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ADDENDA. La famiglia de Caro ramo di Roccagloriosa e Pianella

VITTORIO MORELLI

La ricerca, alquanto difficoltosa, ha trovato parziale risposta, scavando nei documenti d'archivio e nei catasti.

Trattasi, per quanto riguarda i de Caro, probabilmente di una famiglia siciliana, trasferitasi a Napoli nel XVI secolo, al servizio del vicereame spagnolo, con l'assegnazione e/o acquisto di beni anche in Puglia, Campania ed in Abruzzo da parte dei vari rami della stirpe.

La famiglia è presente a Pianella già dalla fine del '500 con Giovanni Antonio di Caro, probabilmente fratello di Luc'Antonio, consigliere comunale nel 1596, luogotenente nel 1598 e camerlengo nel 1599, facente parte del Reggimento nel 1600 e 1603.

Si incontra Luc'Antonio de Caro, membro del gruppo dei tre uomini del Cambione, ossia persone di fiducia del Comune addette a misurare e far carreggiare il grano che doveva rientrare nel monte granario comunale nel 1600; nel 1604 è Camerlengo nel Parlamento di Pianella fino al 1606; Sindico, assistente del camerlengo, per diverse volte nel 1602; è presente nella controversia per un sito posseduto dalla università ed in una causa per la numerazione dei fuochi, cioè delle famiglie soggette alla tassa del focatico; venne incaricato dal consiglio di andare in Napoli e dirimere la questione per circa duecento ducati.

Luc'Antonio risulta sempre consigliere incaricato in qualità di ricognitore, insieme a Domenico di Marino, per la conta degli alberi del bosco di Badessa, essendo questo feudo farnesiano, dato in enfiteusi, in prima istanza al comune di Pianella nel XV secolo, e concesso poi in affitto a Scipio Lizza; è sindaco nel novembre 1603 ed è incaricato di riscuotere, per le terze, i pagamenti fiscali e comunali a Natale, a Pasqua e ad Agosto; figura in uno dei reggimenti (consiglieri comunali) per la composizione del parlamento comunale.

Stato Patrimoniale

Il sindaco del Comune di Pianella, nel 1823, dichiara che la situazione patrimoniale della famiglia De Caro, secondo il Catasto del 1685, risulta così composta: Badia di S. Antonio: Casa nel Rione di S. Antonio di quattro membri, confinante con la Via Pubblica e la rua acquaria; Casa nel Rione di

S. Antonio con orto e botteghe di nove membri, giusta la Camera Ducale, Marc'Antonio Verrotti e la via pubblica; chiusa con olivi in contrada Fontegallo, chiusa in contrada Fontanoli, chiusa in contrada S. Lucia, chiusa in contrada Vicinazzo, terreno in contrada Vado di Pastina, terreno in contrada Fonte Prigliano e in contrada Rizzella, chiusa in contrada Cannavali, chiusa con olivi in contrada del Giardino, Chiusa in colle da Piedi, chiusa con oliveto in contrada Fontanoli, chiusa in S. Maria la Grande, terreno in contrada Casucci, terreno alle Vicenne, terreno alle Vicenne con masseria, terreno in contrada Coste dell'Olmo, terreno in contrada Valle Marugnano, terreno in contrada Breccianello, terreno in contrada Fonte Patrignano, terreno seu Scarparo in contrada del Morrecino, terreno in contrada Salmacine, canneto in contrada del Cupello.

S. Nicola: terreno in contrada Pratodonico, terreno in Costa dell'Olmo, chiusa in contrada del Giardino, chiusa nel Cavone, terreno in contrada Fonte della Noce, chiusa in contrada del Colle di Fontanoli, chiusa in contrada Ponte

S. Amico, chiusa in contrada di Vallerio, terreno in contrada Rizzella.

Santa Lucia: chiusa con olive in contrada di S. Lucia, chiusa in contrada delle More.

San Ippolito: terreno in contrada di Fonte Vamaro, chiusa con olive e canneto in contrada del Cavone.

