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DOCUMENTI "Da Penne ad Atri, fino a Mutignano: Federico Dottorelli e l'acquisizione di Fonte Antica (1815-1816)"

di PARIDE MARIOTTI

All'inizio dell'Ottocento, Mutignano era un vivace centro rurale adagiato sulle colline che dominavano la valle del Piomba, in una posizione strategica tra l'entroterra vestino e la costa adriatica. Il territorio, caratterizzato da campi seminativi, vigneti e oliveti, viveva principalmente di agricoltura e delle attività connesse alla trasformazione dei prodotti della terra. Ai piedi dell'abitato sì apriva la valle del torrente Piomba, segnata dai suggestivi calanchi modellati nei secoli dall'azione dell'acqua e degli agenti atmosferici.

In questo contesto, i mulini ad acqua costituivano un elemento essenziale dell'economia locale. Oltre a garantire la macinazione dei cereali prodotti nelle campagne circostanti, rappresentavano una preziosa fonte di reddito per proprietari e affittuari.

Fu proprio attorno alla gestione di uno di questi opifici, il Mulino di Calunno, che ebbe origine la vicenda destinata a portare la famiglia Dottorelli nel territorio di Mutignano.

I Dottorelli, antica e prestigiosa famiglia di Penne, espressero tra la fine del Settecento e il XIX secolo figure di rilievo nei campi dell'architettura, dell'ingegneria e dell'amministrazione pubblica.

Tra queste emerge Federico Dottorelli, figlio di Domenico, considerato il principale artefice della fortuna familiare. A lui si devono importanti opere idrauliche, la realizzazione di fontane pubbliche e la progettazione della Chiesa di San Nicola, elegante esempio di architettura neoclassica che ancora oggi accoglie chi entra nel centro storico di Penne.

Le circostanze che portarono Federico Dottorelli ad acquisire una proprietà a Mutignano affondano Le loro radici in una complessa controversia economica.

IL 23 agosto 1815 venne infatti formalizzato un credito vantato da Rita De Stephanis, moglie dell'ingegnere, nei confronti di Cesare De Stephanis e del figlio Giovannangelo.

Al centro della disputa vi era il Mulino di Calunno, bene appartenente Al Comune di Atri e preso in affitto da Cesare De Stephanis insieme a Domenicantonio Leonzi e Silvestrone Di Felice, tutti residenti a Mutignano. Situato nella valle del Piomba, tra i caratteristici calanchi che ancora oggi ne definiscono il paesaggio, il mulino avrebbe dovuto garantire profitti ai tre soci. La gestione dell'attività si rilevo' però più difficile del previsto.

Il controlli contabili relativi all'anno 1814 misero infatti in luce irregolarità e divergenze nei conteggi, alimentando tensioni che sfociarono ben presto in una serie di controversie giudiziarie. Per evitare ulteriori spese e porre fine al contenzioso, il 1' agosto 1815 Giovannangelo De Stephanis e Domenicantonio Leonzi si presentarono presso l'abitazione del Regio notaio Armidoro Foglietta, a Mutignano, nel tentativo di raggiungere un accordo.

L'intesa stabiliva che Leonzi avrebbe versato a De Stephanis, entro un anno, la somma di 224 ducati. A garanzia del pagamento venne iscritta ipoteca su un fondo situato in Contrada Fonte Antica, estesa per circa cinque tomoli e comprendente vigneto, oliveto, seminativo e una masseria rurale.

Tuttavia, allo scadere del termine accordato, il debito non risultava ancora saldato. In forza dell'atto esecutivo rogato dal notaio Foglietta e della successiva istanza presentata il 26 ottobre 1816 da Federico Dottorelli, assistito dal Procuratore Paolo De Santi, il 27 novembre dello stesso anno venne avviata la procedura di pignoramento esecutivo.

L'epilogo fu inevitabile. Una volta determinato il debito residuo è calcolati gli interessi maturati, il fondo di Fonte Antica passo' nelle mani dell'ingegnere pennese.

Così, da una controversia nata attorno alla gestione del Mulino di Calunno e conclusasi nelle aule di giustizia, Federico Dottorelli e la sua famiglia entrarono in possesso di un importante bene fondiario nel territorio di Mutignano, consolidando ulteriormente il proprio patrimonio e la propria presenza nell'area.

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