
di Antonio Mezzanotte.
SI DICE E SI RACCONTA che, nel cuore più antico di Loreto Aprutino, là dove l'abitato stringe i suoi vicoli in un intreccio di mattoni e memoria, si nasconda la chiesa più antica del paese: Santa Maria de Recepto, un piccolo gioiello medievale che ancora oggi conserva l’aura delle sue origini, la "Madunnucce", come la chiamano i fedeli del luogo.
La chiesetta si trova proprio in fondo al centro storico, lungo via del Mercato accanto alla Porta dell’Ospedale, inglobata in un gruppo di edifici in mattoni che un tempo fungeva da rifugio per viandanti e ammalati: proprio da questa funzione di accoglienza deriva il nome “de Recepto”, cioè “di ricovero” o “di accoglienza".
La posizione, appartata e raccolta, tradisce la sua antichità: era una cappella di servizio, un luogo di conforto per chi arrivava stanco o ferito, probabilmente anteriore alle grandi chiese monumentali del paese. L'edificio è annoverato tra i beni donati nel 1066 dal conte normanno Tassone alla chiesa abbaziale di San Pietro, la parrocchiale del paese; pertanto esso è preesistente alla Chiesa Madre.
L’esterno è semplice, quasi mimetizzato tra le abitazioni circostanti, con i mattoni a vista che la rendono parte naturale del tessuto medievale e rivelano un impianto architettonico che daterei al XIV sec., esito di rimaneggiamenti sulla conformazione originaria. Essa non cerca di imporsi, preferisce svelarsi piano, come un segreto custodito da secoli. Il portale in travertino fu aggiunto dall'abate Giovanni Battista Umbriani - al quale appartiene lo scudo in pietra con l'arma araldica collocato sull'architrave - nel 1500. Al di sopra della lunetta, un piccolo rosone in ferro battuto e, in alto, alcune monofore a tutto sesto che scandiscono il ritmo narrativo della fiancata. Sul tetto, un campanile a vela, collocato trasversalmente rispetto all'ingresso.
Ma è all’interno che la chiesa sorprende davvero: nella sua atmosfera intima e silenziosa custodisce un ricco altare ligneo dorato, barocco, concluso da una finestra quadrata collocata all'interno della cimasa, articolato in tre scomparti, che cattura subito lo sguardo con la sua luminosità calda e l'eleganza antica. Al centro dell’altare, incorniciata con cura, si trova una delicata statua della Madonna col Bambino, immagine di tenerezza e protezione che richiama perfettamente la vocazione originaria del luogo, ossia quella di offrire riparo e conforto ai pellegrini. Nelle nicchie laterali le statue lignee di due Santi, tra le quali mi pare di ricordare un san Francesco, a testimoniare, suppongo, un legame non solo devozionale con il vicino convento dei frati minori.
Santa Maria de Recepto non è una chiesa monumentale, non è un edificio che si impone con la sua grandezza: è una scoperta, un piccolo scrigno medievale che si incontra camminando, lasciandosi guidare dai vicoli e dal ritmo lento delle viuzze del paese.
Probabilmente, è proprio questa dimensione raccolta, insieme alla sua storia di non poco momento, a renderla una delle presenze più poetiche e preziose di Loreto Aprutino.