Santa Maria del Casale: terreno in contrada del Maijo seu Valle Grande dalla Fonte del Casale, terreno seu Sterparo in detta contrada, terreno alla Soda di Frattola, terreno in detta contrada, terreno alla Costa dell'Olmo, terreno alla Valle delli Passari, terreno ibidas.

S. Martino: terreno in c/da S. Martino.

S. Sebastianello: terreno in contrada di Pratodonico, terreno in contrada di Breccianello, chiusa con olive in contrada Pastina.

S. Rocco: casa nel rione di S. Antonio di 5 membri, chiusa con cerqui, olive e sorbi in contrada del Cupello, due piedi di olve nella chiusa di Fonte Gallo, terreno nella contrada della Sperella, terreno in contrada Valle Polillo, chiusa in contrada S. Lucia, terreno in contrada

S. Amico, terreno nel Piano di Coccia, terreno in contrada S. Giuliano, terreno in contrada S. Lucia, terreno in contrada Coste dell'Olmo, sterparo in contrada Collecchio, terreno in Colle di Forca, chiusa in contrada della Pusciana, terreno in contrada Fonte Cupola, terreno in contrada Fonte di Cecco, terreno e chiusa in contrada di Vallerio, chiusa in contrada di Fontanoli, chiusa ibidas, chiusa in contrada S. Ippolito, terreno in contrada di Case Nove. Il tutto con una rendita netta di 199: 46 ducati.

Arma o blasone della famiglia de Caro per il ramo di Napoli: Stemma con corona baronale sovrastante. D'azzurro alla palma al naturale, col capo d'Aragona d'oro, a quattro pali di rosso. Lo stemma di famiglia, del ramo di Pianella e di Roccagloriosa, è raffigurato con una corona baronale sovrastante e da un leone coronato rampante, in campo un lambello trasversale.

Il 14 aprile 1606 Luc'Antonio de Caro (cugino di Federico) e Carlo Todesco, già camerlengo ed ora consigliere, sono chiamati ad investigare e a sovrintendere alla riparazione delle mura farnesiane del Giardino, a carico dell'università, a risolvere la questione con i gabellotti della farina; sempre Luca è incaricato della questione della Badessa per l'affare di Scipio Lizza, prima per aver tagliato un ramo di quercia e poi per aver costruito una stanza per ricovero di animali.

Nel 1617 Luca de Caro e Horatio Antonio Chiarieri, consiglieri, controllano il credito al detto Donat'Angelo Blasiotto acciò si possa esigere da lui quella tassa senza debitore. Dal 1617 in poi è il periodo dell'abate Orsi, delle vicende litigiose col vescovo di Penne, della residenza dell'abate Orsi in Pianella borgo fortificato.

Poiché l'Università doveva far fronte a ingenti spese per sostenere il casermaggio delle truppe di passaggio, il 4 novembre 1618, nel parlamento della Università di Pianella, i deputati deliberano che "si pigliano a censo da Luca de Caro mille e quattrocento ducati per estinguere parte dei cinquemila ducati presi in prestito secondo la forma del Regio Assenso".

Federico de Caro

Ora parliamo di Federico De Caro, originario di Rocca Gloriosa (Sa), dove i de Caro possedevano un palazzo gentilizio ed una cappella di famiglia.

Nel 1620 Federico de Caro della Rocca Gloriosa della Prov. di Salerno contrae matrimonio nella Terra di Pianella in provincia de Apruzio, diocesi di Penne, colla sua Francesca de Caro, cugina.

Nell'eredità suddetta, fra l'altro, si accreditavano molti effetti; vi fu un credito contro il quondam Luca Giptiis cittadino della istessa Terra per il qual credito istituitone giudizio nella Corte (...) una tenuta in contrada del Casale, dippiù il beneficio della badia di

S. Spirito.

Acquisto dell'orto e costruzione del palazzo

Nel 1624 sono già presenti in Pianella Federico De Caro e donna Francesca sua nipote, orfana di Luca de Caro; il primo risulta presente in un atto notarile per questioni di prestito monetario, la seconda per gli acquisti in detta Terra (...), una tenuta in contrada del Casale, un orto presso la Porta S. Maria confinante con le mura della città, la strada pubblica ed altri confini; il 7 novembre 1624 Francesca acquistò un orto per costruirvi un palazzo con cisterna, cantine, stalle e piani per la servitù e per la famiglia.

