I nomi  propri di persona, i cognomi, i soprannomi sono spie linguistiche

VITTORIO MORELLI.

L’antroponimia è la scienza che studia i nomi propri di persona, i cognomi e i soprannomi, da cui è possibile rintracciare l’antica origine etnica e di appartenenza religiosa.

Dal XV secolo in poi ci sono state continue migrazioni dai Balcani in Abruzzo, migrazioni spontanee e di piccoli gruppi e migrazioni pilotate e su richiesta dei grossi proprietari terrieri (de Landerset di Cappelle sul Tavo), che avevano bisogno di braccianti ed uomini di campagna per dissodare terreni incolti e le sterpare,

I piccoli gruppi dalla Dalmazia, dalla Slavonia, dall’Albania fuggivano dalle rappresaglie turche e il loro ingresso in Italia era favorito dai Re aragonesi, angioini, farnesiani e borbonici; si riversavano a Frisa, Congiunti di Collecorvino, Cappelle sul Tavo, Spoltore, Caprara, Bacucco, Mozzagrogna, Teramo: Villa Schiavoni; poi questi gruppi si sono integrati e dispersi nella società in cui vivevano; i loro patronimici sono stati italianizzati, fino a confondersi con quelli dei naturali del luogo.

Molti paesi furono interessati dal fenomeno migratorio: Francavilla, Ortona (Caldari), Vasto, Cupello (Villa degli Schiavoni), S. Felice del Molise, Montemitro, Acquaviva Collecroce, questi ultimi sono paesi ad immigrazione serbocroata; a Vasto c’era una chiesa intitolata a S. Nicola degli Schiavoni e si contavano circa 50 famiglie serbo croate; S. Vito Chietino (S. Apollinare), Lanciano (Villa Stanazzo), Villa Alfonsine, Villa Scorciosa, Casacanditella, Torrevecchia Teatina.

Resiste la lingua albanese nel Molise (Ururi, Portocannone,) e quella croata  parlata a livello famigliare e gergale (alcune famiglie di Termoli, di Acquaviva Collecroce, etc, cfr i lessemi bruk, pane, sire, cacio, mesa e mish, carne); nel dialetto pianellese la muesthje indica lacarne essiccata al sole, reperto trasmesso dai pastori stanziali ai contadini di Pianella; il lessema albanese, serbocroato e il dialetto pianellese denotano la radice linguistica comune del sanscrito e indoeuropeo; in Badessa è scomparsa la parlata arberesh dal 1970 circa ed è rimasto solo  il rito greco bizantino.

Il gruppo ebraico aquilano ha resistito fino a disperdersi nel XVIII secolo, così pure a Bacucco, a Lanciano, a Vasto, a Castel di Sangro, a Sulmona.

In Abruzzo sono diffusi cognomi e soprannomi, quali Profeta, Di Davide, Deodato, Diodati, Pierfelice, i soprannomi, che all’origine erano cognomi, Ciarnavé, Scialamé (da Shalom), Vàscéleke (da basilikòn, di Battista, Basile, Vasile, Basilisco (basiliskus), Diotallevi, Talamonti, Vernamonte, Passamonti, Di Michele, Di Sciascio, Evangelista, di Lazzaro, Dragani, Ciavulich, Melidei, Blasi, Vlasi. Staniscia, Di Cicco.

Villa Badessa merita una riflessione a parte, in quanto è la colonia più a nord del Regno di Napoli e il più recente insediamento albanese, anno1744.

Nell’area costiera abruzzese è possibile riscontrare cognomi, quali Turchi, Saraceni, e, andando più giù nel Molise, cognomi di origine slava, albanese, serbocroata; in Puglia si incontrano sia cognomi di origine araba (Lucera) sia cognomi di origine slava, albanese sia di origine greca; in Basilicata e Calabria si trovano cognomi di antica origine greca, albanese (Civita, Lungro, etc), fino ad arrivare in  Sicilia, dove i cognomi di origine araba sono diffusissimi come quelli di origine greca ed albanese.

Bibliografia,

V. Morelli, Villa Badessa degli Abruzzi colonia albanese del XVIII secolo, Aspetti storici, antropologici, linguistici e religiosi, Edizioni del Melar@ncio, Penne, 2014.

V. Morelli, Historiae de Planella, Penne, 1979.

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