La Langobardia Minor e il toponimo MOSCUFO nel periodo di quando Berta filava.

VITTORIO MORELLI / VEN 27 MAGGIO 2022 /

Nella storiografia longobarda, a mio giudizio, gli studi sui collegamenti tra la Langobardia Maior e la Lamgobardia Minor sono tuttora da sviluppare soprattutto per quanto riguarda gli aspetti minimi e di collegamento tra monasteri e romani lombardizzati, tra Longobardi e le comunità locali, i rapporti con le autorità superiori e gli aspetti comuni, quali l’influsso del longobardo nella lingua locale, la toponomastica, gli aspetti tangenti nella cucina e negli usi locali.

La onomastica, assunta da figli di origine longobarda e romana, è molto diffusa nelle Cronache di Casauria, di S. Bartolomeo Apostolo di Carpineto della Nora, di S. Vincenzo al Volturno e di Farfa: Anfuso, Ottone, Atto, Attone, Azzo, Azzone, Atenolfo, Lupone, Erimondo, Gottefredo, Lamberto, Ottone, Tato, Tatone, Gualtiero, Aczolino, Taxone, Ugone, Liutprando, Desiderio, Astolfo, Ermengarda; spesso vengono citati atti notarili, donazioni, lasciti, richiamando il benestare di Liutprando, di Carlo (Magno), Desiderio, Ermengarda; si richiamano  antichi documenti e copie riprodotte, ritenuti spesso troppo benevoli ed in alcuni casi apocrifi verso i monasteri.

Altro aspetto comune è la linguistica; numerosissimi sono i termini di origine germanica e longobarda; l’Abruzzo ne è pieno: i toponimi Fara, Guardia, Sculcola, Fenaita, Gaggio, Gaiolo, Cafaggio, Garrufo, Ripattoni, staffoli; i termini stracche, stanco, anche, mandibola, anca, zòppele, cuneo, così lo stesso discorso vale  per l’alta Lombardia, Brescia, Sondrio, dove sono tuttora presenti numerosissimi termini di origine germanica e longobarda.

Il toponimo Moscufo, probabilmente non deriva da un personaggio longobardo, ma è il risultato dell’endiadi di MOS-KUSI; il ted. BUSK, diventa MUSK; i termini WOLF- LUKON- BOSCO del LUPO si attraggono; il germanico WOLF diventa LUPO; BUSK- per attrazione e trascinamento passa a significare BOSCO, COLLE BOSCOSO, col risultato finale dell’aggiunta del suffisso LUCA o LUPO; il toponimo del Colle oggi volgarmente si chiama sia COLLE di LUPO che COLLE di LUCA, gr. lÿkòs.

Dagli scriptoria di Casauria, di  Carpineto e di altri monasteri, sono stati trascritti documenti tratti dai rogiti, da atti e cartulae di donazione, che fanno riferimento alla presenza e alla volontà di personaggi longobardi e di romani lombardizzati; si traggono intestazioni di chiese coeve al periodo: S. Laurentio di Nocciano, S. Michele di Pianella e S. Giorgio, intitolazioni  diffuse in tutto l’Abruzzo e Molise: S. Cristoforo di Moscufo, affresco di S. Cristoforo nella chiesa di S. Tommaso Becket in Caramanico, la Cappella di S. Cristoforo in Atessa; la Chiesa del Ss. Salvatore di Pianella,  intestazioni di chiese esistenti in provincia di Teramo, L’Aquila e Chieti, Brescia, etc.

Sono stati individuati molti punti in comune: laonomastica religiosa, S. Michele Arcangelo già diffuso in Europa dai Bizantini e assunto poi dai Longobardi quale patrono; le chiese e cappelle intitolate al Ss. Salvatore (Brescia, Pianella, Ss. Salvatore a Maiella presso Rapino), la celletta di S. Agata in Cepagatti, la chiesetta medievale di S. Stefano in Pianella, di S. Lorenzo in Nocciano, di S. Cosma e Damiano in Caprara, di Roccascalegna, di Tagliacozzo, le chiese intitolate alla Madonna dell’Assunta e delle Grazie, S. Maria di Costantinopoli di Ortona;  le chiese intitolate a S. Cristoforo, a S. Pietro, a S. Pellegrino, a S. Giorgio, a S. Nicola, intitolazioni molto diffuse in Abruzzo, prima dai Bizantini, e poi dai Longobardi,

Dagli scriptoria, dove lavoravano monaci amanuensi, sono usciti i monumenti scrittografici: Il Martirologio di S. Bartolomeo dell’anno 1000, scritto in caratteri beneventani (longobardi), le Cronache di Casauria e di Carpineto della Nora del XII secolo, La Cronaca di S.Vincenzo al Volturno (IS) e tanti altri monumenti, ormai scomparsi o distrutti dal tempo.

Secondo una mia ipotesi, il sostrato linguistico germanico longobardo, nell’Alto Medioevo, marciava di pari passo con il tardo latino volgare, per cui molti termini germanici sono andati ad occupare spazi linguistici carenti del mondo contadino ed artigiano.

