Gli almanacchi e i calendarietti profumati dei barbieri

GABRIELLA SERAFINI.

Fin dal Medioevo fecero la loro apparizione gli almanacchi, che altro non erano che dei calendari che segnavano i giorni e i mesi dell’anno, altre informazioni, come le fasi lunari, l’alternarsi delle stagioni e l’incontro di stelle, pianeti e costellazioni.  Più tardi si arricchirono di notizie sulle previsioni del tempo, notizie utili per gli agricoltori, informazioni sugli animali, date e luoghi dove si tenevano le fiere. Ma è con l’avvento della stampa che gli almanacchi hanno una enorme diffusione soprattutto tra gli artigiani e contadini, forse per via delle immagini che spesso illustravano le informazioni. Anche i venditori ambulanti contribuirono a diffondere questi almanacchi leggendoli a una popolazione per lo più analfabeta.

     Nel 1700, in Italia, si diffuse un tipo di almanacco più vicino al gusto della tradizione popolare, con curiosità, aneddoti, proverbi, oltre a notizie astrologiche, stagionali, coltivazioni, allevamenti,

gastronomia. Nel 1742 a Foligno esce il Barbanera, un almanacco che oltre al calendario e alle previsioni meteorologiche, conteneva "aneddoti, ricette empiriche e previsioni stravaganti ma sempre possibili e talvolta avveratesi, donde la sua celebrità". Il Barbanera ebbe subito una grande diffusione ed ancora oggi ne subiamo il fascino antico tramite il calendario di Frate Indovino o come modo di dire per giustificare una conoscenza spicciola, immediata e superficiale su svariati campi del sapere.

     Perfino Gabriele d’Annunzio era solito precisare: “... La gente comune pensa che al mio capezzale io abbia l'Odissea o l'Iliade, o la Bibbia, o Flacco, o Dante, o l'Alcyone di Gabriele D'Annunzio. Il libro del mio capezzale è quello ove s'aduna «il fiore dei Tempi e la saggezza delle Nazioni»: il Barbanera”.  Infatti quando morì, il 1º marzo 1938, sullo scrittoio aveva il Lunario Barbanera.

     L’almanacco, il lunario, il calendario hanno avuto una diffusione enorme, fino ai nostri giorni, tra tutti i ceti sociali, intercettando gusti e costumi delle varie epoche.  Pur tuttavia alla fine dell’800 e ancor più ai primi del 900, fino a raggiungere il suo apice tra il 1920/30, si assiste a un fenomeno di enorme diffusione: l’almanacco tascabile, veicolo pubblicitario oltre che informativo, ovvero i famosi almanacchi o calendarietti profumati dei barbieri, dono annuale ai propri clienti di cui gli esercizi artigianali e commerciali facevano sfoggio.

     Il calendarietto profumato conquistò letteralmente tutti, sia per le illustrazioni, che per quei contenuti ammiccanti che facevano sognare giovani e meno giovani.  In genere le dimensioni standard erano come quelle dei santini, ma nel corso del tempo le misure sono diverse, ma sempre tascabili: tasca o taschino fa lo stesso!

Si presentavano custoditi in una sottile e trasparente bustina di carta velina, le pagine, in genere 16/20, erano tenute insieme da un morbido cordoncino di seta, verde, rosso o blu, i cui capi erano annodati e formavano come un pon pon profumato.

     Erano “omaggi” raffinati, dalla grafica accattivante e dai bei colori a stampa che poi sono diventati un genere artistico degno di rilevanza e oggetto di collezionismo: pagine a colori finemente illustrate, a volte dorate in cui i mesi del calendario campeggiavano all’interno di una tematica scelta dal committente, salone o pasticceria che fosse. Il più delle volte gli illustratori degli almanacchi profumati non pongono le loro firme o firmano con pseudonimi, perché considerati arte «minore».

     I temi più diffusi in un primo momento sono le avventure d’amore lette nei libri o viste a teatro, gli eroi e i grandi personaggi della storia, soggetti d’arte e mitologici, storie popolari, classici, opere liriche, il fascino dei lontani paesi esotici, la bellezza delle dive del cinema, e tutto ciò che poteva offrire innocenti evasioni della fantasia. Essendo per la maggior parte destinati ad un pubblico maschile, una presenza costante è quella delle "donnine", dapprima come fatto esclusivamente decorativo e successivamente anche erotico. I temi ed i soggetti da essi illustrati per pubblicizzare i prodotti, le ditte o i negozi erano i più disparati e riescono a far capire oltre che il gusto artistico, l’economia e anche la cultura del tempo. Durante il periodo della belle époque imperversa lo stile liberty, lo stile di vita bohémien, il can-can, costumi che esaltano la moda che si evolve, l’eleganza di certi salotti, ma anche il gusto per la modernità che avanza con le prime automobili.  Gli anni del fascismo sono caratterizzati dalle gesta di d’Annunzio, dai canti patriottici, dall’esaltazione della storia di Roma e dei coraggiosi condottieri. Dagli anni 50 esplode la cinematografia e la diffusione

della radio e anche i calendarietti cambiano temi: i divi e le dive del cinema, le canzonette, le gonne che si accorciano, i costumi che portano alla donna oggetto non solo di seduzione, ma di sogno erotico palese. Ovviamente i temi sono tanti e il più delle volte variano a seconda della clientela e negli anni si sono avuti calendarietti per gli uomini, ma anche per le donne, per i negozi di classe e per avventori meno esigenti con il desiderio di accontentare i gusti dei loro clienti più audaci.