Questo palazzo, situato nei pressi della porta del paese, è stato nel passato sede comunale, della pretura circondariale, dell'anagrafe mandamentale elettorale; era al centro della vita pianellese. Il palazzo ha occupato parte del terrapieno e delle mura di cinta. L'edificio era predestinato ad ospitare la casa dei cittadini, anche se oggi è nell'abbandono totale ed in attesa di recupero, per tornare, non dico all'antico splendore, ma ad un utilizzo civile e sociale degno di una città, quale Pianella, che ha avuto una storia.

Il palazzo si trovava in una posizione strategica e privilegiata, quasi ad indicare il destino futuro della famiglia e del palazzo; era sulla bocca del paese, dove passavano forestieri, autorità, militari, artigiani e campagnoli. Tutti erano tenuti a farsi identificare dalle guardie della porta, appostate nelle garitte o nelle celle di destra e di sinistra della porta stessa.

L'orto iniziale venne bonificato, scavato e mucchi di terra giacevano in Largo

S. Maria. L'università di Pianella possedeva presso la Porta S. Maria tre vani, confinanti con il Palazzo de Caro (1722-1744) di cui uno terraneo destinato a forno, e due vani superiori confinanti con la Cancelleria.

Il palazzo, fatto costruire nel 1624 da Federico de Caro, è sito tra Porta di S. Maria e Piazza della Vittoria, nel Rione di

S. Antonio, con atrio, porticato, volte a botte e a crociera di cui alcune affrescate, botteghe, cisterne ed una ventina di vani. Il Palazzo presenta un portale bugnato, con sovrastante stemma comunale e targa apposti probabilmente dopo la vendita parziale al Comune di Pianella.

Il portale di tardo rococò, in pietra della Maiella, dopo l'acquisto del comune, è stato con tutta probabilità mutilata della parte superiore, dello stemma in pietra della famiglia, dei fregi ornativi, delle colonnine che sorreggevano una mensola; le lesene presentano accenni di architravi, scanalature, con bugnato laterale, mensole aggettanti e sovrastante architrave a due ripiani, ed in basso sopra il piedritto a destra e a sinistra due teste bestiali zoomorfe, raffiguranti teste di pecora, a dimostrazione che la maggior parte delle rendite provenivano dalla transumanza stanziale ed itinerante; i de Caro nella prima fase di permanenza a Pianella erano armentarii.

Il palazzo, registrato al foglio 21 del Catasto Urbano di Pianella, particella 217, partita 839, alla voce Comune di Pianella con enfiteusi a favore del Fondo Culto, a fine ottocento risultava composto da nove botteghe al piano terra, di una casa comunale al 2° piano con dodici vani, di una casa con bottega, di una casa con forno, di una casa con stalla di cinque vani, di una bottega in Via Municipale ad uso ufficio daziario, di tre vani destinati alla sede di Pretura circondariale e poi mandamentale, due vani per l'ufficio del registro; al 1887-1880 in Piazza del Mercato era ubicata una osteria di 2/7, di un forno 2/5; negli anni successivi, nel 1873, c'era la calzoleria, la macelleria, il laboratorio da maniscalco, l'associazione combattenti e reduci, la farmacia, la Posta e Telegrafi, il Telefono pubblico; in alto sulla parete c'era il monumento ai caduti. Federico de Caro, camerlengo dal 25 gennaio 1625 con alcune interruzioni e consigliere, nelle varie sedute del Parlamento del si occupa della doganella, della fida delle pecore, del maestro di grammatica, del pagamento del sale del fondaco di Pescara, dove cerano le saline, dei pagamenti fiscali, delle rotture alle muraglie procurate da privati per l'apertura degli accessi, delle riparazioni e loro spese, della consegna del legname alla Fortezza di Pescara, dell'olio da consegnare ai Gesuiti di Chieti, di soccorrere i cavalleggeri della Compagnia del Capitano Busicchi, alloggiati in Pianella, dei diversi debiti che l'Università aveva contratto e chiedere mille ducati di censo, dei quali cinquecento ducati a don Giovanni Toppi, di dare agli ufficiali ducati dieci per i bagagli e ducati due al ferriere, di dare due carlini per soldato per rimborso del cibo anticipato dalle osterie e dalle

