La genesi dello stemma di Pianella - Vittorio Morelli

24 Febbraio 2022

24 febbraio 2022 - Cultura

Quando venne codificato lo stemma di Pianella?

Da una ricognizione sommaria dello stemma, apposto sulla Torre civica del Castello di Pianella (X-XIII secolo), è da presumere che sia stato collocato nella seconda metà del XV secolo, al tempo degli Aragonesi, quando il re concesse alla Università di Pianella alcuni poteri di carattere civile e penale, e, in enfiteusi, il feudo di Badessa, Piano di Coccia, il mulino e il trappeto.

Lo stemma, apposto sul portale del Palazzo “de Caro”, è stato collocato alla fine del XVIII secolo, quando la famiglia, per mancanza di eredi e a causa di matrimoni consanguinei, si estinse.

La seconda parte del Palazzo de Caro venne acquisita dal Comune di Pianella per farne una sede degna di una Città, riunendo parte dei vani sopra l’Arco, parte già acquistata e la parte nuova ed ultima dell’acquisto.

Trattasi comunque di due stemmi “parlanti”, cioè che si leggono a prima vista.

La sfragistica, la stemmografia, l’araldica ci dicono che gli stemmi vanno letti su due livelli: il livello popolare e il livello aulico.

Nel primo la pianella, collocata ai piedi della Torre merlata alla ghibellina, trovasi a destra, nel secondo la pianella è collocata a sinistra, errore speculare.

In ambedue viene rivisitata la fiaba di Cenerentola, favola diffusa dall’Egitto faraonico e nel Medioevo in tutta Europa, e nella tradizione vulgata è la Regina, che, nel venire a Pianella, ha smarrito una pianella; nella tradizione aulica trattasi dell’origine del toponimo che prende corpo sotto la dominazione romana; trattasi di Plenilia, Planulìa e poi di Planella, cioè di terreno ricco e pianeggiante.

Assegnare un titolo nobiliare era prerogativa del Re, il quale autorizzava il suo vassallo a fregiarsi del titolo nobiliare e dello stemma o pezza nobiliare relativa alla famiglia.

Nel corso della storia, nessun notaio, giudice regio, scrivente, perito o agrimensore si è sognato di registrare l’origine e il significato di una stemma; successivamente si sono impegnate le famiglie arricchite, soprattutto di origine non nobile, ad acquisire un blasone, un titolo nobiliare, uno stemma costruito a misura sulla storia della famiglia, affidandosi al genio creativo di stemmografi, di architetti e periti lapidei nel creare uno stemma ricco di simboli e significati, ispirati nella pezza sul campo (scudo) anche dall’onomastica e tradizioni di famiglia.

Premesso che le due Regine Giovanne non sono mai venute a Pianella, perché erano impegnate e in tutt’altre cose affaccendate: con le guerricciole di famiglia e di successione al trono di Napoli, con pronubi e cavalli maschi, allora si è pensato di dare al simbolo della pianella la versione vulgata di Cinerella.

Inserire la Torre merlata alla ghibellina o alla guelfa  era consuetudine molto diffusa negli stemmi comunali e nella simbologia delle pezze di famiglia con fregi cavallereschi e nobiliari.

Poiché il linguaggio degli stemmi è un linguaggio figurato, si è voluto abbinare alla nomea popolare  anche un significato nobilitante (la torre quadrata, la torre circolare o piramidale).

Nel XVIII secolo la Casa Reale mandò a chiedere a tutti i Comuni del Regno di inviare una copia del sigillo; ma non tutti i Comuni ne erano dotati, per cui questi ne inventarono uno proprio per l’occasione. E’ il caso dello stemma e del sigillo del Comune di Cepagatti? Non lo sappiamo.

Lo stemma della Piazza, in pietra arenaria, è di stile molto semplice, mentre quello del Palazzo de Caro risente dello stile tardo rococò, con l’aggiunta di ghirlande, fascioni di foglie, fregi ed altro: in fondo ai piedritti sono tuttora visibili due teste di pecora, a dimostrazione che la famiglia de Caro esercitava la professione armentaria, cioè proprietaria di armenti di pecore; la famiglia era molto ricca tanto da prestare al Comune di Penne, nel XVIII secolo, 2000 ducati; sembra di stare nel XX-XXII secolo, quando i Comuni riescono a fatica a chiudere i loro bilanci. 

Dalla pecora perveniva, anche al tempo dei Romani, la ricchezza; da pecus, pecora, si è passati alla pecunia, moneta; con la crisi dell’Impero Romano anche la pastorizia e la transumanza caddero in crisi, per cui la pastorizia riprese il sopravvento sull’economia agraria solo con i Normanni, gli Svevi e gli Aragonesi e con la regolamentazione della Regia Dogana della Mena delle pecore di Puglia di Alfonso I d’Aragona nel 1447, per scemare poi pian piano nel XIX e XX secolo.

Bibliografia

Pianella e il suo risveglio, ristampa anastatica con introduzione di V. Morelli, Tipografia Graffio       Cepagatti, anno 2019.

V. Morelli, Historiae de Planella, Penne, 1997.

V. Morelli, La genìa de Caro, in Parolmente, 2021.

Apam, Foglio sparso, Atto di cessione di 2000 ducati all’Università di Penne, XVIII secolo.

Foto : Riccardo Pietrolungo

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