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I briganti Costantino Di Paolantonio e Costantino Mazzitti, entrambi di Corvacchiano

16 Aprile 2024

ELSO SIMONE SERPENTINI.

La notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 maggio 1861, verso le tre, le guardie mobili di Torricella e il luogotenente del distaccamento di Penne Corinto Giannone partirono con i loro uomini in servizio di perlustrazione verso Galliano e Santo Stefano, arrivando fino oltre Ginepri, Corvacchiano e Abetemozzo. A Corvacchiano catturarono due briganti, trovasti nascosti in luoghi insospettabili, Costantino Di Paolantonio e Costantino Mazzitti, entrambi di Corvacchiano. Il primo, interrogato in presenza del Sindaco di Torricella, disse che era andato con i briganti costretto dal capo Nicola Perpetuini a Poggio Mattere, dove era stato obbligato a prendere parte al furto di capre di un certo Gaetano Scipi di Torricella. Da allora era dovuto restare con i briganti, con la mansione di accendere il forno della taverna di Merlini, il cui figlio faceva parte del brigantaggio, e cuocere il pane.

Richiestogli di indicare i nomi di alcuni che facevano parte dei briganti in quel periodo e che lui aveva frequentato, fece quelli dei figli di un certo De Paolis e uno che si chiamava Berardo ma era soprannominato "Micheletto" di Santo Stefano, nella cui casa era stato portata una grande quantità di grano, Tommaso Di Pasquale, Felice di Francescopaolo, che a Santo Stefano aveva ucciso un soldato della legione di San Vito, Gaspare Di Francesco e Giovanni Di Francesco. Questi due ultimi di Ginepri ed andavano armati finanche nell'ascolano.

Costantini Mazziti dichiarò di essere andato a Valle San Giovanni per ordine del suo capo, che era stato là chiamato da uno soprannominato "Terrepone", soccio di Scarsella di Valle San Giovanni. Era stato anche a Brittoli.

A Ginepri vennero arrestati anche Giovanni e Gaspare Di Francesco, che, interrogati non vollero dire nulla e non risposero a nessuna domanda.

Sempre la notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 maggio 1861 giovedì 16 maggio 1861, verso le 4, vennero tirati due colpi di pietra contro la porta del quartiere di Filatappi. La guardia Domenico De Sanctis, che stava dentro, mentre le altre guardie erano di pattuglia, si levò e occultamente diede uno sguardo stando dietro i vetri della finestra e scorse sei paesani armati di fucile e due altri di grosse mazze. Si stavano consultando per decidere se dovessero scassare la porta ed entrare nel quartiere. Dopo aver discusso molto, rinunciarono e se ne andarono. Sapevano che dentro il quartiere non c'era nessuno, le guardie erano fuori, con le loro divise e i loro fucili, quindi dentro avrebbero avuto solo le "mante" da prendersi, era un bottino troppo scarso e non valeva la pena.

Dall'episodio, nel suo rapporto il direttore dei Dazi Indiretti Antonio De Simo traeva una sua conclusione, di cui faceva partecipe il Governatore: era pericoloso far rimanere la Forza nei quartieri di campagna e in piccolo numero, era necessario riunirla al più presto in due sezioni, a Sant'Egidio e Controguerra e non pensare a Cerqueto, dove erano stanziate le guardie nazionali.

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