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DOCUMENTI "Una controversia tra grandi proprietari: I Clemente, I Mazzoni e i De Filippis Delfico (1829)"

di PARIDE MARIOTTI

Nell'autunno del 1829 Don Pasquale Clemente, tra i maggiori proprietari terrieri di Castelbasso, si trovò coinvolto in una complessa controversia giudiziaria destinata a ridefinire gli equilibri fondiari tra alcune delle più influenti famiglie della provincia di Teramo. Dietro una richiesta di pagamento di appena 52 ducati e 91 grani si celava infatti una trama ben più articolata di crediti, ipoteche, censi e compravendite, nella quale gli interessi economici si intrecciano con le strategie patrimoniali dell'aristocrazia e della nascente borghesia agraria.

Pasquale Clemente (1789-1852),nonno dell'omonimo Senatore del Regno d'Italia Pasquale Clemente (1848-1925),era non soltanto uno dei più facoltosi proprietari terrieri della zona, ma anche una figura di primo piano della Carboneria teramana.

Gli ideali liberali che ne animavano l'impegno politico furono trasmessi al figlio Vincenzo, destinato a diventare uno dei Carbonari più attivi e influenti della provincia.

La controversia vide contrapporsi Clemente, don Lorenzo Mazzoni, esponente di una delle più importanti famiglie di Notaresco, e il Conte Gregorio De Filippis Delfico (1801-1847).

Originario della Campania e appartenente ai Conti di Longano, Gregorio aveva assunto il cognome Delfico in seguito al matrimonio con Marina Delfico.

Stabilitosi a Teramo nel 1820,si trovò ad amministrare il vasto patrimonio della moglie proprio mentre la famiglia era impegnata in una profonda riorganizzazione delle proprie proprietà, operazione che diede origine a numerose controversie con i proprietari confinanti.

IL 10 ottobre 1829 Don Lorenzo Mazzoni presentò al Tribunale di Teramo un'istanza per il recupero di un credito di 52 ducati e grani 91 vantato nei confronti di Pasquale Clemente. Su richiesta del Conte Filippis Delfico erano già stati pignorati alcuni beni mobili del debitore e Mazzoni chiese che il ricavato della loro vendita fosse destinato prioritariamente al soddisfacimento del proprio credito e delle spese giudiziarie, riservandosi, in caso contrario, di rivalersi sullo stesso Conte.

La vicenda rappresenta un esempio emblematico delle relazioni economiche che legavano i grandi proprietari fondiari dell'epoca.

Prestiti, censi, permute e compravendite costituivano strumenti ordinari di gestione del patrimonio e rendevano frequenti i contenziosi, quasi sempre risolti attraverso accordi capaci di salvaguardare gli interessi reciproci.

Anche in questo caso le parti raggiunsero una composizione extragiudiziale, formalizzata con atto notarile. Attraverso una compensazione fondata su"censi "Lorenzo Mazzoni acquisi alcune quote dei terreni oggetto della controversia, mentre Pasquale Clemente riequilibro' la propria esposizione debitoria e Gregorio De Filippis Delfico alleggeri' la pressione economica gravante sul patrimonio della famiglia della moglie.

L'accordo ridisegno' gli assetti fondiari dell'area: I Clemente consolidarono il loro predominio attorno al feudo di Castelbasso, I Mazzoni ampliarono le proprietà nel territorio di Notaresco, I De Filippis Delfico conservarono il nucleo principale del patrimonio familiare.

Al di là dell'esito giudiziario, questa controversia restituisce un'immagine efficace della società teramana della prima metà Dell'Ottocento. IL processo della terra, la disponibilità di credito e le alleanze tra famiglie rappresentavano I principali strumenti attraverso cui si costruivano ricchezza, prestigio e influenza politica.

In questo scenario, Pasquale Clemente emerge non solo come protagonista della vita economica del territorio, ma anche come esponente di quella classe dirigente liberale che avrebbe accompagnato l'Abruzzo nel lungo cammino verso il Risorgimento.

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