
di Davide MARIOTTI - Dalla Sicilia dove "i di Stefano" affondano le loro radici, un ramo di questa Casata nel corso dei secoli si trasferì a Città Sant'Angelo. Famiglia benestante di sarti e proprietari terrieri ben inserita nelle attività della cittadina come Pasquale di Stefano che nella seconda metà del 1700 risulta essere amministratore e cassiere delle rendite della Cappella del Sacro Monte dei Morti di Città Sant'Angelo.
Dopo la morte di Pasquale iniziarono i problemi della famiglia, la moglie Annagostina Cavicchia si ritrovò con tre figli minori: Nicola, Francesco Paolo e Carolina e con un debito contratto dal marito di 200 ducati e grani 80.
Non riuscendo a far fronte alle spese la vedova, con atto notarile del luglio 1808 chiese in prestito altri 160 ducati al Canonico di San Michele Arcangelo Giovan Domenico Cornacchia. Per garantire il prestito dovette fare un'ipotetica su un suo terreno vitato, olivato e seminato in Contrada della Pace ed un altro in Contrada Colle di Moro.
IL 25 Aprile 1817 il figlio Nicola di Stefano ormai maggiorenne, di professione sarto, si presentò insieme al Canonico Giovan Domenico Cornacchia davanti al Notaio di Città Sant'Angelo, Domenico Pieramico per il debito residuo di ducati 100 contratti da sua madre.
Ipotecando il terreno in Contrada Colle di Moro con annessa casa rustica della estensione di 22 tomoli (più di 4 ettari), Nicola si obbligo' al pagamento della rendita annua consistenti in ducati 15 e grani 60 a favore del presente Canonico Cornacchia.
Questo purtroppo non poté mai avvenire, a partire da quell'anno (1817) si verificò un periodo particolarmente funesto che colpi' anche il nostro territorio. Le pioggie eccessive e di contro le siccità prolungate portarono al danneggiamento delle colture provocando una grande crisi alimentare. La scarsità di cibo portò inesorabilmente alla morte di tante persone e tra queste anche del povero Nicola.
Così con Sentenza del Tribunale di Teramo, il 5 luglio 1825 al fratello Francesco Paolo di Stefano anche lui sarto, vennero confiscati tutti i suoi beni.
I fondi espropriati di Colle di Moro e di Madonna della Pace furono venduti all'asta e aggiudicati dai fratelli don Lodovico e Giuseppe Basile, proprietari anch'essi di Città Sant'Angelo.
IL 21 novembre 1826 il Presidente del Tribunale Giovanbattista Pica, fece una lista di creditori aventi diritto al ricavato della vendita, essi furono : I fratelli don Michele e Saverio Umani, la vedova Domenicucci del fu Valentino Umani quali cessionari. Le signore Angela e Maria Cornacchia, i coniugi Maria Arcangela Gerardi e Domenico Crescia, i coniugi Maria di Stefano e Niccolò Valloreo, la sorella Carolina di Stefano con il marito Luigi Gabriele.
IL Canonico Giandomenico Cornacchia era morto e al suo posto come esecutore testamentario vi era il Canonico di San Michele Arcangelo don Desiderio Fini.
Furono inoltre citati inanzi al signor Presidente : i coniugi Annantonia di Stefano e Salvatore de Angelis, Maria Michela Razzi madre del figlio minore Pasquale eredi del defunto Emidio di Stefano, oltre al debitore Francesco Paolo di Stefano.
