famiglie, della concessione del denaro ad Amatrice e Civita Ducale per la contribuzione, della restituzione delle salme di grano al Camerlengo anticipate ai Cavalleggeri.

Atto dotale

di donna Francesca de Caro

Nell'anno 1624, il 25 febbraio, nella Terra di Pianella e specificatamente donna Francesca de Caro, nella casa posta nel Rione di S. Antonio giusta ai lati i beni di Giovan Battista Mastro Mattei, dal lato le mura della Terra della Università di Pianella, la Via Pubblica e altri confini.

... "dichiara di portare in dote tovaglia di cambraia con rete bianca del valore di cinque ducati, una tovaglia di seta d'olanda con rete di seta bianca di ducati quattro, una tovaglia di seta d'olanda con rete di seta gialla ducati tre, dodici tovaglie in crollo ducati sei. Un sparviero di seta bianca con rete, et torn(i)aletto, et cappelletto ducati cinquanta, due portieri di penna con arme in mezzo ducati diciotto. Bona donata. Uno sparviero di tela dieci con reticella, un paio di lenzuola con reticella bianca di tre tele, quattro mantili da pane a scacchi, dodici braccia di mesali (tovaglie da tavola) da tavola a ramma, dodici braccia di moccaturi a ramma (fazzoletti; tovaglioli calabresi in rame o ramé, dal fr. mouchoir, fazzoletto) due camise lavorate d'intaglio, due altre camise lavorate con reticella Marchesana quattro camise rigate con reticella bianca, ventidue altre camise similmente da donna. Una tovaglia di ormesino (tela di seta della Persia) turchino con rete di oro, una coppia di mantosile (mantellina, scialle femminile di stoffa, grembiule, zinale, mandire) di tela cambraia con rete bianca. Un'altra coppia di mantosile con rete di vario lavoro, uno di intaglio, doi altri di cambraia con pizzilli intorno (merletto), un altro rigato in tela, un altro di cambraia (da Cambrai, Piccardia, Francia, stoffa sottile di lino, per fazzoletti, scuffie) con reticelle à piedi, un altro di tela di casa rigato (tessuto in casa), tre altre di tela di casa con cannelli bianchi. Un fazzoletto lavorato d'intaglio intorno, un altro d'olanda (tela di lino) con pizzilli intorno, doi scuffij d'orletto lavorato di intaglio, un altro di tela d'olanda lavorata d'intaglio, un altro lavorato con seta cremosile, un altro ricamato in oro, un altro di cambraia (tela di lino trasparente, batista) con reticella di marchesiano, doi altri con reticella bianca, et doi altri lavorati à scacchi, due spallarole lavorate d'intaglio, quattro lavorate di rete, sei scuffie di rete di varij lavori, quindeci collari da donna con varij lavori, et otto para di polsi, tre rilegature di testa, doi ventagli, doi stucci, tre rotole da refo, doi donzane di laccetti di seta, un dotale d'argento, un coscinetto da conservare spingole, una borsa di tela d'oro, quaranta pezzi di lavoro di filo dell'Aquila, un paro di licci, et pettine da tela, doi aspe, quaranta fusi, una conocchia, tre bancali da pane, una veste di D(i)amasco giallo con una robba di velluto paonazzo, una camisa di tela d'olanda per la socera. Una camisa, fazzoletti, et toccata per donamento, una tovaglia con cannelli da tenere avanti quando si fa il caroso, cinque canestri".

