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LA CHIESA DI SANTA LUCIA A CEPAGATTI (PE) RACCONTATA DA FEDERICO VALIGNANI

18 Agosto 2025

di Antonio Mezzanotte

Per una nuova puntata delle "Interviste impossibil", oggi abbiamo il piacere e l'onore di avere con noi Sua Grazia il Marchese di Cepagatti, Federico Valignani (1695 - 1754), che ci parlerà della chiesa parrocchiale del paese dedicata a Santa Lucia.

D: Eccellenza, vi ringrazio per aver acconsentito a questo colloquio fuori dal tempo. Vorremmo discorrere della chiesa parrocchiale di Santa Lucia, che sorge nel cuore di Cepagatti. Quale nesso vi lega a tal sacro edificio?

R: Gentilissimo signore, è per me sommo diletto rimembrar le opere che adornano la mia terra natia. Io nacqui in Cepagatti nell’anno del Signore 1695 e fui ivi battezzato proprio in codesta chiesa, sotto lo sguardo benevolo di santa Lucia. Ella fu il primo volto celeste che mi accolse e da allora porto in me un vincolo d’affetto e di gratitudine verso quel sacro tempio. Non è dunque solo luogo di culto, ma culla della mia esistenza e specchio della pietà che da secoli anima il nostro popolo.

D: È vero che la chiesa fu edificata su strutture più antiche?

R: Verissimo. Le fondamenta stesse di Santa Lucia poggiano su vestigia d’epoca romana, segnatamente su murature in opus reticulatum, che ancor oggi si scorgono in parte delle fondamenta e nei paramenti murari più antichi. Si trattava, con ogni probabilità, d’un edificio rustico o d’una villa, testimone della presenza romana in queste contrade. È dunque la nostra chiesa non solo tempio cristiano, ma ponte tra i secoli, ove la fede dei padri si sovrappone alla pietra degli antichi.

D: Potreste descriverci l’aspetto architettonico della chiesa?

R: Con sommo piacere. La facciata, sobria e composta, si erge con grazia neoclassica, ornata da lesene che sorreggono un frontone curvilineo, al cui centro dimora un orologio, sentinella del tempo. Un rosone in pietra della Majella, opera recente, vi fu collocato in loco d’una finestra antica. A sinistra, la torretta campanaria si leva con austera dignità, culminando in una cuspide a cipolla, che par vegliar sul paese come angel silenzioso. Il portale è sormontato da una lunetta dipinta da Mira Cancelli Falasca, mia conterranea di inimitabile talento che ho conosciuto nel mondo della Verità, e raffigura pellegrini che menano verso la nostra grande torre, che dal mio avo Alessandro prende il nome.

D: E l’interno, com’è disposto?

R: L’interno si presenta ad aula unica, con quattro campate scandite da lesene doriche, che paiono colonne d’un tempio antico. Le volte, a botte lunettate, furon dipinte con somma perizia dal pittore Marucci, artista napoletano, che vi operò negli anni dell'ultima guerra sull'italico suolo. L’altare maggiore, fastoso e composto di marmi policromi, accoglie una tela di Francesco Maria De Benedictis del 1830, che effigia san Rocco e santa Lucia, nostri celesti protettori. La navata accoglie altri dipinti, tra i quali alcune tavole di Mira Cancelli Falasca del 1980 - con una bella Natività - e una esaltazione della Santa Croce risalente al 1800.

D: Quali travagli e restauri ha conosciuto la chiesa nel corso dei secoli?

R: Ahimè, come ogni creatura dell’arte, anch’essa ha patito le ingiurie del tempo e degli uomini. Nel secolo scorso, si provvide a riparare la copertura e a rinnovar la pavimentazione. Dopo le guerre, si rese necessario un restauro più profondo. E in tempi ancor più recenti, si compì un’opera di consolidamento e abbellimento, ché la chiesa potesse perpetuarsi nel suo splendore. Dopo il tremuoto del 2009, la torretta campanaria fu messa in sicurezza, ché non cadesse rovinosamente.

D: Voi, che tanto avete dato a Cepagatti, come vedete il ruolo di questa chiesa nella vita del paese?

R: Essa è il cuore pulsante della nostra terra. Non v’ha festa, lutto o giubilo che non vi trovi eco. È rifugio dell’anima, scuola di virtù, e memoria viva del nostro passato. Io, che fondai la Colonia Tegea dell’Arcadia Romana, sempre credetti che la bellezza, la fede e la cultura dovessero camminar congiunte. Santa Lucia è tutto ciò: un tempio, un simbolo, un’eredità.

D: Vi ringrazio, Eccellenza. Le vostre parole ci restituiscono un’immagine viva e nobile di questo luogo.

R: A voi l’onore d’aver dato voce alla memoria. E se oggi ancora mi si interpella, è perché il mio pensiero non è sepolto, ma vive nei luoghi che ho amato. Che il tempo non cancelli ciò che l’anima ha scolpito.

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