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I LIBRI. Angelo Ciccullo "Fioriture"

MARCO TABELLIONE.

Come haiku di saggezza e visioni momentanee e profonde della realtà, le ultime poesie di Angelo Ciccullo pubblicate nella raccolta dal titolo Fioriture (edizioni peQuod) rappresentano appunto delle brevi infiorescenze, germogli di senso sul mondo delle cose e degli esseri.

Ciccullo si ferma sui minimi particolari cercando in essi il gran segreto della vita. Si tratta di lieviti di senso che prendono corpo da piccoli testi, brevi momenti di osservazione del mondo, o individuazione di angoli inusitati della realtà. Ma, come si sostiene in una delle poesie, questa riduzione della realtà all’osservazione minuta, questa specie di semplificazione - come un bisogno di vedere nel piccolo il grande - non è che un tentativo di ritornare indietro nel passato, non solo all’adolescenza ma addirittura all’infanzia, a quando bambini incoscienti ci si butta su ogni aspetto del reale, incuriositi di tutto. E’ quella meraviglia che Ciccullo cerca di ricreare, o meglio di rivivere, per tornare a sorprendersi e a stupirsi del reale, ad illuminarsi d’immenso in ogni piccolo anfratto, seguendo tra l’altro alla perfezione, oltre che Ungaretti, anche la lezione di Pascoli e del suo Fanciullino.

Partendo dal mito poetico di Pascoli Ciccullo giunge alla pratica ossessiva del sogno, ed è una sua stessa poesia a riconoscerlo: “Fiabe ci nutrono / perplessità, miraggi // Nel tempo / un’ossessione”. Ossessione del sogno che significa anche fede in una trascendenza e in un trascendere, fede che l’ombra della morte possa tradursi in una luce; così suggeriscono altre poesie di Ciccullo come la seguente: “Come un grappolo d’uva / Ci teniamo stretti / Acino ognuno / Acini tutti / Vicini”. Sequenza di versi questi ultimi che costituiscono anche un esempio di poesia visiva, dato che Ciccullo ha con la grafica ricostituito la forma di un grappolo d’uva.

La poesia di Ciccullo è dunque una poesia delicata, concentrata sui momenti, ma anche capace di legare gli istanti alle eternità, agli infiniti spazi interiori ed esteriori sui quali galleggiamo. E’ proprio questo che Ciccullo riesce a fare all’animo del lettore, proiettarlo da un semplice gesto, da un particolare apparentemente insignificante, dentro i segreti dell’esistenza, il mistero globale, come se quella minuzia contenesse in sé tutte le risposte, come in fondo è.

Impariamo dai versi di Ciccullo che è proprio così, che la verità sull’essere non sta nelle grandi escatologie, o solo lì, o ancora nei sistemi filosofici, o peggio nella ricerca scientifica che non sa guardare oltre il fenomeno e i rapporti di causa ed effetto; sta nel particolare, sta nel piccolo, nel minuto dove la vita va a depositarsi, e dove ci è dato vivere davvero. Sta, in ultimo, lì dove il grande filosofo Jaspers pone “la cifra dell’essere” vale a dire il simbolo vitale che può ricollegarci alla verità dell’Essere, e che Ciccullo riesce a cogliere con i suoi momenti, catturati mirabilmente in questo piccolo e grande libro.

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