La linguistica germanica longobarda si poggia prevalentemente sul sanscrito e sulla piattaforma indoeuropea dei popoli migrati dal Caspio verso l’Europa circa 3300 anni fa, andando a rinforzare e rinverdire la suddetta faglia linguistica (vedi lingua albanese, ritenuta un idioma locale), che ha preso il sopravvento nella toponomastica (Maiella, Magliano, Maglie), pian. muçesthje, carne essiccata al sole, in periodi successivi .

Sia i Germani sia i Longobardi provenivano anticamente, oltre 2100 anni fa, dalla Scandinavia, migrando prima nel nord Europa e poi nel Centro e Meridione.

Altro punto in comune è la cucina; interessante sarebbe trovare la chiave di lettura del dolce sgajuzze, dolce tipico a base di farina, acqua, uova e zucchero, fritto nel burro o nell’olio; le frascarille, grumi di farina bagnata, cotti in acqua bollente e conditi con grasso, olio o burro, e dopo il XVII secolo coll’aggiunta del peperoncino piccante.

Altra novità storica è rappresentata dall’usanza a Pasqua di confezionare per i bambini il cavallo di Alboino-Pavia, simbolo della rinascita, molto simile nella forma dei pendagli e fibbie longobardi e per le femminucce si confezionava il dolce a forma di pupa, che rappresentava probabilmente la regina Teodolinda; la tradizione vuole che la colomba pasquale sia nata nella Langobardia Maior; la pupa richiamava l’abbigliamento e la forma delle matrone bizantine e longobarde. Nella parte addominale era impastato un uovo sodo a significare la maternità e la resurrezione della vita.

La Langobardia Minor, suddivisa nei Ducati di Spoleto e di Benevento, quest’ultimo diviso poi nei ducati e principati di Benevento, Salerno, Capua, Napoli, non ha minimamente intaccato il sostrato linguistico germanico longobardo; ciò spiega ancora l’esistenza linguistica longobarda nell’Italia Centro Meridionale.

Continui sono stati i rapporti diplomatici tra i duchi meridionali di Benevento, Capua, Napoli, Salerno e l’Abruzzo; così pure i rapporti tra la Langobardia Minor e la Langobardia Maior, tra i Duchi e il Re, residente a Pavia, capitale del Regno Longobardo.

La Langobardia Maior era suddivisa in ventidue Ducati: di Torino, Ivrea, Friuli, Trento, Milano, Pavia, Piacenza, Brescia, Bergamo, Genova, Modena, Reggio, Tuscia.

Il gioiello della Chioccia d’Oro della regina Teodolinda, presente nella memoria collettiva dei Pianellesi, potrebbe rappresentare il Regno d’Italia con i sette più importanti Ducati, protetti dalla chioccia, la regina Teodolinda.

L’arte, sviluppata dalle maestranze del periodo bizantino, carolingio e longobardo, dei maestri commacini, presenta molti aspetti comuni con l’arte germanica, bizantina e romanica in generale: gli stipiti, i plutei, le foglie,  i grappoli, le fiere, i mosaici, gli affreschi; l’oreficeria e gli arredi religiosi in metallo pregiato rientrano nella sfera dell’oreficeria germanica e bizantina.

Il romanico, nelle diverse espressioni scultoree, presenta caratteristiche ed elementi comuni: il grappolo, le belve, le foglie di acanto, il nodo celtico, i mostri umani. Cambia solo la manualità degli artisti artigiani nelle opere della Maior e in quelle della Minor; l’influenza del romanico si espandeva come un velo su tutta la penisola su un sostrato bizantino.

Le strade sull’acqua: Tavo, Nora, Pescara, per alcuni tratti navigabili, facilitavano i trasporti su zattere e piccole imbarcazioni fino a raggiungere Passo Cordone sul Tavo, Casauria sul Pescara; zatterando per brevi tratti sull’Aterno, si utilizzavano alcuni approdi della Vallata dell’Aterno; il Tirino, per alcuni tratti navigabile, da Bussi a Capo d’Acqua; lo stesso lago di Celano comprendeva diversi approdi per i pescatori del pesce di lago, che veniva venduto anche a Pianella: Trasacco, Ortucchio; tali vie erano accompagnate da strade e carrarecce; lungo la Nora, la Strada dei Butteri si snodava fino a Forca di Penne e verso l’Aquilano; la Via Salaria e la Tiburtina Valeria fino a Corfinio e per tratti si snodava da Pescara (Aterno) verso Chieti fino a Casauria.; la Salaria con i suoi diverticoli si snodava verso Nocciano-Cugnoli scendeva verso Penne, Passo Cordone e il Saline.

Bibliografia

V. Morelli, Historiae de Planella, Penne, 1979.

V. Morelli, I Longobardi in Abruzzo e Molise, Chieti, 2009.

V. Morelli, La chiesa longobarda del Ss. Salvatore di Patronato Regio in Pianella,          Penne, 2016.

Vittorio Morelli, Toponimi della Provincia di Pescara, Pescara,

Vittorio Morelli, Moscufo Borgo Carolingio, 1990.

Fonti

Chronicon Sancti Bartoloamaei, sec. XII

Chronicon Casauriense, sec. XII

Il Martirologio di S. Bartolomeo di Carpineto della Nora dell’anno 1000, microfilm          depositato presso l’ASPE per conto di Vittorio Morelli.

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