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La Madonna della Neve di Pianella

VITTORIO MORELLI.

L’antica chiesa, situata tra Vico della Neve e Via Meridionale, all’attuale numero civico n.33, risale al XIII-XV secolo.

La tradizione storica vuole che la chiesa sia stata costruita sulle rovine delle dee Vesta e Cerere, venerate dalle popolazioni italiche.

Su S. Maria della Neve, le prime scarne notizie risalgono al periodo successivo all’anno Mille, quando il Comune fece del tempio un luogo sotto la giurisdizione municipale vantando il diritto di giuspatronato.

Il culto della Madonna della Neve si diffuse in diverse località dell’Abruzzo e d’Italia, proprio per sottolineare l’importanza della neve come riserva di acqua, come risorsa per le famiglie gentilizie che disponevano nelle loro case palaziate di una neviera allo scopo di  conservare la neve mista a paglia sino alla fine di agosto.

La chiesa, come tante chiese romaniche e proto romaniche, guardava a sud verso le distese coltivate a grano e ad ulivi; la facciata di stile romanico era molto semplice e rimaneggiata nel tempo.

Sia nel Catasto del ‘700 sia in quello napoleonico non troviamo informazioni sui beni goduti dalla chiesa o ceduti in enfiteusi ai coltivatori, perché al suo sostentamento provvedeva direttamente il Comune, sia per lo stipendio al curato, sia per far fronte alle spese di riparazione delle strutture; nella chiesa c’erano delle cappellette di patronato privato.

Da alcune notizie, tramandate oralmente, si apprende che nel XVI secolo la chiesa divenne ricovero per alcuni gruppi slavi ed albanesi, tanto da acquisire nella nomea popolare e demica la dizione cchjése de l’Alvaneje (Albania).

Nel 1743 diciotto famiglie albanesi, compresa anche quella del parroco,  provenienti da Bacucco, per volontà del re Carlo III e di sua madre Elisabetta Farnese, vennero dapprima ricoverate in Via Piana e poi nella chiesa della Madonna della Neve;  successivamente furono collocate nel feudo della Badessa, assegnando loro porzioni di terreno e il sito dove costruire le abitazioni; il feudo di Badessa e di Piano di Coccia, concesso in enfiteusi alla famiglia Taddei, era di proprietà farnesiana1.

La chiesa era dotata di quattro Cappelle:

1 Cappella sotto il titolo della Madonna degli Angioli di padronato della famiglia Egizii

2 Cappella di S. Antonio di padronato della famiglia di Antonio Sabucchi

3 Cappella di S. Giacomo di patronato municipale, che vi vanta un beneficio di circa £175 di rendita, e che al presente ne è investito il reverendo sacerdote don Antonio Pulcinella, con l’obbligo di celebrarvi una Messa cantata nel dì di festa.

4 Cappella di S. Giovanni di patronato della famiglia Ricci.

Le notizie sono state tratte dalla Monografia  religiosa e notizie  di fondazione  intorno le chiese,  e stato attuale delle medesime dell’antica Plenilia, oggi Pianella, manoscritto di mons.Vincenzo Verrotti,1868 circa, gentilmente concesso dall’avv. conte Alberto Verrotti; a pagina 3 si dice: sulle dirute mura di Cerere e Minerva si edificò in una sola navata nella chiesa dedicata a Santa Maria ad Nives verso l’anno 385 d. C., dopo il portentoso miracolo della neve caduta in Roma il dì 5 Agosto 366.

Nella Memoria di Vincenzo Tribuzi, ms, aa 1920-1940, p. 33 v si dice:

V’ha un’altra Chiesa nell’interno, dedicata alla Madonna della Neve, S. Maria ad Nives, antichissima e di diritto patronato del Comune, il quale nominava un beneficiato nella Cappella di S. Giacomo Apostolo, e vi tiene pensionato un cappellano per la Messa festiva, che è il rettore della chiesa. Nulla, fuori del già detto, merita che annunzii come pregevole in essa un antico prospetto in legno nell’interno ed una statua fittile del Titolare.

Della struttura restano solo i muri perimetrali e la statua in terracotta policroma raffigurante la Madonna della Neve del 1531 di Troiano de Giptiis di Castel del Monte; sul piedistallo è incisa la scritta A.D.1531/TROIANO DE GIPTIIS de CASTRO MONTIS; dalla testa si riversa un panneggio fin sulle ginocchia, la Madonna è seduta in trono con in braccio il Bambino. La Madonna in veste rossa, corsetto rosso con maniche staccate e manto azzurro, sta con le mani congiunte in atto di adorazione verso il Bambino, che le giace sul grembo.

