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Il convento di S. Domenico ovvero la seconda soppressione

VITTORIO MORELLI.

La vicenda della soppressione del convento di S. Domenico di Pianella non si conclude con il provvedimento napoleonico del 1808, ma segue le vicende dei ricorsi storici; infatti la dominazione francese in Italia si conclude nel 1814 con la disfatta di Napoleone e il conseguente scioglimento del Regno d'Italia.

Con i decreti del 29 dicembre 1814 e 6 dicembre 1816 furono ceduti al comune di Pianella parti dell'ex Convento dei Domenicani, per sostenervi uffici, carceri, la caserma della gendarmeria e quant'altro. Con il ritorno sul trono di Napoli dei Borboni si riaccendono da parte degli ordini ecclesiastici le aspettative per un ritorno degli ordini nelle rispettive sedi e la reintegra nel possesso dei beni. L'amministrazione comunale sostiene le spese di ducati 49.05 per riattamento delle della casa del delle case del convento di San Domenico atti ad uso di caserma della Brigata di Gendarmeria Reale (30 aprile 1808).

A seguito delle continue richieste di reintegra da parte degli ordini religiosi soppressi, il sovrano, più per un atto dovuto e senza vincolo di imperio, con decreto del 6 marzo 1854 acconsentì a che i dominicani tornassero nel convento di Pianella.

Uno strumento del 16 febbraio 1856 del notaio Pignatari venne stipulato tra l'ordine, rappresentato da padre Antonio Maria Todesco e il Comune di Pianella, con cui si stabiliva la permuta dei locali domenicani con una casa dei Sabucchi, acquistata dal barone Ferdinando Todesco. In caso di mancata occupazione dei locali da parte dei domenicani, il Comune e la famiglia Todesco sarebbero tornati in possesso delle rispettive proprietà cedute con atto Pignatari. In pratica padre Antonino Todesco rimase l'unico ad occupare parte del convento per il disbrigo delle pratiche. Il comune rimane rimase pressoché indisturbato in possesso dei locali anche dopo le proteste della direzione della Casa Ecclesiastica per le province napoletane.

Il 21 dicembre 1860 il Consiglio Comunale al punto 4 esamina la situazione del convento dei domenicani; perché si compiaccia di disporre che il convento, la cui proprietà  sì apparteneva al comune e che ora con troppa sfacciata ingiustizia viene occupata dai ripetuti PP. Domenicani, e per essi dal solo padre Antonino Todesco, e venga restituito al ripetuto comune, perché il Consesso possa deliberare con maturo esame gli è mestieri di leggere un breve cenno dei fatti che vi hanno rapporto. Non appare che sotto l'occupazione militare ebbe luogo la soppressione degli ordini religiosi, l'amministrazione comunale domandò in grazia che fosse concesso il convento dei Domenicani, e Carmelitani qui esistenti per addirsi ad usi pubblici. La maestà di Gioacchino Murat accogliendo le suppliche dell'Amministrazione suddetta concesse al Comune l'intero Convento de’ Dominicani riserbando solo tre camere occupate dell'Officio di Registratura. Nell'entrarsi però nel possesso di detto convento l'Amministrazione trovò ostacolo da parte dell'Amministrazione demaniale il quale per averne occupato gran parte per uso di propria abitazione proprio , mise in campo dei pretesti, con quali incerta maniera voleva restringere l'effetto della reale concessione.

Omissis 

Il padre Antonio Todesco nativo di qui dell'ordine de’ Domenicani invidiando al Comun quelle poche stanze che  un dì  erano appartenute ai PP. Domenicani medesimi concepì l'idea di farne lo spoglio profittando del favore che godeva in parte il padre Salzano Provinciale dell'Ordine, e dell'amicizia che egli vantava appò il Presidente del Consiglio de’Ministri il pitocco D. Ferdinando Troia.

*Ascpian, Deliberazione comunali, anno 1860, fol.35 v.e. r., 36 v. e. r.

L'Amministrazione Comunale del tempo, per derimere la questione, deliberò il 16 novembre 1863 e il 18 febbraio 1864 di corrispondere un canone annuo a favore della Cassa. Comunque non si addivenne ad alcun accordo, per cui il comune deliberò l'8 gennaio 1865 di andare in giudizio contro il barone Todesco, chiamando in causa anche la Direzione della Cassa.

