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Il Palazzo di Madama a Pianella. Ipotesi di ricostruzione del Palazzo di Margarita d'Austria nella Piazzetta

VITTORIO MORELLI

Già nel 965 d.C. con Diploma di Pandolfo III principe di Capua e Salerno vengono concessi alla Badia Nullius 499 tomoli di terreno e la giurisdizione su Pianella, Villanova, Cepagatti, Rosciano, Villa Badessa, Piano di Coccia; a fianco c'era il Tenimento di S. Desiderio di oltre 200 ha di terreno di dominio longobardo.

Inoltre venne fondata una piccola Collegiata o Cenobio di religiosi, monaci, frati e sacerdoti, riuniti in piccole comunità ed in casa propria o di parenti, secondo la tradizione storica, situati nel centro storico, fino a raggiungere il numero di una decina di sacerdoti della Collegiata di S. Antonio Abate, chiesa posta sotto l'egida del Reale Ordine Costantiniano (si veda l'exursus della Cappella di S. Silvestro Papa).

I Longobardi, come domini, in Abruzzo erano presenti un po' dappertutto.

Dal Mille al XIV secolo il tempio di S. Maria foris Portam era sotto la giurisdizione dei Boni Homines, gli aldii e gli arimanni, di origine longobarda; la descrizione della disposizione delle bare, fatta da chi è sceso nella cripta1, i vestimenti, i paludamenti alla bizantina, il colubium e la dalmatica, la tunica, i segni della nobiltà, i testimoni, piccoli scettri o bastoncini del comando, ci dicono che la gestione della chiesa, la proprietà terriera, l'organizzazione religiosa, sociale, politica, amministrativa, giudiziaria, era in mano longobarda.

C'era una commistione tra la politica e la religione, una osmosi dei ruoli.

Ciò rafforzerebbe l'origine e l'introduzione del culto di S. Michele Arcangelo, non solo come retaggio della transumanza, ma anche come acquisizione di un patrono scelto proprio dai Longobardi, Sanctus Michael Archangelus patronus gentis Langobardorum.

Se la chiesa del Ss. Salvatore è stata costruita dopo il 1030 con Diploma di Guaimario IV, principe longobardo di Salerno, il Palazzo della Corte è stato costruito dopo il XIII secolo, se si tiene conto delle arcate romaniche visibili nell'atrio o chiostro, stalle e rimessa della famiglia De Deo, poi laboratorio di falegnameria, oggi Studio Commerciale.

Ciò potrebbe spiegare la presenza monastica nell'area del Ss. Salvatore dei monaci della Badia nullius, quest'ultima diretta espressione della Badia di Montecassino, i cui abati maggiori erano l'espressione della politica longobarda.

Quando nel XVI secolo terminò il dominio della proprietà terriera in mano longobarda, i monaci caddero in miseria, tanto da chiedere sussidi al Comune di Pianella.

I monaci, da tre a cinque, dovettero lasciare gli spazi adiacenti la chiesa di S. Maria Maggiore per gli ambienti stretti, umidi, freddi e malsani e ripararsi in stanze dell'area urbana.

L'abate Adamo di Campli nel 1414 fece sopraelevare il campanile della Collegiata di S. Antonio Abate; un altro abate, Berardino di Lazzaro, nel XVI secolo, abitava nei pressi della Madonna della Neve, in una casa-castello di tre vani del patrimonio badiale, come da iscrizione rinvenuta su mattone angolare (Casa Minetti).

Nelle adiacenze c'era un "matroneo" di suore nei locali siti tra il Palazzo Lizza e la Chiesa di S. Maria della Neve.

In diverse occasioni, il canonico della Collegiata di S. Antonio, nominato da Casa Farnese, era anche abate di S. Maria extra muros; è il caso, nel 1414, di Adam de Campli, città farnesiana e di Giuseppe Magiale di Parma, abate della Collegiata, nel 1729.

Su queste ipotesi siamo ancora alla ricerca di documenti coevi o di copie di documenti trascritti in epoca successiva.

