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Chiesa di San Domenico a Pianella. Lettura delle opere restaurate dipinti ad olio su tela da Nicola Maria Rossi... per capirle e apprezzarle!

DA UN ARTICOLO DI MIRA CANCELLI FALASCA *

Università della Terza Età Anno Accademico 2010/2011 - VI Lezione.

Statua di S. Domenico

Nella visita, entrando nella Chiesa di San Domenico troviamo ora, cinque altari con la sistemazione che i Domenicani le diedero con il restauro del 1690.

A destra ammiriamo il primo altare della cappella dei nobili Verrotti con il loro stemma, raffigurante un cinghiale emblema di famiglia, l'unica che ne esercita ancora il patronato.

Stemma Verrotti

*La tela che la sovrasta e del pittore, Salvatore De Rocco (1771-1836) nato a Pianella che raffigura Il martirio di San Pietro, monaco domenicano martire, espressa con arte classicheggiante e che sente gli influssi del tardo barocco. Visibile le pietre tombali in porfido sul pavimento.

Il martirio di S. Pietro

*A seguire c'è l'altare con il sepolcro della nobile famiglia del Marchese Gesualdo De Felici decorata dalla pala con La predica di San Vincenzo Ferrer agli infedeli, (m.160x305) firmato Nicolaus Maria Rossi (1749). Il dipinto raffigura San Vincenzo Ferreri con l'abito dominicano, che in piedi su una roccia, con il braccio alzato, parla alla folla. Dietro a un confratello che prega.

Predica di San Vincenzo Ferrer

In alto si vede la figura dell'Eterno e di Cristo circondati da angeli, un folto gruppo ascolta attento, non distratto dalla donna agitata in primo piano, coperta da un manto rosso che richiama la mente il fascino dei panneggi scenografici del Solimena, maestro dell'autore.

All'orizzonte si intravede una città con alberi che sovrastano la folla.

Continuando il percorso di visita alla chiesa si possono ammirare le tre pale dell'abside, salendo il gradino del presbiterio.

*Troviamo la prima tela:Madonna con Bambino tra San Tommaso d'Aquino e San Giacinto. Domina al centro l'immagine della Madonna con il bambino in braccio che promette a San Giacinto, in ginocchio ai suoi piedi, la protezione del figlio dopo la sua conversione e l'ingresso nell'ordine domenicano, quando nel 1221, incontrò Domenico di Guzman a Bologna per il capitolo.

San Giacinto porta in mano i suoi oggetti iconografici che sono l’Ostensorio e la statua della Madonna che avrebbero messo in fuga i Tartari, quando invasero il suo convento. In adorazione, a sinistra, vediamo San Tommaso d'Aquino, discepolo del grande teologo Alberto Magno, che indica il libro della sua Summa Theologica, pilastro della cristianità. La policromia della tela affascina per i colori tenui ed evanescenti che rendono un’atmosfera sognante.

Madonna in trono con S. Tommaso e S. Giacinto

*Al centro dell'abside la tela più grande raffigura la Madonna col bambino che mostra ad un frate domenicano di Sora, immagini di San Domenico di Guzman con alla destra Santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, che porta i simboli del Giglio e la ruota del martirio.

Per questo dipinto c'è una leggenda ispirata ad un sogno del frate, poi realizzato, nel quale la Madonna gli avrebbe portato in dono il ritratto del fondatore dell'Ordine domenicano, lo spagnolo Domenico di Guzman.

Ai piedi di questa Pala c'era il sepolcro del Barone Vincenzo De Felice che ne aveva anche il patronato.

Madonna che mostra l'immagine di S. Domenico

*La terza pala dell'abside raffigura “la Madonna incoronata dagli angeli con il bambino in piedi sulle ginocchia, tra San Alberto Magno, vescovo di Ratisbona e filosofo nel medioevo, tra i più grandi della chiesa cattolica e San Ludovico che mostra un archibugio, trasformatosi in Crocifisso, secondo la pietas Dominicana”. La Pala è piena di figure, unite da un silenzio dialogo di sguardi. La figura del grande teologo tedesco Alberto, esalta la composizione e la cromia calda dei suoi paramenti ci rimanda agli effetti se esaltanti del Barocco. Quel barocco che troviamo nel ciborio ligneo dell'altare maggiore.

*Scendendo dal presbiterio si ammira la sesta Pala raffigurante la maestosa e scenografia cappella del Rosario, con la pala raffigurante “la Madonna del Rosario con in braccio il Bambino, seduta tra possenti nuvole, circondata e sostenuta da uno stuolo di angioletti festanti.

In primo piano San Domenico con un libro in mano, estasiato guarda la Vergine, a destra in ginocchio Santa Caterina con le mani giunte, delicato e altero il suo viso alza lo sguardo incantata dalla visione. Tra i due un puttino con il giglio in mano, simbolo di purezza, con un panneggio rosso la cui cromia ne esalta il significato di amore e fede, ai suoi piedi un piccolo cane con una fiaccola in bocca, simboli dei domenicani dei quali si fa derivare anche il nome “Domini canis”.

Madonna con Bambino tra Alberto Magno e Ludovico

Tre rose, delicatamente agiate, per terra completano l'esaltazione della devozione alla festa del Rosario, tanto celebrata dall'Ordine Dominicano, estesa poi alla Chiesa Universale.

 Ai Padri domenicani sta a cuore la venerazione della Vergine del Rosario per i quali è dovere per ogni buon cristiano di imitarne le virtù, per cui questo altare fu decorato con tre grandi medaglioni che raffigurano i quindici misteri del Rosario, avvolti in un tripudio di Putti. Come esaltazione scenografica di tutte le pale di Nicola M. Rossi, omaggio alla lezione dello stile barocco, in questa cappella fu sepolto fra Domenico Carli nel 1749,  morto in concetto di Santità, e un tempo molto venerato a Pianella.

Madonna in trono tra S. Domenico e S. Rosa della Lima

*A seguire, prima di uscire dalla chiesa vi è la pala della “Circoncisione con il Bambino retto da un vecchio e austero Sacerdote in un mantello giallo, accanto San Giuseppe in secondo piano, con le mani alzate davanti la Madonna in preghiera le giunge, l'altro sacerdote si appressa a circoncidere Gesù con un visibile coltellino. Assistono alla scena molte persone, in primo piano un aitante portatore di cero in abito bianco e, sul gradino, la tenerezza di un piccolo bimbo con un cestino che contiene due colombi bianchi, simboli sacrificali ebraici, altri spettatori in riverente attenzione. Fanno scenografia alla sacra rappresentazione il tempio, con possenti colonne a torciglioni e un tripudio di puttini osannati.

Purtroppo alla pala mancano le immagini della parte centrale perdute per i molti lustri di grande incuria, stato di abbandono e per gravi infiltrazioni di acqua.

La Circoncisione

Grazie”, al terremoto che ha colpito la nostra regione si è potuto sperimentare un mecenatismo che esalta coloro i quali riescono ad applicarlo, riportando all'ammirazione questi stupendi capolavori che arricchiscono la nostra città che, il Re Ferdinando IV, figlio di quel grande macerate quale fu Carlo III di Borbone dichiarò Città Regia nel 1773.

BIBLIOGRAFIA

*Dall'archivio Privato di Remo di Leonardo: Mira Cancelli Falasca, Miracolo di un restauro- Le Pale d'altare della Chiesa di S. Domenico a Pianella - Pro Loco Pianella - Realizzato da ADService di Andrea Balzano - Stampato da MCgrafica Cepagatti 2011.

FOTO D'ARCHIVIO REMO DI LEONARDO PRIMA DEL RESTAURO

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