Comunità soggette a Montecassino, alle Diocesi di Rieti, di Spoleto e di Ascoli Piceno, secondo i Catasti Onciari del Regno

Vittorio Morelli / Dom 24 aprile, 2022 /

Con la dominazione longobarda nell’Italia Centro-meridionale sorsero i Ducati di Spoleto e di Benevento; quest’ultimo si suddivise poi nei Ducati e Principati di Napoli, di Capua e di Salerno, questi ultimi esercitavano la giurisdizione anche su comunità abruzzesi.

Montecassino con la sua casa madre, fondata da S. Benedetto nel VI secolo, si ramificava con i suoi monasteri e cenobi nell’Italia centro meridionale; monasteri principali come quello di Casauria, di S. Liberatore a Maiella-Serramonacesca, di S. Bartolomeo di Carpineto della Nora, Ss Salvatore a Maiella (Rapino), di S. Giovanni in Venere (Fossacesia) e cenobi di S. Scolastica di Pianella-Moscufo, di S. Desiderio, di S. Maria Maggiore di Pianella, di S. Maria del Lago  di Moscufo, S. Maria delle Grazie di Civitaquana e via dicendo governavano le rendite per conto dei monasteri maggiori.

Queste località vengono riportate dai Chronicon benedettini e da Diplomi, privilegi concessi da Papi, Abati, Re, Principi e Imperatori coevi alla storia e alla cronologia dei Chronicon.

Fino al 1750 ca, alcune comunità di Villanova, di S. Liberatore a Maiella-Serramonacesca, di Fara F. Petri, di Villa Oliveti erano soggette all’abbazia di Montecassino sia per i beni e le rendite e sia per le funzioni sacramentali, quali la cresima.

L’abate maggiore, in occasione della visita pastorale in queste località, amministrava anche il sacramento della cresima.

In Abruzzo molte realtà ecclesiali sono sorte anche dietro la sollecitazione di monaci e di principi del ducato di Napoli, dei principi di Capua, Pandolfo IV (1016-1059) e Guaimario IV (1027-1052), principe di Salerno.

Barrea, grazie ai proventi della pastorizia e all’opera dei monaci benedettini, risorse dallo spopolamento con la costruzione del monastero di S. Michele Arcangelo, che entrò a far parte della giurisdizione temporale e religiosa di Montecassino.

Attualmente sono rimaste le comunità di Fara Filiorum Petri con la chiesa del Ss.Salvatore e di S. Serramonacesca con la chiesa dell’Assunta, costruite dietro il placet di principi e duchi longobardi, e dipendenti dai monaci di S. Liberatore a Maiella-Serramonacesca, di Montecassino, soggette ora alla Diocesi di Chieti; perdurava la consuetudine della visita dell’abate maggiore o di un suo vicario fino a mezzo secolo fa.

Montecassino, ab antiquo, era indipendente grazie alla genìa e parentela longobarda degli abati maggiori  con duchi, principi e grazie ai privilegi concessi dai re longobardi.

La parrocchia di S. Maria Assunta di Serramonacesca è stata sotto la giurisdizione della Diocesi di Montecassino fino al principio del 1973, quando è passata sotto quella di Chieti-Vasto1.

Dal sistema ecclesiastico e religioso benedettino si passa ad un sistema “misto”, fino alla fusione delle competenze e giurisdizioni che confluiscono nell’ambito parrocchiale  e diocesano.

Attualmente la presenza benedettina è dovuta alla tradizione popolare e alle consuetudini locali. Per Fara Filiorum Petri e Serramonacesca il ricordo della presenza di Montecassino fa parte della memoria collettiva, anche se in maniera molto simbolica.

Le Comunità più grandi e quelle molto piccole, che vanno, a macchia di leopardo ed in maniera discontinua, da Accumoli a Posta, nell’ambito dei circondari o comprensori di Cittàducale, Leonessa, Montereale, Borbona (Borgo S. Pietro), oscillano tra le diocesi di Spoleto (già sede del Ducato Longobardo), di Rieti; in quella di Ascoli Piceno confluirono le piccole comunità ricadenti nell’ambito di Valle Castellana e comunità limitrofe; questi beni ex Farnesiani e Feudali, sono territori, almeno fino al 1750,  soggetti alla diocesi di Montecassino (Barrea, Fara Filiorum Petri, Serramonacesca, Villa Oliveti, Villanova).

1Padre Adelchi di Fulvio, parroco di Serramonacesca, informatore.

Foto: S. Maria Assunta, Serramonacesca.

Bibliografia

Vittorio Morelli, I Longobardi in Abruzzo e Molise, Pescara-Chieti, 2009.

Fonte: Asna, I Catasti Onciari del Regno di Napoli, XVIII secolo.

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