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Giovanni Claudio da Pianella, giureconsulto e letterato

VITTORIO MORELLI

Giovanni Claudio, figlio di Ovidio1, notaio in Alanno nel XV secolo, nacque a Pianella  intorno al 1492 e morì a Venezia dopo il 1522 intorno al 1560. Secondo alcune fonti storiche, teneva due fratelli Scipione, Giovanni Mario ed una sorella.

Giovane avvocato, si trasferì a Venezia nel XVI secolo, città internazionale e viva per i rapporti commerciali, politici e militari con moltissimi stati del nord Europa e dell'Europa Orientale.

La sua flotta, rappresentata da navi commerciali, pescherecci e galee militari percorrevano tutto l'Adriatico e il Mediterraneo.

La sua flotta era al servizio ora del Papa, ora del Duca di Milano, ora dei Medici ora del Re di Napoli, ora della Francia.

Era una delle città più ricche del tempo, che dettava moda, regole commerciali; era la regina del Mediterraneo in competizione con la Repubblica marinara di Genova, di Pisa, di Amalfi per il traffico marittimo, la quantità di pescherecci, navi da trasporto e numero di galee.

Firenze, Milano, Roma, Napoli potevano competere ben poco con la Serenissima, le quali accettarono di potenziare i rapporti commerciali, politici e militari con Venezia.

La città pullulava di varie etnie: Albanesi, Serbi, Croati, Montenegrini, Greci, Ebrei, Turchi, Tedeschi, Fiamminghi; tutti potevano commerciare ed esporre le loro merci: tappeti pregiati, spezie, vetraglie, stoffe di kashmir.

I Lucchesi avevano il predominio dell'arte della lana e della seta, e dopo gli Arabi in Sicilia, importarono la coltura del gelso in Italia; i Turchi tenevano l'esclusiva dei tappeti e delle stoffe pregiate importate dall'Oriente, le spezie venivano acquistate direttamente nei porti di Alessandria, Tripoli, Damasco, Antiochia, Cipro e Siria.

Era una città multilingue, meta dei più grandi artisti del tempo: aveva fatto visita per un paio di volte Leonardo, vi lavorarono Tiziano, Tintoretto, Mantegna, Vicentino, Bellini, Carpaccio, Lotto, Sansovino, Giorgione, Albrecht Dürer ed altri.

C'erano mercanti tedeschi, fiamminghi, slavi, turchi, ebrei e islamici.

Quando vi arrivò il giovane Claudio con i soldi in tasca del padre, notaio, vide una città strabiliante, sfarzosa, lussuriosa ed intrigante.

Secondo alcune fonti storiche, Giovanni sarebbe tornato a Pianella dopo aver dissipato le risorse di famiglia; c'è chi afferma che Giovanni fosse rimasto a Venezia fino alla fine dei suoi anni.

I Turchi imperversavano per tutto il Mediterraneo ed arrivarono al cuore dell'Europa, minacciando tutto il continente; da poco era cessata la guerra d'Otranto 1480-1481 e continue le avvisaglie di un'altra guerra contro i Turchi, la battaglia di Lepanto del 1571.

Nonostante tutto, Venezia riuscì a tenere continui rapporti diplomatici, politici e commerciale con i Turchi.

Inoltre stabilì botteghe, magazzini, fondaci, apoteke e ricoveri in tutti i porti dell'Adriatico slavo e italiano; continue erano le transazioni  nei depositi di merci nei magazzini abruzzesi di Vasto, Lanciano, Ortona, Cerrano.

I librai veneti frequentavano le fiere di Lanciano, Recanati, Foligno, Bologna e Padova; si davano appuntamento alla fiera di Francoforte, dove esponevano anche libri di autori “eretici”.

I librai Baldassarre Costantini e Damiano Zemario nel 1545-1546 sono alla fiera di Lanciano a vendere libri stampati a Venezia.

Moltissimi erano i rapporti con Francavilla e Lanciano ai tempi della fiera. Numerosi erano i Veneti, i Lombardi, i Luganesi e i Fiamminghi che si stabilirono nei paesi del circondario di Lanciano, per curare gli interessi commerciali anche nei periodi extra fiera.

