Dal cibo….l’ironia popolare

GABRIELLA SERAFINI.

Cosa dire dell’ironia popolare?  Essa trovava la massima espressione dall’uso dei soprannomi o nomignoli.

Col termine “Je se dece!”, dalle nostre parti, si intende aggiungere il soprannome al nome.  Se ci sono tanti Antonio…come fai ad individuare di chi stiamo parlando? Sicuramente le azioni, i modi di fare o dire, i difetti o virtù definiscono meglio una tal persona e la distinguono da centomila altre che hanno lo stesso nome e a volte lo stesso cognome.

Vuoi mettere se anzichè: Antonio se n’è andato con Marietta, io sottolineo: Antonio, lu sparacannone, se n’è andato con Marietta!.

Tuttavia l’uso del soprannome, specie se deriva da qualche difetto, deve essere misurato, citato con parsimonia e con attenzione, altrimenti la persona a cui l’epiteto è stato affibbiato, sia direttamente o tramandato dai genitori o nonni, non potrebbe prenderla con noncuranza.

Ma se di soprannomi ce ne sono tanti quanti la fantasia popolare è riuscita a codificare, per noi, che siamo interessati a quelli che hanno una qualche attinenza col cibo, la ricerca giusta deve essere mirata.  Innanzi tutto ci sono quelli che si riferiscono ai prodotti della terra, come frutta, ortaggi, legumi, spezie… Chi ne possiede uno di tal fatta, significa che fisicamente somiglia a…, che è inutile come…che sul suo campo coltiva solo….

Cacciafave, che raccoglie le fave. E’ chiara l’allusione ad un’azione che si ripete spesso sia per lavoro che per il gusto di mangiarle;

Cirasce, ciliegie. Il significato è da ricercarsi sia nella bellezza e nella turgidità dei frutti, sia nella facilità con cui si mangiano. Una ciliegia tira l'altra. A volte può significare la facilità con cui si cambiano sposi e amanti;

lu citrone, il cocomero.  In genere è una chiara allusione alle dimensioni della corporatura, solo in pochissimi casi potrebbe ricondurre al fatto che dall’esterno non si sa mai se la polpa del cocomero è buona o no, per saperlo occorre spaccarlo;

la cicorie, la cicoria. Quasi sempre il termine rimanda all’amaro di questa verdura;

lu cice, il cece.  Si dice di persona sempre soddisfatta, sazia, ben dotata di ogni ben di dio;

lu pipendene, il peperone. Con questo termine si intende sia la figura che il carattere.  Se si riferisce ad una persona saputa che deve ridire sempre su tutto e lascia sconcertati, infastiditi e a bocca aperta per impossibilità di controbattere, allora state sicuri che si sta parlando di un peperone piccante;

la precoche, la pesca nella varietà della percoca. Si dice di persona bella, con carnagione  vellutata e gote rosee.

Vi sono poi, soprannomi che si riferiscono a modi di fare, come:

Friapesce (frigge il pesce), Magnedurme (mangia e dorme), Setacce (setaccia la farina), Sgrane (sgrana il rosario, i piselli…).

Possiamo trovare soprannomi che si riferiscono ad animali, in quanto le persone vi somigliano fisicamente, nei modi di fare, nei difetti, nelle caratteristiche più evidenti:

la pillastre, il pollo, ma riferito a donna che ha un particolare modo di procedere e in genere ha gambe secche;

la velocche, la chioccia.  In genere si riferisce a persona comoda e lenta nel procedere, più raramente si fa riferimento alla nidiata di pulcini a cui la chioccia provvede;

la hulbette, la piccola volpe.  Per meglio intendere la furbizia della volpe o addirittura il suo andare per pollai a rubare le galline;

lu vove, il bue. Quasi sempre riporta alla grandezza dell’animale o di alcune parti del suo corpo, come gli occhi;

la papere, la papera. Il significato è tutto nelle azioni che il povero animale compie, ma soprattutto deriva dal suo procedere ondeggiante;

ciammajche, lumaca.  Ovviamente il termine riporta alla sua lentezza.

Ci sono soprannomi che si riferiscono ai pesci:

sardelle, sardella; baccalà; scafette che èun misto di pesci non pregiati, che i marinai riportavano a casa come compenso per il lavoro e che in genere le mogli rivendevano.  La scafetta è anche sinonimo di cosadi poco conto; l’anguille, l’anguilla.  In genere il soprannome è riferito a persona longilinea o a chi ha la caratteristica di sgusciare con facilità da situazioni particolari; la panocchie, la cicala di mare è soprannome riferito a chi sta immobile e disteso e viene sballottato da forze esterne e non dipendenti dalla sua volontà.

Ci sono ancora soprannomi che prendono spunto dalle paste e cibi in genere, quasi tutti mettono in evidenza le caratteristiche più immediate dei cibi che ben si addicono alle persone:

ciuffulene, è il rigatone o manica. In genere si riferisce a persona alta e grossa ma vuota dentro;

pulende, polenta è termine che richiama al modo di stenderla sulla spianatoia o anche alla povertà o pochezza del cibo;

pizzadogge, pizzadolce è il tipico dolce abruzzese fatto a strati di pan di spagna, crema e cioccolato.  Quasi sempre il riferimento è alla sua bontà ma anche alla morbidezza del dolce che all’improvviso si riversa sul piatto lentamente;

lu ciambellone, il ciambellone è una sorta di plumcake bello spugnoso dalla forma rotonda.

La carrellata dei soprannomi finisce qui, anche perché la ricerca è stata difficile.  La difficoltà si spiega dal fatto che oggigiorno i soprannomi sono in disuso o se meglio prefertite sono stati soppiantati da falsi diminutivi e vezzeggiativi inglesizzanti.. Dudù, Tilla, Titta, Betty, Jojo……e la storia continua……

ll Blog Parolmente.it, si propone di promuovere il territorio, attraverso la diffusione di notizie a carattere turistico, ambientale sociale, politico (apartitico) e culturale.
Copyright © 2022 Parolmente.it All Rights Reserved
Instagram
magnifiercrossmenu