
di PARIDE MARIOTTI
Federico Monticelli della Valle, Camillo De Felici e Candido Vecchi alla luce di un documento notarile del 22 ottobre 1852.
Può una semplice compravendita di un cavallo raccontare una storia di fiducia, amicizia e ideali risorgimentali?
Un atto notarile rogato a Napoli il 22 ottobre 1852 sembra offrire una risposta sorprendente.
Dietro una transazione apparentemente ordinaria emerge infatti una fitta trama di relazioni personali che lega le tre figure dell'Ottocento meridionale: Federico Monticelli della Valle, marchese di Casanova, Camillo De Felici di Pianella e il patriota Candido Vecchi, protagonisti di una stagione storica segnata dalle aspirazioni liberali e dal processo di unificazione italiana.
Federico Monticelli della Valle (1828-1890) apparteneva a un'antica casata nobiliare di origine normanna. IL ramo dei Monticelli della Valle, insignito del titolo di marchesi di Casanova, aveva possedimenti e feudi tra il Napoletano, il Molise e l'Abruzzo.
Figlio di Francesco Saverio della Valle (1796-1836),patrizio napoletano, marchese di Cepagatti e Casanova, e di Anna Maria Capecelatro, Federico crebbe in un ambiente aristocratico nel quale la tradizione familiare si intrecciava con le nuove idee politiche e culturali che attraversavano l'Italia nell'Ottocento.
Tra i figli di Francesco Saverio si distinse anche Alfonso Monticelli (1830-1872),noto filantropo napoletano, Federico scelse invece la carriera militare e aderi fin da giovane agli ideali patriottici che avrebbero caratterizzato il movimento risorgimentale.
La sua vita fu profondamente segnata dai rapporti di amicizia e collaborazione instaurati con alcuni protagonisti del suo tempo. Tra questi ebbe particolare rilievo Camillo De Felici, esponente delle nobile famiglia dei marchesi De Felici di Pianella.
I possedimenti delle due famiglie confinavano e tale vicinanza territoriale favori la nascita di un rapporto fondato sulla conoscenza diretta, sulla comune appartenenza al ceto dirigente locale e su una condivisa sensibilità culturale e politica.
Una preziosa testimonianza di questo legame è costituita da un manoscritto del 22 ottobre 1852 in mio possesso.
IL documento riguarda la vendita di un cavallo di proprietà del barone Camillo De Felici a Giuseppe Vito Martinelli,appartenente a una facoltosa famiglia della borghesia mercantile e agraria, per il prezzo di 180 ducati.
L'aspetto più significativo dell'atto non risiede tuttavia nella compravendita in sé, ma nel ruolo assunto da Federico Monticelli. Egli, infatti, non interviene come semplice spettatore o testimone, bensì offre la propria garanzia personale.
Come recita la formula notarile, "obbliganza solidale di me sottoscritto è stata offerta ed accettata per maggior sicurezza del pagamento del ripetuto prezzo".
Con tale dichiarazione Federico si impegnava solidalmente a garantire il pagamento della somma dovuta all'acquirente, mettendo a disposizione il proprio nome e il proprio prestigio personale. In una società nella quale l'onore e la reputazione rappresentavano elementi fondamentali dei rapporti economici e sociali, assumere una simile obbligazione costituiva un atto di responsabilità e di fiducia reciproca.
IL documento del 1852 offre quindi una testimonianza concreta del rapporto esistente tra Federico Monticelli della Valle e Camillo De Felici: un rapporto che, pur nato nell'ambito delle relazioni tra famiglie appartenenti allo stesso ambiente sociale, appare caratterizzato da una significativa fiducia personale e destinato negli anni successivi a manifestarsi anche sul piano politico.
Parallelamente, Federico aveva già maturato un forte legame con gli ambienti patriottici del Risorgimento. Nel 1848 partecipò come vontario alla Prima guerra d'indipendenza italiana combattendo accanto a Candido Augusto Vecchi,uno dei più stretti collaboratori di Giuseppe Garibaldi.
Da quell'esperienza nacque un'amicizia destinata a consolidarsi nel tempo, accomunando i due uomini negli ideali di libertà e di rinnovamento politico.
L'intreccio dei rapporti tra Federico, Camillo e Candido appare con particolare evidenza nel 1861, durante le prime elezioni politiche del Regno d'Italia. In occasione della candidatura di Federico Monticelli della Valle alla Camera dei deputati nel collegio di Città Sant'Angelo, sia Camillo De Felici sia Candido Vecchi si impegnarono a sostegno della sua candidatura, dimostrando la continuità di un rapporto costruito negli anni attraverso la stima personale e la condivisione degli ideali risorgimentali.
L'esito elettorale non fu tuttavia favorevole a Federico:nel collegio prevalse Giuseppe Devincenzi, patriota abruzzese destinato in seguito a ricoprire importanti incarichi ministeriali nel Regno d'Italia.
La mancata elezione segnò una svolta nella vita di Federico Monticelli della Valle.
Abbandonata la prospettiva di una carriera politica lasciò la residenza familiare di via Toledo a Napoli e nel 1866 si trasferì nella proprietà di famiglia a Pallanza, sul Lago Maggiore, conosciuta come Villino di San Remigio.
Qui iniziò una nuova fase della sua esistenza e conobbe Esther Jane Browne, giovane anglo-irlandese sua vicina di casa, che sarebbe diventata sua moglie.
La vicenda di Federico Monticelli della Valle, Camillo De Felici e Candido Vecchi mostra come, nell'Ottocento, i rapporti personali potessero trasformarsi in reti di collaborazione culturale, sociale e politica.
Un atto notarile nato per garantire il pagamento di una compravendita diventa così una fonte preziosa per ricostruire una storia più ampia:quella di un'amicizia fondata sulla fiducia, sugli ideali risorgimentali e su quei legami umani che contribuirono a formare la classe dirigente dell'Italia unita.
