Anche nel secolo successivo ci sono rapporti di affari: Carlo Todesco nel 1604 sarà a Venezia per affari; Giambattista Sansonio de Caro figura in un Atto notarile del notaio Melfi, della Serenissima Repubblica di Venezia, dimorante a Pianella, il 16 gennaio 1719.

Claudio fece un po' fatica ad inserirsi perché non vi era venuto per fare lo sguattero di bottega o lo scaricatore di porto, ma per continuare l'ascesa professionale di giovane avvocato.

A Venezia, città aperta a tutte le scuole di pensiero, c'erano oltre 200 tipografie, dopo la rivoluzione di Aldo Manuzio nell'arte della stampa; andavano di moda il colophon alla aldina  e il frontespizio istoriato che riassumeva in breve il contenuto del libro.

Addirittura Manuzio fondò l'Accademia Aldina, cenacolo di cultura.

Nello Stato della Serenissima non mancavano cartiere, fabbriche di sapone e delle cere, concerie e lavorazione del cuoio, dei guanti, delle pellicce, delle funi, del tessile, dell'abbigliamento, le tintorie, le vetrerie, la metallurgia, le oreficerie, degli strumenti musicali; i boschi della Lombardia e del Veneto fornivano legname per le sottofondazioni della città e travi per la costruzione delle galee negli arsenali e nella cantieristica.

Giovanni Claudio, dal tipografo attivo a Venezia dal 1492 al 1541, Giovanni da Cerreto del Monferrato, Maisrtro Zuanne de Trino (Tridino),  fece stampare  quattro “taccuini”, tre libretti di diritto feudale e un'ars metrica “catulliana”.

I Veneziani  commerciavano in zucchero, pepe, aringhe sotto sale, olio, piombo, ferro, tappeti, armature, vetri di Murano; imbarcavano il sale nei porti pugliesi e di quelli di Pescara, Francavilla ed Ortona, nei cui pressi tenevano dei depositi.

Quale sia stato l'esito finale non lo sappiamo, ma sappiamo che pubblicò a Venezia tre libretti di diritto feudale Consilia duo feudalia, De Commodis Possessionis, De Augendo, tuendoque Imperio ed un manuale di metrica latina, Ars Metrica sulla tecnica poetica di Archiloco e di Catullo; quest'ultimo volume venne affidato a Giovanni de Tridino, tipografo ed editore, che era riuscito a fare successo e a dotarsi di privilegi per la stampa di opere di architettura, di filosofia, di letteratura.

A Venezia vennero ristampate le opere di Catullo e di Ovidio; quindi Giovanni Claudio entrò nella sfida culturale, curando la metrica catulliana ed occupandosi di diritto feudale.

Affrontò le questioni di diritto  feudale: l'area interna e montana dello Stato di Terra era interessata fortemente dalle questioni feudali del braccio secolare dei baroni, conti e marchesi e dal braccio ecclesiastico delle parrocchie, dei vescovadi e dei monasteri, a cui si aggiunsero le questioni del Demanio reale, ducale e dogale per lo sfruttamento boschivo, idrico e dei pascoli, che si scontravano con gli usi civici.

Si inserì in qualche modo nella cerchia culturale veneziana.

1 Catasto dell'Abbadia di Pianella, anno 1548

Bibliografia

Ioannis Claudii aprutinus, Ars Metrica, Venetiis tertio nonas Iunias MDXX; Impressum Venetiis per Ioanem Tacuinum de Tridino. M.D.XXII. Die.XV- mensis Aprilis. Ristampa anastatica a c. di A. Morelli, della MC Grafica di Cepagatti, settembre 2012.

 Ioannis Claudii,   Consilia duo feudalia, Venetiae, 1522

 Ioannis Claudii,   Augendo tuendoque imperio, Venetiae, 1522

 Iuoannis Claudii, De Commodis possessionis, Venetiae, 1522

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