Caccia al cinghiale in Abruzzo. Carme venatorio di Giovanni Quatrario da Sulmona (1336-1402)

Vittorio Morelli / 21 aprile, 2022 /

Il Conte Napoleone Orsini, sposando nel 1340 Maria, figlia di Subiaco Conte di Chieti, acquisì la Contea di Manoppello, S. Valentino e Palearia ed altri feudi e Castelli, fino a raggiungere il numero di 12 feudi.

Il Conte partecipò ad una battuta di caccia, che da S. Maria Arabona di Manoppello si snodava fino alla confluenza della Nora col fiume Pescara, a ridosso del Castello di Cepagatti e delle terre di Chieti, di Rosciano, Badessa e Pianella.

La descrizione delle fasi della caccia è molto dettagliata e ricca di emozioni, paure, impeti di forza, della soddisfazione per il cacciatore di aver cacciato molti cinghiali.

Il compito della canilza (branco di cani) è quello di stanare i cinghiali.

Il cacciatore, che riusciva ad abbattere un cinghiale, aveva il diritto di portare a casa, oltre al pezzo migliore della carne, la testa con le zanne e le fauci  spalancate come trofeo di caccia da appendere dietro la porta.

L’area interessata era fitta di boscaglia di querce, di carpini, di lecci, di faggi, di cerri ed andava da (S. Maria) Arabona (alle porte di Chieti) fino a Cepagatti, nelle aree bagnate dal fiume Pescara e dalla Nora.

Chi riporta il transunto è contrario alla caccia del cinghiale, anche se la ritiene in alcune situazioni necessaria per l’equilibrio della natura; la caccia comportava molti rischi per i cacciatori, dotati di armi non sempre efficaci; è rischiosa adesso per i cacciatori dotati di armi da fuoco.

Nei musei civici di Sulmona, Corfinio, Cansano (cippo) sono esposti scene di caccia o il singolo cinghiale, emblema ricorrente dei popoli italici, sanniti e nell’araldica antica e moderna (Benevento).

A Bugnara sul tempio della dea Cerere è stata costruita la Chiesa della Madonna della Neve, come a Pianella ed in altre località.

La dea Cerere è la protettrice delle messi, di cui i cinghiali facevano scorpacciate, distruggendo i raccolti.

Prima Ceres avidae gavisa est sanguinae porcae

A Cerere veniva offerto il sacrificio dell’ingorda maiala

Ovidio, Fasti, I,vv. 349-352.

Il Castello splendente degli Orsini è reso luminoso per virtù del nobilissimo Capo, Napoleone.

Il fratello Tommaso accompagna il Papa Bonifacio VIII che torna ad Avignone, per dirigersi oltre le Alpi verso il Rodano. La schiera dei nobili lo saluta e s’allontana.

Nell’allontanarsi i fischi dei cacciatori riempiono l’ambiente, confusi con il vocio, i latrati; a nome si chiamano i cani. Guardiagrele (Guardia) ci invia verso la Rocca (Montepiano) che la sovrasta, attraverso i dirupi del monte scosceso e che ora si chiama (Rocca) Montepiano.

Questo luogo molto piacque a Ugo, sommo maestro degli astri, nato nel Castello.

Quando il sole tramonta, illuminando l’altro emisfero, noi abbandoniamo questi luoghi e ci dirigiamo verso l’ampio Castello, dal quale la Contea prende il nome glorioso e il titolo di Manoppello.

Nel pomeriggio ci allontaniamo di lì verso Arabona. Qui la sera la luna, appena sorta, mette in fuga le tenebre.

Sopraggiunge il terzo giorno, di qui andiamo nei vasti campi attraversando il fiume dell’Abruzzo (il Pescara).

Rogato, il Giustiziere, a cui la Regina Giovanna (I) ha dato ampi poteri sull’Abruzzo: condannare i rei e incarcerarli legalmente, ci viene incontro e si aggrega al manipolo.

Di qui attraversiamo in barca il Pescara, gonfio di acque; sbarchiamo tutti nel territorio di Penne e sul far della notte entriamo in Cepagatti.

Un’ampia e fortissima torre si erge in quel luogo dalle larghe mura, costruita con mattoni, calce e pietre.

Ai lati della Torre, in basso, si apre un avvallamento riempito di poche case, ma che si estende per i vasti campi.

I cacciatori, gli armigeri, il seguito passano la notte giocando (a dadi, a scacchi, alla morra), mangiando, dormendo.

Il giorno dopo tutti si rivestono delle armi e circondano i loro capi.

Gli uomini appiedati tengono gli spiedi nella direzione giusta per atterrare l’animale, un altro solleva lo spiedo che arreca la morte, tenendo la scure; un altro regge l’asta, scuote la mazza dalla punta di ferro, sperando di trafiggere il cinghiale stanato.

Si è giunti alla riva alta del fiume Nora.

Il Conte quale duce, stando in mezzo alla schiera, comanda di perlustrare il luogo.

I cinghiali vengono stanati dalle grida e schiamazzi.

Mentre suonano i corni, viene incontro al Conte Giacomo, signore di Rosciano, nobile di stirpe, il cui padre era parente del Conte.

Ascanio (Orsini) scende da cavallo, afferra lo spiedo, e a piedi tra gli sterpi, desideroso di inseguire il cinghiale, si inoltra nella boscaglia.

Il Conte, tenendo strette nella destra le armi, sale a cavallo e penetra in una parte del bosco, dirigendosi verso il fiume.

Alcuni giovani cinghiali rimangono impigliati nelle reti e sono destinati alla morte; un altro animale cerca di guadare il fiume; una lancia gli è rimasta infissa nelle costole”.

Transunto e rielaborazione della traduzione di Antonino Chiaverini.

Bibliografia

Giovanni Quatrario, Caccia al cinghiale in Abruzzo, con traduzione di Antonino Chiaverini, Sulmona, 1973.


Caccia - Wikipedia

Foto : Battuta di caccia al cinghiale - Opera d'arte di Paolo Giacometti ( Internet)

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