteplicità dei sottodialetti che qui si sono incontrati ogni giorno. Un dialetto che ha eliminato le parti più marcate verso un equilibrio nella pronuncia, verso ciò che è stata definita una koinè dell’area pescarese.

Un posto a parte merita, tuttavia, il dialetto parlato dai pescatori pescaresi che non né una vera e propria lingua, ovvero un codice con delle proprie norme linguistiche e grammaticali, né un dialetto a sé stante. Infatti, anche se vi è un numero corposo di voci che appartengono specificatamente alla tecnica marinaresca, i dialetti usati tra i pescatori abruzzesi e quindi anche da quelli di Pescara presentano le caratteristiche fonetiche, morfologiche e sintattiche delle proprie parlate del posto. Non possiamo nemmeno parlare di un gergo specifico perché è diverso l’intento che sottende tale parlata rispetto a quella tipica gergale che ha la caratteristica di non voler farsi comprendere da chi ne è fuori; qui si tratta   piuttosto di semplice linguaggio paragergale. Così come per i dialetti abruzzesi in generale anche per le parlate marinaresche si possono distinguere delle varietà all'interno della nostra regione. La parlata di Pescara è ricompresa nel gruppo che ingloba all'incirca il territorio che va dal Piomba a Montesilvano, a Pescara fino a Francavilla.

Ciò che occorre sottolineare è che, per alcuni ambiti specifici, il codice linguistico dei pescatori è rimasto meno interessato all’evoluzione perché usato solo all’interno di un gruppo abbastanza ristretto o delimitato; dunque rispetto al dialetto vero e proprio, il loro potrà presentare, qualche tratto fonetico, morfosintattico e soprattutto lessicale più marcato, più legato ad una fase antica del dialetto pescarese. Sostanzialmente il dialetto parlato da questa categoria sarà più originale in qualche tratto rispetto al dialetto che possiamo per semplicità definire comune. Il lato più interessante da esaminare è, come dicevo, quello del lessico poiché i termini dialettali impiegati dai marinai sono certamente settoriali e quindi unici, termini cioè impiegati solo da loro e per il loro contesto lavorativo. Vi è poi da parte loro una maggiore volontà di conservarli, quasi a volersi distinguere come categoria specifica, quasi a voler mantenere un tratto distintivo; essi sono più portati a parlare, nelle varie occasioni, e soprattutto tra loro, il proprio dialetto rispetto al normale parlante pescarese.  

Il lessico dei marinai di Borgo Marino, ed in particolare della parte a nord del fiume Pescara, dove ho condotto la mia indagine, è fatto di termini specifici del loro mondo e del loro settore lavorativo. Spicca, come detto, una certa conservazione, una arcaicità dei lessemi, riconducibile senz’altro ad una fase del dialetto pescarese primigenia e si evidenzia una bella e autentica espressività.

Eccone una rapida ma interessante sequenza.

•        (L’) Acqua ndrutate: acqua torbida, a l’acqua ce sta lu trote, l’acqua trote ‘acqua sporca’.  Si tratta di un termine assai particolare che non si ravvisa nemmeno sul Dizionario abruzzese molisano di Giammarco. Potrebbe trattarsi di una forma sincopata, contratta di trovete ‘torbido’.

•        (L’) Albure: il nascere del sole, l’alba.

•        (La) Bunazze: mare che si calma, ‘bonaccia’. I marinai pescaresi intendono sia la bonaccia del mare che quella del vento; lu mare s’abbunazze ‘il mare torna calmo’; da qui anche il verbo abbunazzà ‘farsi calmo del vento e del mare’.

•        (Lu) Cavallone: onda in genere, non per forza l’onda grossa; sia che sia piccola che lunga si chiama allo stesso modo. Non esiste la parola ‘onda’ nel linguaggio originario dei pescatori di Pescara.

