
di PARIDE MARIOTTI
All'inizio dell'Ottocento, quando le colline del Teramano erano percorse piu dalle voci che dalle leggi l'autorità dello Stato faticava a farsi sentire nelle campagne, anche un campo di grano poteva diventare motivo di contesa feroce. A Villa Castagna (Castel Castagna), piccolo centro incastonato tra i rilievi abruzzesi, la terra demaniale non era soltanto suolo da coltivare:era sopravvivenza, identità, diritto tramandato e, talvolta, pretesto per l'uso della forza.
In quei mesi incerti, segnati dai disordini del brigantaggio e dall'eco lontana delle riforme napoleoniche, le regole mutavano più rapidamente delle consuetudini. Le antiche pratiche degli usi civici continuavano a governare la vita quotidiana, mentre nuovi principi giuridici tentavano di imporsi su un tessuto sociale refrattario al cambiamento. In questo spazio di ambiguità, tra carta e realtà, si colloca la vicenda di Paolo Campanelli , forestiero di Bisenti, che per sette ducati ottenne il diritto di coltivare un terreno del Regio Demanio di Villa Castagna.
Campanelli semino' confidando nella parola scritta e nell'autorizzazione delle autorità locali. Ma la terra, in quel tempo, parlava un linguaggio diverso.
Nel settembre del 1802 Rocco di Carlo, uomo del luogo, occupò con la forza parte del fondo. Non bastarono i divieti della Regia Corte :il grano venne seminato, poi raccolto, insieme a quello non ancora maturo di Campanelli, lasciando dietro di sé campi devastati e una semina di fave distrutta. Il raccolto, simbolo di fatica e speranza, divenne bottino.
La querela presentata nel luglio successivo aprì uno squarcio su una realtà più ampia. Certificati contraddittori, autorità locali ambigue, diritti invocati e smentiti: tutto contribuiva a rendere incerto il confine tra lecito e illecito. La difesa di Rocco di Carlo, fondata sull'esclusivita' dei diritti dei cittadini di Villa Castagna, si scontra a con la prova documentaria e con una pratica diffusa che vedeva altri forestieri coltivare pacificamente Terre analoghe.
Così dietro la disputa per un appezzamento di demanio, affiora il ritratto di un mondo rurale in trasformazione, dove la legge non aveva ancora soppiantato la consuetudine e la forza spesso precedeva il diritto.
Il caso di Villa Castagna diventa allora una storia emblematica:non solo di una terra contesa, ma di un passaggio d'epoca in cui l'antico regime cedeva lentamente il passo alla modernità, lasciando dietro di sé conflitti, ingiustizie e una fragile ricerca di ordine.

