Estinzione del ramo de Caro di Pianella Sopra l'architrave del portone del Palazzo è posta la seguente epigrafe della seconda metà del XVIII secolo, in quanto il ramo di Pianella si era estinto o trasferito nel 1804. I de Caro di Pianella e Napoli cominciano dal 1721 a diradarsi come discendenza maschile:

DE CARO EXTINCTU GENUS HIC ERAT OMNE VIRORUM җ

EN GENUS ATQUE DOMUM NUNC FEDERICUS ALIT җ

ROCCA ANTIQUA MATER DEDIT ILLUM PATRIA GLORIOSAQUE

ET PARTHENOPE PARVA PLANELLA TENET җ

PORTA PATET CUNCTIS SEMPER NON CLAUDITUR ULLI

FŒDUS AMICITIÆ DIGITUR ISTA DOMUS җ

ANNO DÑI SANCTO 1625

Qui era la casa di tutti gli uomini della stirpe estinta dei De Caro.

Nel frattempo Federico alimenta la casa e la gens.

La madre patria antica di Roccagloriosa lo generò e Partenope

regge la piccola Pianella.

La porta è sempre aperta a tutti e non viene mai chiusa ad alcuno, a patto che, chi entra lo fa in segno dell'amicizia.

Sia detta questa casa dell'amicizia e della ospitalità.

Anno Santo del Signore 1625

L'atto costitutivo e fondativo della Badia di S. Spirito, del 1649, 22 Aprile, a mano del notaio don Francesco Antonio Basilio della Città di Atri, pone delle precise condizioni circa le rendite, i pesi, i compiti da svolgere a riguardo delle zitelle monacande, degli studenti della famiglia, le messe, tre messe la settimana, da celebrare nella Casa de Caro, per la costruenda chiesa, ed un'altra messa da celebrare nella Collegiata Chiesa di

S. Antonio da suoi canonici ogni primo lunedì del mese, un ufficio con messa cantata nell'Altare privilegiato per l'anima dei suoi antecessori e successori, solennizzare la Terza Festa della Pentecoste titolo di detta chiesa con primi vespri e messa parata, oltre una ventina di articoli riassunti e trascritti in diversi fogli.

Federico de Caro fondò e stabilì un ricco monte familiare per l'educazione, e mantenimento in Napoli dei maschi e donne della famiglia, della possidenza, ed amministrazione, del quale designò un individuo di famiglia col titolo di Abate di S. Spirito.

Dal catasto del 1746

Magnifico Giovanni Battista Sansonio de Caro d'anni 69. Domenica de Caro Moglie d'anni 56. D. Carlantonio figlio Sacerdote d'anni 28. Giampaolo Maria d'anni 21. Angela Maria figlia in capillis d'anni 26. Anna Luisa figlia in capillis d'anni 24. Carmine Garofalo garzone d'anni 20. Anna Maria Giovannelli serva d'anni 36.

Abita in casa propria di più membri nel Rione di S. Antonio Abate. Sotto la detta casa possiede una bottega affittata per annui ducati quattro: da' quali dedotto il quarto per le accomodazioni necessarie, restano carlini trenta. Sono (...) once 10:= Dippiù possiede fuori la porta di S. Maria un territorio vitato ed ulivato di tomola cinque, giusta la strada pubblica, il Convento del Carmine, e Domenico Cipriani: stimata la rendita per annui d. 10:30. Una superficie di viti, ed ulivi sopra il suolo della Badia di S. Spirito in contrada di Casale: stimata la rendita per annui carlini dieci. Sono once 03:10:= Un territorio ulivato di tomola due e mezzo in contrada del Giardino, giusta la strada pubblica, S. Nicolò e la badia di S. Maria grande: stimata la rendita per annui ducati quattro, e mezzo. Sono once 15:= Un territorio di tomola seminatorio, vitato, ed arbustato in contrada del Cavone, di cui tomola due, e mezzo sono di natura gentilesca, giusta la strada pubblica, il Convento del Carmine, il Rosario, la Badia di

