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Il contesto storico del Polittico di Pianella attribuito al pittore Cola del Merlo di Penne

VITTORIO MORELLI.

Quando è arrivato il Polittico a Pianella? Certamente dopo la nomina a conte di Giacomo Probi e di Alessandro Sforza e la presenza a Pianella di abati parmensi e del nord Italia favorirono detto ingresso; alcuni pensarono di recuperare l’opera presso qualche bottega, ritenendo di dover dotare l’Abbazia di S. Maria La Grande di un’opera su legno raffigurante soggetti sacri racchiusi nelle nicchie.

Già qualcosa venne fatta in S. Maria del Lago di Moscufo, dotandola di una tavola dipinta raffigurante la Madonna di S. Maria del Lago. Tale consuetudine affonda le antiche radici nelle ikone bizantine presenti in molti edifici sacri della costa e dell’area collinare.

Tale atmosfera si consolidò più tardi con Margarita d’Austria, residente a Parma e in Abruzzo, sollecitata dagli abati e dai Pianellesi influenti, che nutrivano affetto verso la Duchessa, la quale contraccambiava con molta considerazione l’affetto dei Pianellesi.

Pianella. (Abbazia di S. Maria la Grande) -Santa Maria Maggiore

E’ il periodo del Conte di Pianella, Jacopo Probi, Segretario del Duca di Mantova Francesco Gonzaga, e amico del Mantegna e di Isabella Gonzaga d’Este; la Corte di Mantova era tutta una pinacoteca; era l’atmosfera del Rinascimento che ha toccato anche Pianella, grazie ai suoi referenti: gli Abati Nullius dell’Abbazia di S. Maria la Grande, Alessandro Sforza, lo stesso Probi e Margarita d’Austria.

Dotare le abbazie di ikone (tavola di S. Maria del Lago in Moscufo), di trittici e polittici delle chiese abruzzesi (Alanno, trittico con Madonna posta tra S. Sebastiano e San Gregorio), S. Maria d’Oriente a Tagliacozzo, il polittico della Incoronazione a Teramo, il polittico di Capestrano, era una consuetudine.

Osservando il Polittico ci sembra di capire che si basa su canoni scontati, quali la teoria di Santi incuneati nelle nicchie, dall’aspetto stereotipato, dalle pennellate distese senza sfumature, la policromia vivace.

Il polittico, dipinto a tempera su tavola, mostra la Madonna posta tra S. Bonaventura e S. Sebastiano, circondata da Angeli e cesti di frutta.

L’opera si innalza al cielo con cinque pinnacoli, quasi a delimitare e chiudere le navate corrispondenti, abitate da Angeli.

L’influenza artistica e la tecnica del Mantegna e dei pittori del tempo si rileva nel Polittico di S. Leonardo, che venne trasferito nel XIX secolo, essendo parroco e abate don Vincenzo Verrotti, a causa dell’umidità e delle condizioni precarie dell’edificio.

I rapporti culturali, di amicizia con Casa Farnese e Gonzaghesca, incrociati su Pianella e la sensibilità di qualche abate, di origine parmense, coperta dai titolati personaggi, ha favorito il trasferimento del Polittico da un laboratorio a Pianella.

Nel XVI secolo, la cittadina, chiamata Terra, era molto viva e vivace, dove gli abati si ribellavano all’ingerenza del Vescovo di Penne, rivendicando l’autonomia giurisdizionale.

Nella Terra si compì la costruzione delle chiese e dei conventi di S. Domenico e del Carmine; vi si svolgevano fiere e palii di cavalli, un florido commercio.

Bibliografia

Vittorio Morelli, Alessandro Sforza e Jacopo Probi conti di Pianella, in Pianella da Comune Feudale a Comune dell’Età Moderna, in menabò, 2024.

FOTO: https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Bernardino_del_merlo_e_sebastiano_del_casentino,polittico_da_s._leonardo_in_pianella%28PE%29,_post_1487,_01.jpg

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