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Ieri per la nostra Libertà. Oggi per la democrazia. Sempre per la Libertà, ovunque.

23 Aprile 2026

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.

Spett. le Parolmente, invio questa mia in occasione della Festa della Liberazione.
Questa riflessione nasce da una considerazione generale: ancora oggi, in occasione del 25 aprile, capita di vedere iniziative promosse da enti pubblici accompagnate da locandine in cui, accanto al logo istituzionale, compaiono simboli riconducibili ad associazioni o realtà specifiche. È una scelta comprensibile sotto il profilo storico e culturale, ma che può suscitare qualche interrogativo sul piano dell’inclusività. Proprio per questo credo sia utile proporre una riflessione più ampia.
Il 25 aprile, Festa della Liberazione, rappresenta una delle ricorrenze più significative della nostra storia nazionale. Proprio per il suo valore fondativo, è importante che le istituzioni si impegnino affinché questa giornata sia percepita sempre più come una festa realmente condivisa, capace di unire e non di dividere. Quando è un ente pubblico a promuovere le celebrazioni, dovrebbe farlo con un profilo il più possibile inclusivo e rappresentativo dell’intera comunità, evitando elementi che possano essere interpretati come espressione di una sola parte. Solo così il messaggio universale della Liberazione può arrivare a tutti con la stessa forza.
Esprimo innanzitutto apprezzamento per l’impegno nel celebrare il 25 aprile, momento fondamentale della nostra storia e dei valori di libertà e democrazia che ci uniscono. Proprio in virtù di questo significato, credo sia utile riflettere sul modo in cui questa ricorrenza viene vissuta oggi.
Il 25 aprile è la Festa della Liberazione dal nazifascismo e dovrebbe essere, prima di tutto, un momento di unità nazionale: il ricordo di quanti hanno sacrificato la propria vita per restituire all’Italia libertà e dignità. È una data che appartiene a tutti gli italiani, non a una parte politica. Chiunque creda nei valori democratici può e dovrebbe sentirsi partecipe di questa giornata, al di là delle proprie idee.
Quando una festa nazionale assume toni divisivi, si rischia però di allontanare anche chi ne condivide profondamente i valori. La Resistenza, del resto, non fu espressione di un’unica appartenenza: vi presero parte cattolici, liberali, monarchici, socialisti, comunisti e tanti cittadini comuni, uniti dal rifiuto della dittatura, delle leggi razziali, delle deportazioni e della guerra. Quei valori sono oggi alla base della nostra Costituzione e rappresentano un patrimonio comune.
È importante anche evitare semplificazioni che rischiano di deformare la realtà storica e politica. L’equazione automatica tra destra e fascismo, ad esempio, appare spesso forzata e non aiuta il dialogo. In una democrazia matura, è giusto distinguere tra il confronto politico attuale e ciò che è stato un regime dittatoriale. L’antifascismo, inteso come rifiuto di ogni forma di oppressione e negazione delle libertà, dovrebbe essere un principio condiviso e non uno strumento di contrapposizione.
Allo stesso tempo, credo che oggi, a distanza di ottant’anni, sia necessario trovare modalità nuove e più inclusive per custodire questa memoria. Più che chiedere dichiarazioni formali, forse è più utile riconoscere che i valori costituzionali – nati proprio dalla fine del fascismo – rappresentano già il fondamento comune della nostra convivenza civile. In questo senso, faccio mia anche la visione di Luciano Violante, che invitava a costruire un terreno comune di memoria e di valori, capace di unire il Paese. È un richiamo che resta ancora oggi attuale.
Anche lontano da cortei o celebrazioni ufficiali, è possibile onorare questa giornata con gesti semplici e autentici: un pensiero, un ricordo, un fiore su una lapide, una preghiera, o una riflessione che restituisca umanità alla storia.
Se ottant’anni fa l’Italia riconquistava la libertà, oggi quel valore non può essere dato per scontato. In molte parti del mondo ci sono ancora popoli privati dei diritti fondamentali. Per questo il 25 aprile non è solo memoria, ma anche un richiamo attuale: la libertà è un bene universale, che appartiene a tutti e che va difeso ovunque.
Con questo spirito, il mio vuole essere un contributo costruttivo, affinché una giornata così importante possa essere vissuta da tutta la comunità con pieno senso di appartenenza, unità e rispetto reciproco.

Un cittadino che crede nella libertà e nell’unità nazionale
Grazie per l’attenzione Riccardo Pietrolungo

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