S. Maria grande, ed altri: stimata la rendita, dedotto il gentilesco, per annui d.17:=. Sono once 56:20. Un altro territorio di tomola trentatre in circa seminatorio, con quercie, e casa rustica in contrada di Fonte Prigliano, giusta i beni della Badia di S. Clemente, Felice Pardi, il Rev.do Capitolo, ed altri: stimata la rendita per annui ducati undeci, e grana 83. Sono once 93:13. Un altro territorio di tomola trentuno con quercie in contrada dell'Astignano, giusta i beni della Mensa Arcivescovile della Città di Chieti, il Convento di S. Domenico dello stesso luogo, e la strada pubblica: stimata la rendita per annui ducati sette. Sono once 23:10.

Dippiù possiede nello detto Rione di S. Antonio Abate un Forno da cuocer pane: liquidata la rendita netta da ogni peso (massima degli annui ducati tre che paga alla Badia di S. Spirito per censo enfiteutico) per annui carlini dieci. Sono once 003:10. Sei scrofe: liquidata, e stabilita la rendita per annui ducati 3:60. Sono once 006:= Nove pecore da corpo: stabilita la rendita di carlini ventisette.

Sono once 004:15 Due cavalli da imbasto: stabilita la rendita per annui ducati 2:40. Sono once 004:= 199:18. Ha l'obbligo di far celebrare ogni anno messe duecento, e quattro per legati delli quondam Altimia Corvi, ed Abate D. Rocco de Caro:

Importano ducati venti, e carlini quattro. Sono once 068: = Restano once 131:18 Reverendo D. Carlantonio de Caro Sacerdote. Ordinato a titolo della Badia di S. Spirito. Possiede annui ducati cento venti, che se gli pagano tertiatim sopra gli effetti della stessa Badia: da' quali dedotti ducati venti cinque per il suo Patrimonio, secondo la Tassa Diocesana, restano ducati novantacinque. Sono once 316:20.

Dippiù possiede una casa di più membri nel rione di S. Antonio Abbate, giusta la chiesa badiale di S. Spirito affittata a più persone per annui ducati 23:30. Dedotto il quarto per i risarcimenti restano ducati 17:47 ½.

Sono once 058: 07 ½ 374: 27 ½ Pesi: Ha l'obbligo di quattro messe la settimana, e di una messa cantata il mese liquidato tal peso per annui ducati 37:20. Sono once 124:= Restano once 250:27. Paolo Sansonio de Caro vendette al Comune di Pianella parte del palazzo nel 1763, e nel 1779, non essendovi sito bastevole per riporre le carte pubbliche, che si dovevano conservare nella Casa del cancelliere.

Il Camerlengo barone Vincenzo de Felici, nel Parlamento del 1779, proponeva che:..."per non avere L'Università luogo pubblico, dove ognuno possa essere per vedere quello gli occorse, e dove li signori amministratori possano unirsi, si prendesse in affitto le due stanze contigue alla pubblica sala in detto Giacomo Sabucchi, e che si sporgono dentro dal cortile per l'annua pigione di docati cinque, la quale somma dovrebbe inscriversi fra le spese ordinarie".

La proposta fu accolta.

Fonti archivistiche e bibliografia

Aspe, Stato di Sezione, Partite, Matricole del Catasto Murattiano, a. 1812. Apdf

Carte sparse, secc. XVII-XIX

Sentenze di tribunali, documenti vari del XVIII-XIX secolo

Deliberazioni Comunali, secc. XVII-XIX

Catasti del 1746 e del 1812.

A. Lizza, Memorie storiche di Pianella, XIX secolo.

E. Conti, Breve storia di Pianella, 1928.

V. Tribuzi, Memorie di Pianella, 1945 ca.

V. Morelli, Pianella tra le due guerre, 2004.

V. Morelli, Pianella tra storia e iconografia, Azzate Varesina,1994.

V. Morelli, Historiae de Planella, Penne, Cantagallo, 1979.

E. Marrone, Il granaio d'Abruzzo (...), Pescara, 2012.

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