     I calendarietti dei barbieri sono stati i primi veicoli pubblicitari, perché la grafica, l’eleganza, il tema veicolavano il prodotto: profumi, tinte, creme, dolci͙͙ in alcuni c’era la spiegazione di come usare il prodotto e di come richiederne la spedizione.

     Un po' alla volta arrivarono a illustrare donne sempre più succinte fino a che questa usanza, contestata da molti, lasciò il passo ai normali calendari da parete come quelli che si regalano oggi o quelli piccoli rigidi senza illustrazioni che si portano nel portafoglio. Purtroppo anche questi stanno per diventare oggetti da collezione visto il celere avanzare delle tecnologie con smartphone, tablet,͙͙..

     Antonio Blasiotti di Penne, poeta, cultore della cultura abruzzese e collezionista, negli anni ha raccolto 65 di questi calendarietti, che vanno dal 1900 al 2005 e che ci permettono di fare un’analisi più dettagliata di un fenomeno di costume estremamente diffuso e che purtroppo oggi non esiste più.  Ve ne sono di veri capolavori in quanto a illustrazioni e molti conservano ancora il loro profumo e la custodia di carta velina. Il calendarietto del 1900 (fig. 1), smerlato, porta dipinti solo sulla copertina fronte-retro con una scena di caccia, edito dalla confetteria Mascarini e Cesana di Milano.     

     All’interno sono scritte tutte le specialità di pasticceria con relativo prezzo. Nell’ultima pagina una accattivante missiva ai gentili lettori, in cui sono indicate le tariffe postali, l’avvertimento che si possono spedire panettoni di qualunque peso e quantità, l’invito di comunicare ad amici e conoscenti il listino non senza concludere con i devotissimi Moscarini e Cesana. In questo calendarietto si evidenzia come avveniva la pubblicità a quell’epoca: messaggi chiari e accattivanti, rispettosi nei confronti dei potenziali clienti e precisi nelle informazioni utili all’acquisto. Stesso intento pubblicitario è contenuto nei calendarietti della Ditta Sirio, profumeria di Milano per far conoscere le proprietà eccellenti della linfa capillare che fa nascere i capelli solo dopo pochi giorni di trattamento con un effetto prodigioso. Già con qualche anno di differenza, si nota una pubblicità più aggressiva che tenta di meravigliare sia con le parole che con le illustrazioni. 

     Infatti, la grafica è curatissima, le storie di eccellenti personaggi di successo veicolano cultura e prestigio. All’interno, oltre ai mesi dell’anno, compaiono le storie magnificamente illustrate dei personaggi, episodi storicamente rilevanti, purtroppo senza la

traccia dell’illustratore/pittore, e il tipo di profumazione scelto, quasi sempre acacia, ma anche essenze dai nomi pittoreschi come beau ciel d’Italie. Nel calendarietto Quo Vadis del 1903, sempre edito da Sirio, la pubblicità dei saponi neutri e della cipria è discreta, mentre il formato con il bordo finemente intagliato richiama lo stile dei calendarietti iniziali.

     Il passare del tempo connota alcuni calendarietti del 1940 chiaramente del periodo fascista, per la scelta dei contenuti: la storia della grandezza romana, le gesta epiche, i condottieri famosi, gli esempi dannunziani di patriottismo. Stranamente questi calendarietti non contengono pubblicità di prodotti, non hanno ricercatezze di bustine o bordi intagliati, solo illustrazioni e narrazioni e il nome dell’editore: Panini e Vanoni, Milano.

     Dagli anni ’50 in poi, si comincia ad assistere, vista la diffusione capillare che i calendarietti hanno raggiunto, la scelta di temi e curiosità che hanno a che fare non tanto con la cultura, quanto con le mode e i costumi che cambiano. La diffusione del cinema e poi della televisione connotano il gusto a tutto vantaggio di ammiccamenti, di costumi più spinti, di immagini che preferiscono le nudità, gli amori, il divertimento. Alle illustrazioni si sostituiscono le foto più economiche e il pregio artistico viene sempre meno. Poco importa ormai della pubblicità dei prodotti che utilizzano altri canali di diffusione. Il calendarietto restringe la sua influenza e apre le porte al gusto della pornografia e dell’erotismo che si afferma a partire dalla fine degli anni ’60.

 L’ultimo calendarietto profumato della collezione Blasiotti che porta la pubblicità di un barbiere è: Di Antonio Walter di Teramo, datato 1999 dal titolo ESTASI.

DAL CATALOGO DEL PREMIO NAZIONALE LETTERE, ARTE E SCIENZE, Selezione di Poesia Giuseppe Porto , XXII Edizione 21 dicembre 2019. p.p. 100-101-102-103-104-105.

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