Francesco Verlengia vide la statua policroma della Madonna della Neve nel 1937 nella chiesa di S. Angelo e la trovò in buono stato di conservazione, dentro un armadio ligneo a vetri, collocata nella navata in cornu epistolae. 6.

6in Archivio Storico della Soprintendenza per il PSAD d’Abruzzo, scheda di catalogo redatta da F. Verlengia, in La Madonna della Neve, a c. di C. Dittmar, 2016, p.3.

Il tetto a due spioventi, con il culmine perpendicolare alla facciata, era molto basso e non fuorusciva, con la pennetta,  dall’estradosso della facciata.

Dopo il restauro conservativo della statua, operato dalla dottoressa Dittmar, la Madonna, del gruppo delle adoranti, è seduta su una sedia alla savonarola, in posizione frontale, con lo sguardo rivolto verso il Bambino. Indossa un manto azzurro e una veste tinta di rosso. Il Bambino nudo è poggiato sulle ginocchia, con le dita della manina destra in atto benedicente e con la destra regge un oggetto rotondeggiante.

Il manto, nella doratura a guazzo, è stato ritoccato più volte.  

Sarebbe interessante conoscere la storia dell’incarico dato all’artista Troiano de Giptiis di Castel del Monte, sapere se c’è stata la compartecipazione alla spesa del Comune di Pianella o se è stata compartecipata in parte o in toto dalla famiglia de Giptiis o dalla popolazione. A riguardo, manca tutta la documentazione.

Secondo la Memoria di don Vincenzo Verrotti, la chiesa venne restaurata nel 1859 con il contributo della pietà dei fedeli.

La facciata, molto semplice nello stile e nella struttura, è chiusa ai due lati dalle paraste di due semicolonne, sormontate da due accenni di capitelli.

La celletta campanaria molto piccola, sovrastante il tetto, conteneva una campanula con cui il Rettore chiamava gli abitanti dell’Alvania, i rurali del Torrione, del Cavone, della Piana di S. Rocco alle funzioni.

Il sito della chiesa è contrassegnato da una croce latina, catalogato con la lettera F, ed è circondato dalle vecchie particelle di case con i numeri 304-305-306-307-308 ed inglobate nella nuova particella n.550 del foglio 21 del Catasto fabbricati del Comune di Pianella.

Enrico Sappia de Simone, negli Appunti sui popoli Pleninenses, p.399, scrive:

se ne togli l’angusta cappelletta, posta lunghesso le mura dal lato di mezzodì, e sacra alla Madonna della Neve, poi denominata dell’Albania.

Nel 1695, a cavallo del periodo pestilenziale e della dominazione spagnola, è stata rinvenuta una delibera del Decurionato, in data 14 giugno 1695, con informazioni minime sulla chiesa, essendo Giovanni Paolo Giannocchi governatore, Salvatore Lizza Camerlengo, Giovanni Pignataro e Giacomo Miozzi sindaci, si propone alle SS VV come, essendo tornata la nomina de’ l’Illmo Sig.[…] Paolo di Luzio in conformità a quanto deliberato dall’Università […] vengono eletti Ignazio Bucciero e Francesco di Lorito deputati a fare il tutto delle regie Collette, sono stati eletti Petronio […], Giovanni Battista Miozzi e Pace Carlino; la proposta è stata accolta.

La Chiesa della Madonna della Neve come Chiesa dell’Università e che debba eligersi due persone che debbono andare cercando […] tale effetto è che il governo abbia autorità (trovandosi altro balivo).

Nel XVIII secolo c’è un vuoto documentale che non ci consente di coprire questo arco di tempo; nel XIX secolo si completa la quotizzazione e assegnazione delle terre agli Albanesi, mentre  la giurisdizione giudiziaria rimane di competenza della Corte di Pianella.

Con l’invasione francese negli Abruzzi, 1799-1815, la chiesa venne utilizzata come riparo dai soldati, i quali lasciarono nella sagrestia fucili a pietra focaia e baionetta Vauban, ritrovati durante i lavori edili.

Nel 1807 la chiesa venne utilizzata, insieme a quella di S. Domenico, come carcere temporaneo di briganti fatti arrestare dal Cochet, che poi dovevano essere trasferiti a Napoli per essere processati;  legati tutti in catene, chi non poteva seguire il viaggio per stanchezza o altro, era barbaramente ucciso.