Ci risiamo: solo l'archeologia, la natura dei materiali e del terreno, la geologia, la stratificazione, i reperti con le loro spie ci possono venire incontro e chiarire la configurazione dell'area del Ss. Salvatore.

Margarita acquistò nel XVI secolo,1539, anche parte di Pianella per 6600 ducati, il Palazzo della Corte e il giardino (lo ciardino) sottostante dalla famiglia della Tolfa, conti di S. Valentino, e la loro Villa, extra moenia, oggi Villa de Felici, che portò in dote al marito, Ottavio Farnese.

Intorno al XVI secolo venne costituita la parrocchia del Ss Salvatore, sempre sotto la giurisdizione dell'abate nullius, insieme a quella di S. Leonardo, col sostegno economico della famiglia de Felici di Rosciano.

Nel XVIII secolo, don Zopito de Felici, barone di Rosciano, acquistò, permutò diversi fabbricati insistenti nei pressi della Chiesa per fabbricarvi il suo Palazzo baronale, incorporando gran parte del Palazzo Farnesiano detto anche della Corte di Pianella.

Probabilmente la nuova costruzione avrebbe incorporato delle stanze del Cenobio dei monaci di S. Maria e la "Cappella Palatina" esistenti.

Altri benestanti fecero come il de Felici, demolendo gli edifici, insistenti sull'attuale Piazzetta; don Zopito creò la Piazza antistante il Palazzo, allargò la Rua, demolì il sopportico all'angolo sud occidentale dell'attuale palazzo (vedasi il sopportico di Vico del Noce, nei pressi del Trappeto del Fosso, il sopportico di Colle da Piedi, e pezzi di sopportici e contrafforti nei pressi del Trappeto Grande, ancora visibili); i sopportici, i contrafforti erano elementi urbanistici abbastanza frequenti; creò le basi della Via dei Nobili, oggi Via Umberto I e di Via Municipale, Via C. Battisti e F. Baracca e delle strade intersecanti, parallele e confluenti.

Per la prima volta, dopo la fortificazione del borgo ante Mille, si realizzò il Piano di fabbricazione con la creazione del Cardo (Colle da Piedi-Piazza Grande, Via Gorizia e le strade parallele Via F. Baracca, Via Vittorio Emanuele-S. Leonardo, la Via Municipale oggi Via Cesare Battisti) e del Decumano in modo razionale (Porta S. Maria, Piazza Grande, Via V. Veneto).

Nel XVI secolo, da come si rileva dalle mappe dell'epoca, esisteva un accenno della Piazza Grande e delle vie, piuttosto delle Rue, che si attorcigliavano intorno ai fabbricati, agli empori, alle spezierie, alle apoteke, alle taverne, alle stalle, alle cisterne da acqua e da olio, alle fosse granarie, alle piazzette, che erano piuttosto degli slarghi (Piazza delle Erbe e Piazza dei Polli).

Lungo il Cardo e il Decumano sorgono tra il XV e XVI secolo i primi palazzi gentilizi con ampio portale, lo stemma ed atrio interno per l'ingresso dei carri, delle bighe, delle carrozze, delle vetture (muli, asini e cavalli con basti o fascine).

Pianella comincia a prendere l'aspetto di una Città e non più di un Borgo fortificato; si fanno delle aperture lungo le casemura e le mura, si abbattono delle Porte, si trasformano parti di torri quadrate, si chiudono camminamenti sotterranei, si invadono i camminamenti esterni sopraelevati e posti a ridosso delle mura, delle case; si creano le strade e le piazze; Pianella comincia a perdere l'aspetto del paese medievale e nel XVIII secolo prende la denominazione di Città.

© Riproduzione vietata

1 referenti Martella Ginesio, Aielli Ganfranco.

Bibliografia

V. Morelli, Historiae de Planella, Penne, 1979.

V. Morelli, La chiesa longobarda del Ss: Salvatore di Patronato Regio in Pianella, Penne, 2016.

V. Morelli, I Longobardi in Abruzzo e Molise, Sambuceto, 2009.

foto : Ama Pianella , Riccardo Pietrolungo

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