Il 26 novembre 1865, con decreto di Vittorio Emanuele II, si autorizza la direzione speciale della Cassa Ecclesiastica di Napoli a procedere alla progettata transazione fra essa e il Comune di Pianella. L'8 agosto 1866 si riunisce il consiglio comunale e al punto 5 dell'ordine del giorno il sindaco presidente ha fatto dar lettura di un’uffizio del signor Sottointendente del Distretto, in cui è trascritto un foglio del sig. Intendente della Provincia, il quale invita questo consesso a deliberare di nuovo sulla domanda de’ Padri Domenicani di questo Comune i quali pretendono essere indennizzati della rendita dei locali del convento occupati dalle regie truppe, nonché dei danni arrecati dalle medesime. Il Decurionato avendo attentamente esaminato le delucidazioni date dai Padri Domenicani, ha considerato:

- Che con la deliberazione del sette maggio ultimo questo Consesso aveva espresso le ragioni per le quali non dovevano attendersi le domande dei Padri Domenicani per l'indicato obietto. 

- Che nelle dilucidazioni presentate dai lodati Padri si vede fatto diritto alle considerazioni che si leggono nella cennata deliberazione; se dagli stessi Domenicani si conviene che essi avevano l'obbligo di alloggiare nel convento le rege truppe, non si sa comprendere quale compenso di rendita debba dare il Comune ed a quale si ragione di danni debba andare l'oggetto.

- Che a compensamento è dovuto pel ristoro dei danni non può ultimamente rivolgersene la domanda che al ramo della Guerra.

 - Che un tale tentativo è stato pur fatto dai detti Padri Domenicani senza che se ne contava il risultamento.

Per le quali ragioni ad unanimità di voti il Consesso ha confermato la precedente sua deliberazione dichiarando che atteso l'obbligo che aveva i padri Domenicani di alloggiare la Regia Truppa, siccome da essi medesimi è stato contestato, non può questa Amministrazione essere tenuta né ha rivaluta di pigione né a ristoro di danni che diconsi arrecati dalle truppe medesime.

 Seguono le firme di Nicola Mariotti, Pasquale Puca,  Vincenzo Sabucchi, Antonio Sabucchi, Silvestro De Berardinis, Donato Micucci, Gennaro Lauducci, Ciro Sabucchi.  Sindaco Odoardo de Sanctis.

*Ascpian, Deliberazioni comunali, anno 1860 - 1866, fol.23 v.e.r.

Con deliberazione del 30 novembre 1866 il consiglio comunale assegnava ad uso di caserma di Real Carabinieri n. 12 camere. Altri locali vengono adibiti a carceri mandamentali. Il vescovo di Penne e Atri in data 18 giugno 1932 avanzava istanza affinché gli venisse consegnati la chiesa ed un congruo numero di stanze; in pratica la parrocchia del Ss. Salvatore poté utilizzare la chiesa e le annesse stanze del corridoio e la loggia sovrastante, senza difatti tornare al possesso dei beni sottratti a seguito delle leggi eversive, nonostante la prolifica corrispondenza che intercorse tra le parti fino al 1943-1950.

Durante il periodo bellico la chiesa venne utilizzata anche come deposito di granaglie da parte del comando tedesco di stanza a Pianella. Successivamente i PP. Carmelitani ripresero, mediante una corrispondenza, a rivendicare i diritti della retrocessione dei locali dell'ex Convento di S. Domenico, senza però addivenire a risultati.

La questione, forse per tacito consenso da ambo le parti, è rimasta sospesa ed insoluta.

Rendite e proprietà delle Cappelle del Convento di S. Domenico secondo il catasto Onciario del 1745.

La chiesa di S. Domenico era dotata di 13 altari ed almeno nove , tra il XVI e XVII secolo, erano di giustopatronato di famiglie locali.

Secondo il Catasto Onciario di Pianella del 1745 le Cappelle e le Chiesa di S. Domenico godevano delle seguenti rendite: per canoni e censi enfiteutici su terreni siti in contrada San Martino, Morrecine, S. Maria a Lungo, del Giardino, delle Cannavali, Coll’alto, Fonte Nardangelo, Fonte gallo, Fonte della Noce, Fonte Giovan Battista, Collecchio, una casa nel Rione del Pisciarello, un censo su una casa nello stesso rione della Madonna della Neve, un comprensorio di botteghe site sotto l’istesso Convento nel rione della Piazza, un trappeto e due capitali ducati cinquantesei e di ducati 80 ottanta dovuti dall'Università.

Foto: Ama Pianella, Riccardo Pietrolungo

Bibliografia:

BIBLIOGRAFIA

*Dall'archivio Privato di Remo di Leonardo: Miracolo di un restauro- Le Pale d'altare della Chiesa di S. Domenico a Pianella - Pro Loco Pianella - Realizzato da ADService di Andrea Balzano - Stampato da MCgrafica Cepagatti 2011.

Archivio storico di Pianella, Notizie fra le “Vecchie Carte”, a.c. di Archive e Cultura maggio 2005.

Asdf, Deliberazioni Decuriona aa. 1860-1866

Ascpian Deliberazione Comunali aa 1804-1810.

Catasto Onciario di Pianella, a. 1745

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