
di PARIDE MARIOTTI.
Nel 1811 il Comune di Collecorvino fu colpito da una grave crisi finanziaria, originata da un ammanco di circa 3000 ducati attribuito all'esattore Giambattista Pierraccini. L'episodio diede avvio a una complessa vicenda giudiziaria che, attraverso successioni ereditarie, alienazioni e contenziosi, coinvolse diverse famiglie abruzzesi e si trasformò nel tempo in un processo di progressivo trasferimento della proprietà fondiaria, destinato a costruire la base della fortuna dei Maturanzi.
Pierraccini venne indicato come il responsabile della sottrazione dei fondi, ma secondo la normativa vigente nel Regno di Napoli la responsabilità non ricadeva solo sull'esattore. Furono chiamati a rispondere anche i decurioni del Comune:Andrea De Angelis, Angelo Sante Sabatini (Di Sabatino) e Filippo Cristallini.
Per ordine dell'Intendente della Provincia, essi furono costretti a sottoscrivere cambiali per 2006 ducati e 20 grani a favore del Regio Tesoro.
La vicenda entro' presto nella fase esecutiva. IL 22 marzo 1812 il Giudice di Pace di Loreto Aprutino dispose la vendita della masseria di Pierraccini, situata in Contrada Carcare (oggi Fornaci). L'immobile venne acquistato da don Francesco Maria De Nobili per la somma di 2006 ducati e 20 grani. Tuttavia l'operazione fu contestata da don Massimantonio Tartagliozzi, che ne ottenne l'annullamento il 28 giugno 1813.
La sentenza comporto' anche la condanna dei decurioni alla restituzione del prezzo.
Poco dopo, il 16 settembre 1813,De Angelis, Sabatini e Cristallini cercarono di regolarizzare la loro posizione cedendo a De Nobili diversi beni immobili, per un valore complessivo di 2056 ducati e 74 grani, con patto di ricompra entro tre anni.
Tale clausola, tuttavia, non venne mai esercitata, consolidando di fatto il passaggio di proprietà.
Alla morte di Francesco Maria De Nobili nel 1816 e della sua unica figlia Angela Maria nel 1817, i diritti e le posizioni patrimoniali passarono al di lei marito, don Pasquale Maturanzi.
Fu lui il 16 gennaio 1818,a chiedere formalmente il pagamento del debito e, successivamente, il 16 luglio 1821,a notificare un precetto per 3080 ducati e 29 grani, dando nuovo impulso al contenzioso.
Dopo la sua morte, avvenuta nello stesso anno,l'eredità passò al figlio Gaetano, ancora minorenne, sotto la tutela di don Ottavio Sanguidolce di Atri. La gestione della vicenda giudiziaria prosegui negli anni successivi, con nuove azioni legali nel 1826 contro Giulio Di Sabatino e nel 1828 contro la famiglia D'Amico di Loreto Aprutino.
Nel tempo, Gaetano Maturanzi riuscì a consolidare in modo stabile il patrimonio familiare. Sposo' prima Anna Grue (1807-1851) e successivamente Geltrude Marucci, e nel 1849 fece edificare la villa di Pineto, segno tangibile dell'affermazione economica della famiglia.
Dal figlio Giovanni ebbe origine il ramo dei Caccianini-Maturanzi, attivo tra il XIX e XX secolo.
Nel suo complesso, il dissesto di Collecorvino del 1811 mostra come, nel contesto giuridico del Regno di Napoli, la responsabilità patrimoniale potesse produrre effetti di lunga durata. Un debito originato da un singolo ammanco si trasformò, attraverso passaggi giudiziari e successori, in un meccanismo di redistribuzione della proprietà fondiaria che contribui al consolidamento della fortuna dei Maturanzi, intrecciando diritto, finanza e trasformazioni sociali nell'Abruzzo ottocentesco.





