•        (La) Cischie: i ceppi riportati dal mare sulla sabbia. Da notare che, come nome collettivo, è usato al singolare, ad indicare ‘un insieme di…’. Racconta l’informatore che in mezzo alla cischie in inverno si raccoglieva il pesce quando non si poteva uscire in mare: “Bisognava cercarlo depositato lì in mezzo altrimenti non si mangiava: una volta, con quello che vi si trovava lì in mezzo, si mangiava: c’erano soprattutto le pannocchie e qualche altro mollusco”.

•        (Lu) Corse d’acque: ‘corrente di mare’.

•        (Le) Curalle: il banco di coralli. Racconta l’informatore: “Questi si prendevano quando si andava fuori, la zona de lu curalle era più sotto della Croazia”.

•        (Lu) Funne: fondo del mare, letteralmente ‘il fondale’, da fundus, mentre lu fundale è una zona di pesca dove l’acqua è più profonda e per arrivarci occorrono quattro ore di navigazione.

•        (La) Marette-(la) marettine o poco mare: mare quasi tendente a bonaccia.

•        (Lu) Marettone: un mare cioè con le onde lunghe. L’informatore, lo ha definito anche un mare ‘formato’.

•        (La) Piove, la piuvasche, la piova forte: la pioggia, il piovasco, l’acquazzone. Da notare che nel dialetto anche ‘il piovasco’ diventa femminile.

•        (La) Pòttele: ‘fosforescenza marina’ ovvero le meduse piccoline.

•        (La) Predumie: fare la predumie allu mare aspettare che si calmi prima di uscire.

•        (La) Resacche: ‘risucchio del mare, rumore dell’onda contro il bagnasciuga’ o ancora ‘l’onda che sbatte contro la barca’.

•        (Lu) Rombe (de lu mare): letteralmente ‘il rompere del mare, il mare che rompe’; è una locuzione riferita al momento in cui le onde vanno a rompersi sulla spiaggia, all’infrangersi delle onde.

•        (Le) Reginelle: le vongole striate.

•        (Lu) Talafine: ‘delfino’ (delfinus delfis). Il nome è assai interessante perché rappresenta una fase antica del dialetto pescarese dove compaiono due fenomeni linguistici che oggi sono progressivamente venuti meno nell’uso dei parlanti; il termine subisce il passaggio dalla d- iniziale sonora alla corrispondente consonante dentale sorda >t, un fenomeno frequente nel dialetto abruzzese e meridionale in genere ma appartenente ad una fase più arcaica e marcata; spicca inoltre il fenomeno dell’epentesi vocalica della seconda -a-. Tale fenomeno era abbastanza ricorrente nei dialetti meridionali che preferiscono lenire il passaggio diretto da un consonante ad un'altra introducendo appunto una vocale d’appoggio se così la vogliamo chiamare. Una curiosità è che, quando il mare è calmo viene chiamato talafine secondo i pescatori di Borgo Marino nord con il mare calmo si vede il delfino.

•        (Lu) Tembe: tempo in senso meteorologico; (lu) tembe piene e temburale mare minaccioso, la tempesta vera e propria; (lu) mezze tembe-mezza tempeste oppure nu quarte de tembe in questo caso invece è quello che per noi è oggi il temporale, ovvero un fenomeno meno forte della tempesta vera e propria.

•        (La) Trescia: ‘nuvola nera’, ‘nuvolone carico d’acqua’.

•        (L’) Ucchie (de lu sole): quando intorno al sole si fa la nuvola, ‘l’alone del sole’. Secondo i pescatori di Borgo Marino nord se intorno al sole si forma questo fenomeno bisogna stare attenti perché, a seguire, o tirerà vento o pioverà.

Daniela D'ALIMONTE, Catalogo, - Premio Nazionale Lettere, Arte e Scienze - Rosone d'Oro -Premio di Poesia "G. Porto" XXIV Edizione 2023, pp. 81, 82, 83, 84, 85, 86, 87.

Foto : Internet.

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