Il canonico don Niccolò Loppiani nel 1810-’11, cappellano della chiesa della Neve, dovette far fronte alla ventata anticlericale:

Al reverendo Canonico D. Nicola Lopiani Cappellano in esercizio della Chiesa della Madonna della Neve di padronato del Comune per suo stipendio dal primo Gennaro a tutto Xbre1810

Nicola de Petris Cassiere 2

[…] ha l’obbligo di celebrare la messa festiva e fare tutte le funzioni Ecclesiastiche nel giorno di Santa Maria della Neve […] ducati 18:00.

 ibidem  nota  3 Ascpian, Delib. Decurionali, a. 1810.

Nel 1815 il Decurionato delibera di riattare la chiesa.

Nel 1861 la chiesa risultava diruta, come risulta da una delibera consiliare:

[…] a deliberare se prima da eseguirsi, e con quale metodo, e fondi i restauri occorrenti nella chiesa della Madonna della Neve, di padronato di questo Comune, se questa potrà bisognare la spesa di d. 17:59 p. la perizia fatta computare dal maestro fabbricatore Vincenzo Pozzi (o Rossi) insignito dalle promesse del Rettore di d.ta Chiesa dirette anche a Monsignor Vescovo di q. Diocesi da questo al S. Intendente 14 Maggio del secolo scorso, e quelli bisognevoli nell’organo, e nel tetto della Collegiata4

[…] si autorizza il Parroco (Luigi) Ferrante a procedere agli accomodi giusti […] approva la somma chiesta di dj dieci in compimento de’ dj 36:79  da erogarsi, e che la sovvenzione chiesta al Comune debba prelevarsi dallo stipendio che dovevasi dare nel corrente esercizio al Cappellano, che non ha potuto adempiere alla celebrazione delle Messe perché la chiesa era diruta 5.

5 ibidem, a. 1861, 27 Agosto, nella Casa Comunale.

Nel 1905 la chiesa viene citata quale monumento da visitare nel Catalogo Generale della Mostra d’Arte antica abruzzese in Chieti, che iniziò il 10 giugno e terminò il 31 ottobre.

Nel 1928 Michele Cicconetti di Raffaele chiede al sindaco di Pianella l’autorizzazione di appoggiarsi al muro della chiesa e a confine con la proprietà dei Pittoni  sita in Vico delle Bombe (Colombe?)  e la corte comune, per una superficie di m. 3,50 x 2,50 6.

6 Ascpian, b.94, fasc.8, anno 1909.

L’8 settembre 1928, il Prefetto di Pescara autorizza la cessione della chiesa per la Casa Balilla.

Intorno al 1950, la chiesa fu sconsacrata e venduta a privati, per farne una civile abitazione; durante lo sgombero delle macerie e dei resti cimiteriali furono ritrovati diversi fucili ad avancarica, nascosti nella piccola sagrestia.

1Si veda V. Morelli, Villa Badessa colonia albanese del XVIII secolo [...]

2 Ascpian, Volume dei Conti, Esercizio 1810

3 Ascpian, Delib. Decurionali, a.1810.

4 Ascpian, Deliberazione Consiliare, 1° Luglio, anno 1860.

Bibliografia

V. Morelli, Historiae de Planella, Penne, 1979

V. Morelli, Pianella tra storia e iconografia, Azzate Varesina, 1994,

Monografia religiosa e notizie di fondazione intorno le chiese e stato attuale delle medesime dell’antica Plenilia, oggi Pianella, manoscritto di mons.Vincenzo Verrotti.

V.  Bindi, Monumenti storici ed artistici degli Abruzzi, Napoli,1889.

V. Morelli, Villa Badessa degli Abruzzi colonia albanese del XVIII secolo aspetti storici, antropologici, linguistici e religiosi, Edizione del Mel@rancio, Penne, 2014.

V. Morelli, S. Maria ad Nives, in Catalogo “Rosone d’Oro”, Premio Internazionale Lettere Arte Scienze, 7-8 Novembre 1997 Pianella, XII Edizione.

V. Morelli, Pianella da Comune feudale a Comune dell’Età Moderna, in menabò, 2023.

Ricostruzione grafica della facciata di A. Morelli.

Foto: Madonna della Neve - RICCARDO PIETROLUNGO

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